Capitolo 56

AGOSTO 2008: dal 4 al 24 agosto.

Film visti per la prima volta: Top gun, Fargo, Denti, M.A.S.H.

Film rivisti: Lo squalo, Sabrina, La famiglia Addams 2, Funeral Party

Cari affezionatissimi, eccoci di nuovo qui dopo le tanto temute vacanze estive, tomba filmica per ogni cinefilo che si rispetti. Già vi vedo tutti costretti a prendere il sole, a stare al mare con gli amici, a passare le serate sul lungomare di turno in dolce compagnia e cose di questo genere invece di vedervi film. So che è stata dura, ma finalmente l’estate con tutte le sue fatiche sta per finire, e la vita da cinefilo sta per ricominciare. È un piacere trovarmi ancora qui con voi per inaugurare la seconda annata di questa rubrica, giunta come vedete al capitolo 56: quest’anno ci aspetta tanto da fare, quindi bando ai convenevoli e diamoci dentro.
In questo capitolo estivo riassumerò ben tre settimane, tanto per recuperare il tempo perduto: dopo la bella parentesi di Barcellona, dove in ostello ho avuto modo di vedere una decina di minuti di The Snatch in lingua originale, sono andato come ogni anno in Puglia a chiudere la stagione. Non sembrava potessi avere tempo per vedere film, ma un piccolo imprevisto segnato da 11 punti di sutura al piede mi ha dato modo di passare un paio di serate a sfruttare la programmazione televisiva, motivo per cui mi sono rivisto uno dopo l’altro tre film che non vedevo da parecchio tempo.

Lo squalo (1975) di Steven Spielberg non ha bisogno di presentazioni. Su un isolotto degli Stati Uniti arriva la minaccia di uno squalo: il capo della polizia Roy Scheider, l’esperto marino Richard Dreyfuss e il cacciatore di squali Robert Shaw formano una squadra per abbattere l’animale che sta terrorizzando la costa. Il bello di questo film è che uno squalo è il pretesto per creare una storia veramente senza pause, una avventura in cui facciamo il tifo per questi tre uomini contro un animale che sembra un demone. Trovo indimenticabile in particolare una battuta di Roy Scheider: quando sta uscendo di casa per salire sulla barca che lo porterà faccia a faccia con il “nemico”, la moglie gli domanda cosa avrebbe dovuto raccontare ai figli, ignari della missione pericolosa del padre. La risposta del protagonista è secca, epica, semplicemente sublime: “Digli che sono andato a pesca”. Un film veramente storico.

Un altro grande classico proposto dal palinsesto ferragostiano è l’indimenticabile Sabrina (1954) di Billy Wilder, in cui Audrey Hepburn è la ragazza del titolo, figlia dell’autista dei rampolli di una ricca famiglia di imprenditori. Audrey, innamorata senza speranza di William Holden, va a Parigi per dimenticarlo e imparare a stare al mondo. Torna a casa splendida come non mai, fa perdere la testa a William Holden e mette in pericolo il futuro matrimonio di lui, che porterebbe un sacco di soldi in famiglia: preoccupato, l’altro fratello, cioè Humphrey Bogart, si impegna per far innamorare Sabrina di lui, dando così il via ad una serie di eventi imprevisti. Un grande film, simpatico, ironico, diverte e non annoia mai, ha un cast di primo livello e poi c’è Audrey Hepburn che probabilmente è la donna più bella della storia del genere femminile, sentirla cantare La Vie en Rose è meraviglioso. Un film del genere meriterebbe qualche riga di approfondimento, ma che dire di più: è uno di quei film del passato che regalano sempre qualcosa di bello in chi li vede.

La famiglia Addams 2 (1993) di Barry Sonnenfeld è un sequel abbastanza dignitoso. Devo ammettere che l’ho rivisto per puro caso, girando i canali alla fine ho deciso di soffermarmi su questa pellicola, che avevo visto al cinema una quindicina di anni fa. Manca qualcosa rispetto al primo episodio, ma i tanti equivoci dovuti alle macabre e divertenti abitudini della famiglia sono davvero spassosi. Stavolta Fester viene conquistato da Joan Cusack, la nuova tata di famiglia che in realtà è la vedova nera, un’assassina che sposa ricchi facoltosi per poi ucciderli e prendere i loro soldi. Dopo il matrimonio, tutta la famiglia si impegnerà per far tornare Christopher Lloyd/Fester a casa, mentre intanto in un campo estivo la piccola Christina Ricci è costretta a subire dosi massicce di buonismo (ma si vendicherà con la splendida interpretazione di Pocahontas in un musical del campo stesso). La famiglia ha decisamente il suo perché, il film non è niente di eccezionale ma comunque è carino, e questo in un tardo pomeriggio di agosto può anche essere sufficiente.

Durante il viaggio in treno verso Roma ho bissato l’esperienza fatta l’estate passata, ovvero di guardare film per ingannare il tempo durante il viaggio. Dopo i due film dello scorso anno, questa occasione mi ha permesso di scoprire due film che andavano recuperati assolutamente. Top Gun (1987) di Tony Scott è un cult che tutti, tranne me, avranno già visto in occasioni più “stabili” rispetto a un Eurostar per Roma, ma ora che l’ho guardato ho capito il fascino che questo film ha sempre avuto, lanciando Tom Cruise sui diari delle ragazzine e nella Hollywood che conta. Tom è un pilota di caccia spericolato e imprevedibile, ma straordinario; viene mandato alla scuola speciale Top Gun dove rivaleggia con Val Kilmer e si innamora di Kelly McGillis, in tutto ciò si prepara per quando andrà in guerra, ma non tutto procede bene. Il film è gasato, americanissimo, ma è forte e molto divertente. Aveva le carte in regola per diventare un cult di successo, e così è stato.

Secondo film visto in viaggio per Roma è stato il bellissimo Fargo (1996) dei fratelli Coen (ma girato dal solo Joel), un noir imprevedibile e scorrettissimo, con personaggi caratterizzati splendidamente, come in ogni film dei due fratelli. William H. Macy ha bisogno di soldi e ingaggia due malviventi per rapire la moglie e chiedere così il riscatto al ricchissimo e cinico suocero: i due però, ovvero Steve Buscemi e Peter Stormare, incasinano tutto quanto uccidendo un poliziotto e altre due persone, il tutto peggiora minuto dopo minuto e succede di tutto. Fa ridere, è violento, è geniale: c’è il timbro dei Coen su ogni singolo dettaglio. Un grande film.

Non si può dire lo stesso di Denti (2007) di Mitchell Lichtenstein, unico film visto in sala in queste ultime tre settimane. Non è un bel modo per ricominciare la stagione cinematografica: in seguito ad una mutazione una ragazza della provincia americana nasce con una terribile dentatura sulla vagina, che utilizzerà per punire il genere maschile, tagliando via i vari “gioielli di famiglia”. Il film è una porcata, scatena ilarità e ha una regia bruttissima, per non parlare dei dialoghi. Vi cito una sequenza, tanto per rendere l’idea: la ragazza va dal ginecologo perché sente di avere qualcosa di strano laggiù; il dottore fa il piacione, le infila la mano dentro e le sue dita vengono tranciate dai denti. La reazione dell’uomo, con le dita tranciate, è la seguente: “Non è un incubo, la vagina dentata esiste!”. Chi ha scritto i dialoghi dovrebbe vergognarsi per aver rubato lo stipendio. Non si salva nessuno, neanche gli attori (penosi, se mi concedete il doppiosenso).

M.A.S.H. (1970) di Robert Altman è un altro film che avrei dovuto vedere molto prima: è divertente, è grottesco, è goliardico, ha grandi attori e situazioni spassose. Durante la guerra in Corea tre chirurghi vengono mandati in un ospedale mobile da campo, il problema è che questi tre dottori sono Donald Sutherland, Elliott Gould e Tom Skerritt e sono tre pazzi scatenati. Fanno il loro dovere con precisione e bravura, ma appena fuori dalla sala operatoria non rispettano niente e nessuno, pensano solo a divertirsi con le infermiere e a prendere in giro chiunque, scatenando problemi su problemi. La guerra c’è ma non si vede, il film è tutto nella goliardia del trio, che non concede nulla agli altri (mettendo in ombra addirittura Robert Duvall). Un film geniale e senza freni, un altro film importante che ho messo nel bagaglio, e che sarebbe un peccato non vedere.

Dulcis in fundo, per chiudere il capitolo estivo, il grande Funeral Party (2007) di Frank Oz. Dopo una partita di Supercoppa persa malamente ai rigori, dopo esser stati ad un passo dal successo, negato da una maledetta traversa, c’era bisogno di tirarsi un po’ su il morale in compagnia con gli amici. Dopo aver intravisto La casa 2 in sottofondo alle nostre chiacchiere era ora di vedere una bella commedia che avevamo già visto solo in pochi. Si tratta di un film troppo divertente, ricordo lo scorso anno al cinema, in alcune sequenze stavo ridendo con le lacrime agli occhi, e questo non mi capita spessissimo. Una commemorazione funebre si trasforma in un delirio: personaggi di ogni tipo, ognuno con una verve comica spaventosa, legati in modo strepitoso tra di loro. Esilarante fino alle lacrime, fa ridere di pancia ogni volta che qualcuno apre bocca: il vecchio zio sboccato, l’uomo involontariamente strafatto, il nano ricattatore e tanti altri. Una commedia strepitosa, tra le migliori degli ultimi anni. Il film giusto al momento giusto.

Ora sono a Roma, la stagione cinematografica (e non solo) sta per ricominciare e le batterie sono cariche a sufficienza. Il secondo anno di una vita da cinefilo è cominciato, la scorsa annata è stata particolarmente prolifica e si sa, il difficile, ma anche il bello, è essere in grado di confermarsi. Staremo a vedere.

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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