Recensione “L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza” (2006)

Il 1970 per il Brasile è stato un anno particolare: mentre la nazionale di calcio conquistava in Messico la sua terza coppa del mondo, guidata da Pelè, in patria la dittatura entrava di prepotenza tra le strade cittadine, costringendo migliaia di militanti di sinistra ad un esilio forzato. Proprio a causa di tale esilio i genitori del giovane Mauro sono costretti a raccontare al figlio che stanno andando “in vacanza”, e che lo lasceranno a San Paolo, nella casa del nonno. Mauro viene lasciato in fretta e furia davanti al portone, la macchina dei suoi genitori sfreccia via spinta dalla dittatura, e il ragazzo scopre immediatamente che suo nonno è appena morto. Si ritrova così a dover crescere nelle case dei vicini, dove grazie al calcio e alla passione per il Brasile di Pelè, partita dopo partita si scoprirà essere uomo, nell’attesa del ritorno dei genitori.

Un film di formazione girato con una sensibilità particolare, diversa dall’usuale, dovuta in primis all’originale ambientazione degli “Anni di Piombo” brasiliani, nella caratteristica cornice del quartiere Bom Retiro di San Paolo, un crocevia di culture ed etnie diverse, altro tema importante della pellicola. La sensibilità è quella del regista brasiliano Cao Hamburger, al suo secondo lungometraggio, nel quale riesce a mescolare con sapienza toni da commedia a toni drammatici, ad alternare la lotta politica alla passione irrefrenabile per il calcio, che pur non essendo il tema più importante del film si ritrova inevitabilmente in quasi ogni sequenza: che si tratti di un album di figurine, di un pallone, di un gioco da tavola, di una partita locale o della coppa del mondo, il film mostra il calcio come elemento di unione di un popolo messo duramente faccia a faccia con il periodo più difficile della sua storia. Un film sentito, a tratti autobiografico, visto che il regista da giovane ha visto arrestare i suoi genitori durante la dittatura militare.

Un film sul passaggio dall’infanzia all’adolescenza di un ragazzo costretto suo malgrado a dover crescere in fretta, in una città che non conosce, tra le difficoltà generazionali e i problemi del Paese. In perenne attesa di una telefonata dei suoi genitori, che forse non arriverà più. Un interessantissimo affresco fatto di pallone e di paura, in una San Paolo mai così bella dal punto di vista cinematografico.

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Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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2 risposte a Recensione “L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza” (2006)

  1. qss ha detto:

    ciao lè
    non conoscevo questo film, mi ricorda un film di … qualche anno fa, ambientato in jugoslavia, prima che implodesse nella guerra civile.
    il film si chiama: papà è in viaggio d’affari

    cazzo, ho controllato ora su google, è un film del 1985, di kusturica tra l’altro… madò me sto a fa vecchio
    vabbè
    ciao

  2. cinemaleo ha detto:

    Un lavoro che emoziona, pur sotto l’apparente veste di commedia ironica e divertente.
    Sceneggiatura, fotografia, colonna sonora, ritmo, riprese… tutto concorre a fare di quest’opera un prodotto intelligente ed armonico, piacevole e coinvolgente.
    Ottimo l’intero cast, veramente eccezionale l’interpretazione del piccolo Michel Joelsas (dolce tenera ed equilibrata al massimo).

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