Capitolo 46

GIUGNO 2008: dal 26 maggio al 1 giugno.

Film visti per la prima volta: Alla scoperta di Charlie, Il divo, L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

Film rivisti: Nessuno

Ultima settimana di maggio. Il sole fa capolino di prepotenza nella primavera romana, ma si lascia nascondere ancora troppo facilmente da sporadici nuvoloni che non sembrano avere alcuna voglia di allontanarsi da qui. Questa introduzione meteorologica serve soltanto ad allungare il brodo di questa settimana cinematograficamente un po’ povera: tre soli film, tutti e tre visti al cinema, due dei quali in anteprima (il vantaggio di scrivere per una testata sta anche nella appetitosa possibilità di guardarsi film gratis al cinema e soprattutto prima dei comuni mortali!). Tre film tanto diversi l’uno dall’altro, ma ognuno significativo a suo modo.

Alla scoperta di Charlie (2008) di Mike Cahill è una bella commedia dal sapore molto indipendente, di quelle che si fanno amare per la loro semplicità e la loro tenera leggerezza: Michael Douglas esce da una clinica, è un po’ svitato e si ritrova sul groppone della figlia minorenne, che vive da sola dopo la morte della madre. Lei è cresciuta in fretta, è una vera adulta, lui prende tutto alla leggera, e ne combina di tutti i colori. Il buon Douglas, ben diverso dai tempi di Gordon Gekko, si mette in testa che c’è un tesoro sepolto lì in California; la figlia gli vuole troppo bene per non dargli retta, e in breve i due si mettono sulle tracce di questo fantomatico tesoro. Sembra una storia sciocca, ma c’è davvero tanto di più dietro la sua facciata divertente e leggera: un bel ritratto di un rapporto tra padre e figlia alla rovescia, dove è la ragazza a doversi prendere cura del papà, dalla sanità mentale discutibile. Vorrei parlarvi del finale, che mi è piaciuto davvero moltissimo, ma smettereste di leggermi, e siccome già siete pochi (ma questo sappiamo che non è vero… eh eh) non vorrei ritrovarmi senza lettori: dunque, niente finale, farete prima a guardarvelo. Un film molto carino, ad ogni modo.

Il divo (2008) di Paolo Sorrentino è il film della settimana: il regista insieme a Toni Servillo regala sempre film stupendi, e anche stavolta i due non sono da meno. Il miglior attore italiano del momento è Giulio Andreotti, nel periodo del suo settimo governo: un uomo freddo, cinico, dalla battuta sempre pronta ma insensibile a tutto. Ogni cosa gli scivola addosso, ma è costretto a tirare fuori le unghie nel momento in cui i pentiti di Cosa Nostra gli dichiarano guerra, denunciando il Senatore secondo loro coinvolto in tutti gli omicidi politici da Moro in poi. Si tratta di un film girato in modo eccellente (premio della giuria a Cannes, non è poco), interpretato in modo meraviglioso (Toni Servillo riesce ad essere espressivo senza muovere neanche una parte del viso, non so come faccia), che fa molto pensare in che razza di paese ci troviamo a vivere. Sta avendo un successo enorme e se lo merita tutto. Questo film e Gomorra sono la dimostrazione che il cinema italiano c’è, eccome se c’è, ed è anche abbastanza arrabbiato con il suo Paese, giustamente. Questi sono i film che abbiamo bisogno di vedere, questi sono i film che vanno girati: coraggio, avanti così.

Ultimo film di questa settimana povera di visioni (causa esame universitario in vista e altri motivi vari ed eventuali) è stata l’anteprima di L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza (2006) di Cao Hamburger, un film brasiliano molto interessante, dall’ambientanzione originale e affascinante; una storia di formazione molto particolare, che gira intorno all’anno 1970, un anno ricco di eventi per il Brasile: la nazionale guidata da Pelè si apprestava a diventare per la terza volta campione del mondo e la dittatura militare prendeva piede in Paese. Per questo motivo i genitori del giovane Mauro, entrambi militanti di sinistra, sono costretti ad esiliare raccontando al figlio di dover andare in vacanza, e lasciandolo in tutta fretta sotto la casa del nonno, a San Paolo. Il problema è che il nonno è appena morto, e il bambino si ritrova a farsi accogliere dal vicinato come un piccolo Mosè, e soprattutto imparerà a crescere in fretta tra le vie di un luogo sconosciuto, tra un gol di Pelè e un allungo di Rivelino. Bel film, girato bene e dalla cornice molto suggestiva; inoltre adoro le scene in cui ci sono le partite di calcio in tv e tutti sono riuniti a guardarle, e quando c’è un gol non c’è nient’altro per la testa, nonostante la dittatura. Il calcio fa anche questi miracoli, e il film rende benissimo giustizia alla magia di questo sport.

Ed eccoci qua, pronti per un giugno che per le solite note cause non sarà ricchissimo di vita cinofila, ma che non mancherà di appassionarmi/ci con le sue storie di celluloide. Non sarà di certo un europeo di calcio a distrarmi dal cinema, o no?

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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