CAPITOLO 52 – UNA VITA DA CINEFILO

LUGLIO 2008: dal 7 al 13 luglio.

Film visti per la prima volta: Ken il guerriero, Il mistero del falco

Film rivisti: Alta fedeltà

Eccoci al Capitolo 52, 52 come le settimane che formano un anno: il 9 luglio di un anno fa cominciavo questa rubrica senza sapere fino a quando sarebbe durata, e trovarmi qui, dopo cinquantadue settimane, a parlarvi ancora dei film che vedo durante la settimana è davvero qualcosa di significativo. Un anno fa vi parlavo di otto film visti, ma a quei tempi avevo già finito la mia sessione d’esami, dunque per stavolta vi dovrete accontentare soltanto di tre pellicole, di cui una sola vista al cinema.

Alta Fedeltà (2000) di Stephen Frears è una deliziosa commedia e oltre a questo è uno dei film ai quali sono più affezionato in assoluto (la mia adolescenza è passata attraverso visioni su visioni di questo film). Ho deciso di rivederlo perché avevo da poco finito di leggere per la terza volta il meraviglioso romanzo di Nick Hornby, dal quale è tratto il film, e per motivi abbastanza comprensibili mi è venuto il desiderio di dare un’altra occhiata al film. Non fa una piega direi. John Cusack è il gestore di un negozio di dischi, che passa il tempo a stilare top5 su qualunque argomento insieme ai suoi commessi Jack Black e Todd Louiso. La sua vita privata però è incasinatissima, la sua ragazza l’ha mollato e John è entrato in confusione totale: decide così di riavvolgere e ricordare tutte le sue esperienze fallimentari, e allo stesso tempo provando a riconquistare la sua bella. Tutto ciò è immerso in una colonna sonora bellissima e in una squisita serie di citazioni musicali, che permettono al film di scivolare piacevole e leggero come un bel disco (non che tutti i bei dischi siano leggeri, ma penso abbiate capito cosa intendessi). Adoro questo film, ti fa stare bene, dietro la sua patina di immaturità nasconde un forte senso di responsabilità, e questo si avverte in molti momenti. Questo è un film che andrebbe visto da tutti, per questi motivi e per molti altri. Il libro poi, che ve lo dico a fare, è da leggere e rileggere.

Temevo seriamente che la settimana sarebbe passata con un solo film visto, mentre invece il weekend si è rivelato più prolifico di quanto potessi immaginare. Dopo tante serate passate tra vino, Circo Massimo e San Lorenzo, è stato buono e giusto riposarsi il sabato sera al cinema (non mi capita quasi mai di andare al cinema di sabato notte, rigorosamente agli spettacoli di mezzanotte e mezza, ma devo dire che ha il suo perché). Un film che avevamo voglia di vedere era Ken il guerriero (2006) di Takahiro Imamura, non perché sia chissà quale fan sfegatato della serie animata che spopolava in Italia negli anni 80 e 90, ma semplicemente per curiosità. Da bambino preferivo di gran lunga passare i pomeriggi con latte e Nesquik, Holly e Benji e i Cavalieri dello Zodiaco; di Ken ricordo solo di aver visto qualche puntata qua e là, ma immaginavo che il film d’animazione sarebbe stato una bella ora e mezza di violenza animata, sbruffonaggini e cose del genere che mi divertono tanto: così è stata. L’ambientazione è sempre affascinante e desolata, Ken è il tipo con il quale non vorrei mai litigare (non sarebbe carino farmi esplodere la testa in pochi secondi) e tutto ciò è perfetto per una serena serata cinematografica (perfezione resa anche dal fatto di aver incontrato – in modo del tutto inaspettato – un conoscente dietro la cassa del cinema, il quale mi ha gentilmente elargito un biglietto omaggio, risparmiandomi di tirare fuori 4 euro e 90). I fan della serie troveranno soddisfazione in questo film, ma anche i profani non avranno assolutamente di che lamentarsi.

Ultimo film di questa settimana è stato un vecchio classico noir, opera prima di John Huston del 1941: Il mistero del falco. Il film racchiude tutto il fascino di questo genere cinematografico: bella fotografia in bianco e nero, donne fatali, dialoghi sferzanti e inoltre la freddezza di quell’incredibile personaggio che era Humphrey Bogart. Il nostro è un detective privato, il suo socio viene ucciso in circostanze poco chiare, e le indagini di Bogart coinvolgeranno il detective nel mistero del titolo (riferito ad una statuetta preziosissima raffigurante un falcone). Questi film in stile il Grande sonno sono bellissimi, i personaggi sono raccontati impeccabilmente, i “cattivi” sono sempre così umani e i dialoghi sono fulminanti, si incastrano perfettamente nei tempi del film. Non riesco a spiegarmi perché questi film così particolari negli anni 40 ne uscissero uno dopo l’altro mentre al giorno d’oggi non si riesce più a farne. Non così, almeno.

Luglio, si sa, cinematograficamente è un mese moscio, l’unica possibilità di salvarsi è rappresentata da vecchi film da vedere e rivedere, da classici da recuperare e cose di questo genere. Vedremo cosa ci porteranno le prossime settimane estive: qualcosa di buono, di certo, uscirà fuori.

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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2 risposte a CAPITOLO 52 – UNA VITA DA CINEFILO

  1. mizza ha detto:

    Alta Fedeltà è stupendo, ottimi gli attori, specialmente Cusack; e il libro è ancora più bello, incredibile 🙂

  2. Lessio ha detto:

    il libro è uno spettacolo indescrivibile e il film è all’altezza

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