Recensione “Noi due sconosciuti” (“Things we lost in fire”, 2007)

La regista danese Susanne Bier, forte dell’esperienza acquisita in patria e in Europa grazie ai successi di “Non desiderare la donna d’altri” (2004) e soprattutto “Dopo il matrimonio” (2006), fa il suo esordio negli Stati Uniti sotto l’occhio vigile del regista premio Oscar Sam Mendes, qui nelle vesti di produttore. Tradurre in immagini una storia così forte e drammatica senza cadere nel “già visto” era una sfida non proprio semplice, ma la regista, di scuola Von Trier, interpreta il copione con la chiave giusta, permettendo alla pellicola di insinuarsi tra i sedili del cinema fino a colpire lo spettatore allo stomaco.

Audrey, interpretata da Halle Berry, splendida donna e magnifica attrice, ha un perfetto rapporto coniugale con il brillante Brian, un David Duchovny finalmente solare dopo i trascorsi in X-Files. I due hanno due bambini e una bella casa. Per Audrey l’unico problema sembra essere Jerry, il migliore amico di suo marito, un avvocato tossicodipendente ormai abbandonato da tutti tranne da Brian, che stravede per lui. L’incontro con il destino è dietro l’angolo: una sera Brian viene ucciso, e il mondo che girava intorno a lui crolla. Audrey, sconvolta, decide di invitare Jerry al funerale, scoprendo che l’amico di suo marito è forse la persona che lo conosceva meglio. Il loro incontro è fatale, Audrey spera di realizzare l’intento di Brian aiutando Jerry a disintossicarsi, per questo lo invita a trasferirsi nella stanza improvvisata nel garage, in una casa dove ognuno a suo modo dovrà affrontare i rispettivi demoni, che si tratti della dipendenza dall’eroina, di un amico scomparso, di un marito perso.

Il titolo originale, “Thing we lost in fire”, che sottolinea un altro aspetto del film rispetto al titolo italiano, richiama una sequenza in cui Audrey ricorda l’episodio dell’incendio nel loro garage: il fuoco si mangiò documenti, album di foto e molto altro, ma la cosa non toccò Brian, per cui l’importante era che loro fossero ancora lì, sani e salvi. Susanne Bier è brava ad indugiare in piani strettissimi, fino a cogliere i dettagli di occhi svuotati dalla perdita, gli attori da parte loro sanno mantenere alta l’intensità di ogni loro sguardo, riempiendo ulteriormente il film di pathos e sensazioni forti. Una pellicola mai banale, che affronta in modo sincero e credibile temi scomodi da raccontare come la perdita e la tossicodipendenza, splendidamente espletati attraverso le interpretazioni belle e maledette di Halle Berry e Benicio Del Toro.

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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