Andiamo al cinema: le uscite di Maggio 2012

Maggio. Concerti, feste, picnic al parco e quant’altro, tempo permettendo. Per chi volesse sfruttare la festa dei lavoratori e tutto il resto del mese per andare al cinema, ecco la nostra rubrica mensile, come al solito pregna di consigli e suggerimenti sui migliori film che usciranno al cinema. Ma vi avviso, se cercate roba come “Hunger Games” o “Man in black III”, avete decisamente sbagliato pagina.

04.05.12
LennoNYC: Documentario sul John Lennon post-Beatles, quindi sul trasferimento a New York con Yoko Ono, le battaglie e le campagne pacifiste, l’assassinio. Storia di un’icona mondiale, potrebbe essere imperdibile per i fan.

11.05.12
Dark shadows: Tim Burton e Johnny Depp in una storia di vampiri, streghe, fantasmi. Un “horror gotico” che segna il ritorno del regista ad atmosfere più consone alla sua sensibilità, dopo il flop di “Alice”. Assolutamente da vedere: bentornato a casa Tim!

Sister: Il rapporto tra fratello e sorella immerso nell’innevata ambientazione di una vallata svizzera. Film franco-svizzero di cui si dice un gran bene, potrebbe rivelarsi una bella sorpresa.

Tutti i nostri desideri: Film francese di Philippe Lioret (regista del meraviglioso “Welcome”) presentato alle Giornate degli Autori dello scorso Festival di Venezia. Una storia di magistrati, un uomo e una donna, coinvolti nel caso di una ragazza indebitata con una banca. Il nome del regista, per quanto ci riguarda, è una garanzia.

18.05.12
Il pescatore di sogni: Ewan McGregor, esperto di pesca, viene chiamato da uno sceicco per realizzare un suo immenso desiderio: portare lo sport della pesca nel mezzo del deserto. Dalla serie “come realizzare l’impossibile”, una commedia con il già citato McGregor, Emily Blunt e Kristin Scott Thomas.

Quella casa nel bosco: Per chi non ama i film troppo impegnati, ecco un horror di cui si dice un gran bene. Cinque ragazzi si prendono una pausa dalla vita e vanno a passare una vacanza in una casa tra i boschi. Ovviamente si tratterà di un weekend di paura. La trama non è originalissima, ma sembra che il film sia davvero interessante. Se vi piace il genere, è da tentare.

Another Earth: Vincitore del Sundance Film Festival 2011, serve altro? Un incidente stradale, un’astrofisica e un compositore. Un pianeta simile alla Terra visibile nel cielo. Il Sundance non ci ha mai tradito, possiamo dire senza troppa paura di sbagliare che si tratta di un filmone.

25.05.12
Killer Joe: William Friedkin, il regista de “L’esorcista” e de “Il braccio violento della legge”, torna al cinema con una storia di droga, sicari, assassini e cattive intenzioni. Presentato a Venezia lo scorso anno, si parla di un ottima pellicola.

Molto forte, incredibilmente vicino: Dal regista di “The Hours” e “The Reader”, la storia di un ragazzo in viaggio per i distretti di New York, sullo sfondo dell’11 settembre. Una storia di rapporti umani, calore, voglia di sopravvivere e soprattutto di vivere. Con Tom Hanks e Sandra Bullock.

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Capitolo 173

Dal Giappone alla Francia, da Parigi a Roma, fino ad arrivare in Russia. In questo capitolo facciamo un piccolo giro del mondo con una manciata di film, tra cinema, anteprime, proiezioni per pochi adepti e un bel Festival. Non potendo fare affidamento sulla Roma, né sulle instabili condizioni atmosferiche di questa strana primavera, mi consolo almeno con il cinema..!

Il castello nel cielo (1986): Senza Miyazaki il mondo sarebbe un posto peggiore, di questo sono certo. Un applauso alla Lucky Red che continua a proporci i capolavori del maestro giapponese, stavolta la pellicola è addirittura del 1986, la prima prodotta dal mitico Studio Ghibli, che in Italia non è mai uscita dal cinema. Inseguimenti, esplosioni, ironia e tanta tenerezza. Da vedere e rivedere.

Tous au Larzac (2011): Come ogni anno mi sono fatto un giro al Rendez-vous, il Festival del cinema francese a Roma. Quest’anno ho avuto modo soltanto di vedere questo bel documentario sul Larzac, una regione francese in cui si è sviluppato un movimento di protesta contadina durato oltre dieci anni. La causa? I militari volevano espandere il loro territorio comprando e abbattendo decine e decine di fattorie della zona, uccidendo ogni sostentamento per i suoi abitanti. Il film ripercorre attraverso interviste e immagini d’archivio (memorabili le fasi delle proteste parigine) i momenti più importanti di questa lotta contadina. Forse troppo lungo, ma molto interessante.

I 400 colpi (1959): Una libreria a San Lorenzo, nel cuore di Roma. Una proiezione per pochi intimi (nella saletta non entravano più di venti persone), il gusto e il piacere di sentirsi parte di una sorta di setta cinefila, quasi clandestina, incantata dalle scorribande del piccolo Antoine Doinel. Il primo film di Truffaut è uno dei miei film del cuore, e ogni volta che lo rivedo riaccende a me l’amore per il cinema: la scena finale mi regala sempre un brivido. Dopo la proiezione mi sono lanciato all’inseguimento di un autobus notturno, e con il mio giacchetto nero mi sentivo proprio come Antoine Doinel in fuga verso il mare…

To Rome with love (2012): Il tanto atteso film romano di Woody Allen. Avevo sentito dire cose terrificanti, “un cinepanettone per radical chic”, “Un film dei Vanzina girato da Allen” e altri complimenti di questo tipo. In realtà a me non è dispiaciuto del tutto, un paio di episodi li salvo (quello con Woody Allen ovviamente e il personaggio di Baldwyn che ricorda il Bogart di “Provaci ancora Sam”)M; la parte con Benigni è inizialmente simpatica e via via diventa ripetitiva, mentre la scena con la coppietta di Pordenone è talmente retrò da far impallidire (sì, è un omaggio a Fellini, ma bisogna pur saperlo fare). È così Roma vista da un americano? Forse sì, e non è un caso se i due episodi più riusciti riguardano americani a Roma, e non personaggi italiani. La trovata geniale però c’è anche in questo film: il novello tenore italiano che riesce a cantar bene solo sotto la doccia!

Silent souls (2011): Ai russi piace stare in silenzio, questo si è capito. Il film è un road movie molto particolare, dove due amici viaggiano attraverso regioni desertiche portando con loro il corpo della moglie di uno dei due, scomparsa da poco. Una sorta di “Weekend con il morto” immerso nei silenzi di un paesaggio quasi irreale, dove il vuoto dell’ambiente circostante si trasforma in una sorta di corrispettivo fisico e spaziale dell’animo dei due protagonisti. Uscirà in sala a fine maggio, buona fortuna.

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Recensione “Silent Souls” (“Ovsyanki”, 2011)

Un piccolo trattato di antropologia immerso nell’atmosfera algida di una Russia innevata e desertica, silenziosa e vuota. Lo stesso vuoto alberga nello spirito di due protagonisti intrappolati nel dolore di un lutto, al quale rispondono sostenendosi l’un l’altro, abbracciandone i silenzi, inseguendo una tradizione quasi sepolta ma ancora viva: quella della cultura Merja, un’antica tribù del lago Nero, i cui rituali affiorano ancora nella vita dei loro discendenti.

In seguito alla morte dell’amata moglie, Miron decide di darle l’estremo saluto seguendo la tradizione della cultura Merja. Per farlo chiede aiuto al suo vecchio amico Aist, con cui intraprende un viaggio lunghissimo attraverso una Russia irreale, sconfinata. Lungo la strada Miron ripercorre i luoghi e i ricordi condivisi con la moglie, svelando lentamente i segreti più nascosti.

La pellicola di Aleksei Fedorchenko si fa amare nei suoi grandi silenzi (la preparazione del corpo della donna e la cremazione in riva al lago sono due momenti altissimi di cinema), ma si compiace troppo di una voce fuori campo talvolta invadente, didascalica e per forza di cose non sempre necessaria. Ogni suo vuoto è però riempito dal fascino della cultura Merja e soprattutto da un’atmosfera senza tempo, una Russia glaciale che in qualche modo pare essere una sorta di corrispettivo fisico e spaziale dei due protagonisti. Più che un estremo addio il film è un’infinita dichiarazione d’amore: come recita il sottotitolo italiano, “soltanto l’amore non ha fine”.

Silent souls

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Recensione “Il castello nel cielo” (“Laputa”, 1986)

Qualche mese fa scrissi che “ogni volta che si vede un film di Miyazaki si esce dalla sala con la splendida sensazione di sentirsi delle persone migliori. Il miracolo dello Studio Ghibli si rinnova di film in film, restituendo al cinema quella funzione di macchina dei sogni che gli è stata assegnata sin dalla nascita, e che al giorno d’oggi si fa quasi fatica a ritrovare, nascosta in quel marasma di blockbuster senza anima e macchine produttive che riempiono le sale di questi anni 2000. Ma finché ci sarà un Miyazaki, esisterà il piacere di vivere un film e di emozionarsi davanti a delle immagini disegnate”. Questo film del 1986, riproposto oggi nei cinema grazie alla Lucky Red, conferma le parole espresse in precedenza. Il primo film del mirabolante Studio Ghibli, e forse l’opera più ricca di avventura di tutta la produzione di Miyazaki.

Sheeta, giovane orfana discendente di una potente famiglia, viene tenuta prigioniera su un’aeronave dal colonnello Muska, un inviato dei servizi speciali del governo. Durante il volo la nave viene attaccata da una banda di pirati, intenta ad assicurarsi il ciondolo magico della ragazza. La pietra conservata da Sheeta permette di localizzare la leggendaria isola volante di Laputa, che contiene tesori inestimabili e una fonte di potere ineguagliabile. Durante l’arrembaggio Sheeta riesce tuttavia a fuggire, finendo in un piccolo paesino di minatori dove incontra il giovane Pazu, che da quel momento si lancerà insieme a lei alla scoperta di Laputa.

Inseguimenti, esplosioni, ma anche tanta ironia e tenerezza, in pieno stile Miyazaki. Due giovani intrepidi, costantemente braccati dal cinismo del colonnello Muska e dalla colorata brigata piratesca di Dola: un racconto pieno di entusiasmo e azione, che sembra mescolare nei suoi intrecci richiami a Jonathan Swift e a Jules Verne, con atmosfere che sembrano uscite fuori dall’isola del tesoro di Stevenson. Un’altra meraviglia firmata da Miyazaki, che sembra rendere magico ed emozionante tutto ciò che tocca, dove i pirati hanno un cuore d’oro e perfino robot distruttivi sembrano godere della pace e della bellezza della natura. Senza Miyazaki il mondo sarebbe un posto peggiore.

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Cannes 2012: annunciato il programma del Festival, c’è anche Garrone

L’attesa è finita: è stato finalmente annunciato il programma ufficiale del prossimo Festival di Cannes, che quest’anno si svolgerà dal 16 al 27 maggio. Audiard, Haneke, Cronenberg, Garrone, Anderson, Salles, Kiarostami, Loach: sono soltanto alcuni dei nomi che compongono la rosa dei film in concorso, anche quest’anno ricchissima di qualità. L’Italia, oltre al Presidente di Giuria Nanni Moretti, sarà rappresentata da “Reality” di Matteo Garrone (in concorso), “Io e te” di Bernardo Bertolucci e dal “Dracula” di Dario Argento (entrambi fuori dalla competizione). C’è grande attesa per “Amour” di Michael Haneke (che già aveva vinto la Palma d’Oro nel 2009 con “Il nastro bianco”) e tanta curiosità per “Beyond the hills” di Cristian Mungiu (vincitore nel 2007 con “4 mesi 3settimane e 2 giorni”). E poi Vinterberg, Resnais, Miike… Ecco qui di seguito tutto il programma di Cannes 2012.

Concorso
Moonrise Kingdom, di Wes Anderson
De Rouille et d’os, di Jacques Audiard
Holy Motors, di Leos Carax
Cosmopolis, di David Cronenberg
The Paperboy, di Lee Daniels
Killing Them Softly, di Andrew Dominik
Reality, di Matteo Garrone
Amour, di Michael Haneke
Lawless, di John Hillcoat
In Another Country, di Sangsoo Hong
Taste of Money, di Sangsoo Im
Like Someone In Love, di Abbas Kiarostami
The Angels’ Share, di Ken Loach
Beyond the Hills, di Cristian Mungiu
Baad El Mawkeaa, di Yousry Nasrallah
Mud, di Jeff Nichols
Vous n’avez encore rien vu, di Alain Resnais
Post Tenebras Lux, di Carlos Reygadas
On the Road, di Walter Salles
Paradies: Liebe, di Ulrich Seidl
Jagten, di Thomas Vinterberg

Fuori concorso
Io e te, di Bernardo Bertolucci
Une Journee particuliere, di Gilles Jacob e Samuel Faure
Therese Desqueiroux, di Claude Miller
Dario Argento’s Dracula, di Dario Argento
Ai To Makoto, di Takashi Miike
Madagascar 3 – Europe’s Most Wanted, di Eric Darnell e Tom Mcgrath
Hemingway & Gellhorn, di Philip Kaufman

Special Screenings
Der Müll Im Garten Eden, di Faith Akin
Roman Polanski: A Film Memoir, di Laurent Bouzereau
The Central Park Five, di Ken Burns, Sarah Burns e David Mcmahon
Les Invisibles, di Sébastien Lifshitz
Journal De France, di Claudine Nougaret e Raymond Depardon
A musica segundo Tom Jobim, di Nelson Pereira Dos Santos
Villegas, di Gonzalo Tobal
Mekong Hotel, di Apichatpong Weerasethakul

Un Certain Regard
Miss Lovely, di Ashim Ahluwalia
La Playa, di Juan Andrés Arango
Les Chevaux de Dieu, di Nabil Ayouch
Trois Mondes, di Catherine Corsini
Antiviral, di Brandon Cronenberg
7 Dias en La Habana, di B. Del Toro, P. Trapero, J. Medem, E. Suleiman, J. C. Tabio, G. Noe e L. Cantet
Le Grand soir, di Benoit Delepine e Gustave Kervern
Laurence Anyways, di Xavier Dolan
Despues De Lucia, di Michel Franco
Aimer à perdre la raison, di Joachim Lafosse
Mystery, di Lou Ye
Student, di Darezhan Omirbayev
La Pirogue, di Moussa Toure
Elefante Blanco, di Pablo Trapero
Confession of a Child of the Century, di Sylvie Verheyde
11.25 The Day He Chose His Own Fate , di Koji Wakamatsu
Beasts of the Southern Wild, di Benh Zeitlin

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Capitolo 172

Superate le vacanze pasquali e tornati alla (quasi) normalità, un’anomala settimana di pioggia ha portato altri quattro film nella vita del vostro cinefilo di fiducia. Un bel dvd, che ogni tanto è sempre bene ripescare e rispolverare, due grandi film sul digitale terrestre e un ritorno in sala, nonostante i prezzi, nonostante la pioggia, nonostante tutto.

In Bruges (2008): Domenica di Pasqua, domenica di noia. Come combattere la noia di un giorno di festa senza sole e senza calcio? Con una splendida commedia in dvd, un piccolo viaggio in una delle città più belle di tutta Europa (la Bruges del titolo, che vi consiglio caldamente di visitare), un noir da ridere che non stanca mai di farsi apprezzare. Colin Farrell ha cominciato ad essermi simpatico dopo questo film, e Ralph Fiennes è meravigliosamente cattivo. Battute come “Scusami, non volevo chiamarti “oggetto inanimato del cazzo””, o il paragone tra il Tottenham e il Purgatorio sono indimenticabili, e il film è talmente piacevole che si lascerebbe vedere per ore.

Revanche (2008): Un film stupendo. Viene dall’Austria, Paese non proprio noto per la sua cinematografia, ma questo film è un gioiello. Ero riuscito a vederlo al cinema un paio d’anni fa, ed ora che l’ho ritrovato in televisione ho pensato fosse un’ottima occasione per rivederlo: un poliziotto uccide per sbaglio la donna di un rapinatore, durante un colpo non riuscito. Il rapinatore non si darà pace finché non ucciderà il poliziotto, ma non tutto è sempre bianco o nero. Bellissimo, con due grandi personaggi, due facce della stessa medaglia. Da recuperare.

Febbre a 90 (1997): Uno dei miei film del cuore. Ho passato l’adolescenza a vedere e rivedere la videocassetta di questo film, imparandolo praticamente a memoria. Era appena cominciato alle 3 di notte sul digitale terrestre, e ho dovuto rivederlo. Volevo vedere solo una decina di minuti, e alla fine l’ho rivisto tutto. La mirabolante storia d’amore tra un professore di letteratura super tifoso dell’Arsenal (Colin Firth, quando era davvero un mito), e una professoressa di storia decisamente più razionale e matura. “Non penso che lo stato di salute dell’Arsenal sia una base per mettere su famiglia, non credi anche tu?” “No, non questa stagione”. La più bella risposta di sempre. Per chi è tifoso è una bibbia, per le ragazze che non lo sono, un buon modo per capire la nostra disgrazia. “Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé”. Tratto dal capolavoro omonimo di Nick Hornby.

Pollo alle prugne (2011): Finalmente un po’ di cinema in sala. Un autobus, una camminata sotto la pioggia, 8 euro di biglietto (a saperlo prima…) e un film perlopiù noioso, almeno per un’oretta. Si salva decisamente nel finale, dove viene rivelato il segreto del violino del protagonista, giustificando tutto ciò che era stato visto in precedenza. Non basta a renderlo un film imperdibile, ma perlomeno carino. Bellissima la trovata dell’angelo della morte, il personaggio più azzeccato dell’intera pellicola.

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Capitolo 171

Aprile. Mettete da parte la Pasqua, le uova, la cioccolata: c’è tanta bella roba da vedere al cinema, o in televisione, o in dvd. Fate voi, ma oltre a godervi lo splendore di questa primavera, tenetevi sempre un paio di ore buone per un bel film, ne vale sempre la pena. In questo capitolo tanta carne al fuoco, tanto ottimo cinema italiano (che gioia), tanto cinema insomma, che bene o male non ci facciamo mai mancare.

A simple life (2011): L’attrice ha vinto la coppa Volpi a Venezia, e i commenti a proposito del film parlano di un gioiello imperdibile. È un film molto bello, senza dubbio, ma ad un certo punto non vedevo l’ora che finisse. Molto tenero, molto semplice (come da titolo), però manca una vera e propria evoluzione, e soprattutto manca un personaggio negativo. Bello, e attori meravigliosi, ma ora come ora una vecchia signora asiatica in un centro per anziani non mi emoziona più di tanto.

Il treno per il Darjeeling (2007): Ritrovato in tv nonostante lo avessi in dvd, uno di quei film che non ci si stanca mai di vedere. Divertente, pazzo, malinconico, amabile: semplicemente Wes Anderson. Viaggio in India per tre fratelli assurdi, con i quali viaggiamo tra i serpenti e le divinità indiane, con Natalie Portman che ci aspetta in un hotel a Parigi. In più, tanta bella musica. Meraviglioso.

Young adult (2011): Il tipico film americano che detesto. Si salva il finale, ma per il resto l’ho detestato per tutto il tempo, e dopo il bellissimo “Juno” si tratta un passo indietro totale per Reitman e Diablo Cody. In questo film c’è tutto ciò che non mi piace degli Stati Uniti, e neanche Charlize Theron è riuscita a smuovermi dalla mia assoluta indifferenza.

Diaz (2012): Il film dell’anno, per il momento. Il film europeo più bello e necessario degli ultimi 5-10 anni, a mio modesto parere. Forse ho dei problemi di memoria, ma non ricordo un film tanto forte, tanto bello, tanto vero, che mi abbia fatto uscire dal cinema con così tanta indignazione, e così tanta voglia di abbracciare il regista. Uscirà in sala il prossimo venerdì, e io spero sinceramente che lo andiate a vedere tutti, vi farà male, vi colpirà come una manganellata, ma è necessario. Che altro devo aggiungere?

Romanzo di una strage (2012): Altro film che mi è piaciuto molto, a riprova che il cinema italiano può ancora regalarci tante belle soddisfazioni. Interpretazione meravigliosa di Mastandrea e Favino, ma soprattutto molto interessante l’idea di raccontare Piazza Fontana attraverso la lealtà e i punti di vista di questi due “rivali”. Un po’ come Pacino e De Niro in “Heat”, il commissario e l’anarchico si incontrano, si parlano, si rispettano, mentre intorno a loro c’è uno Stato che è pronto a schiacciarli, troppo leali per un Paese pieno di sotterfugi. Molto bello.

Sciarada (1963): Perla del digitale terrestre. Un bellissimo thriller con Cary Grant e Audrey Hepburn: c’è Parigi, c’è di mezzo la CIA, ci sono tre cattivi ma non troppo, c’è tanta ironia e leggerezza, nonostante morti e intrighi. Uno di quei film di una volta, con attori meravigliosi e sceneggiature brillanti. E quei colori poi, non ne fanno più.

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