Recensione “Giù al nord” (2007)

L’ultimo caso cinematografico arriva dal nord della Francia, ad opera di uno dei comici transalpini più apprezzati del momento: Dany Boon, amatissimo in patria, praticamente sconosciuto dalle nostre parti (visto soltanto al fianco di Daniel Auteuil ne “Il Mio Migliore Amico”, del 2006). Questo piccolo gioiello è entrato di diritto nella storia del cinema d’oltralpe, essendo il film francese più visto di sempre (polverizzato il precedente record locale, appartenente a “Tre Uomini In Fuga”, del 1966), con oltre 21 milioni di spettatori, e vicinissimo al record detenuto in Francia dall’imponente “Titanic” di Cameron.

Un funzionario delle poste, Philippe Abrams, per ottenere l’ambito posto di direttore in una città della Costa Azzurra si finge disabile, unica soluzione per scavalcare anche i raccomandati. Ottenuto il posto, viene smascherato immediatamente e trasferito per punizione nella fredda regione di Lille, nell’estremo nord della Francia. Philippe è così costretto a lasciare moglie e figlio nell’assolata Provenza per andare ad occupare il posto di direttore delle poste di Bergues, una piccola città di provincia, dove tutti parlano un dialetto particolare ed incomprensibile, lo Ch’ti, che inizialmente creerà non pochi problemi al nuovo direttore. Questo esilio forzato sembra un inferno, gli abitanti del paese sono molto rustici, il cielo è grigio e il dialetto è assurdo. Ma come afferma uno degli impiegati dell’ufficio postale, interpretato dallo stesso Dany Boon: “Uno straniero che viene al nord piange due volte: quando arriva e quando riparte”. Questo perché se la regione degli Ch’ti all’apparenza sembra un luogo invivibile (più a causa dei cliché che la riguardano che per altro), si rivelerà ben presto ospitale, abitato da persone adorabili, e non passerà molto prima che il protagonista trovi il suo equilibrio ideale, tra abitudini culinarie eccentriche e una vita sociale ricca di allegria.

La trama è semplice e lineare: un uomo si trasferisce in un’altra regione misurandosi con le differenze culturali del luogo e dei suoi abitanti. In realtà dietro a questa semplicità c’è un universo di dolci sfumature e scene ben scritte, componenti che permettono a questa commedia di elargire sorrisi a piene mani, regalando allo spettatore la splendida sensazione di uscire dalla sala ricoperto di calore umano, grazie alle situazioni di un film che avvolge il pubblico all’interno della sua allegria, dando modo di capire il motivo di tanto successo al botteghino. Risate di pancia, allegria e benessere, uno sguardo attento sulle differenze culturali, tema sempre attuale in Francia e non solo, e un’incredibile dose di buonumore. Unica nota dolente sembra essere rappresentata dal doppiaggio: effettivamente una pellicola che basa molte sue gag sul linguaggio dialettale del nord della Francia va inevitabilmente a perdere molte delle sue qualità dopo un trattamento linguistico praticamente reinventato e adattato alla lingua nostrana. Ciononostante la contagiosa simpatia degli Ch’ti ha le carte in regola per riuscire a fare breccia anche nelle ostiche mentalità italiane, sempre molto diffidenti nei confronti di ciò che proviene dal cinema francese. Un film divertente e adorabile, sarebbe un peccato non vederlo.

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Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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2 risposte a Recensione “Giù al nord” (2007)

  1. cinescopio ha detto:

    hai capito che recensione. a pero!complimenti
    ely

  2. Lessio ha detto:

    grazie ely, è merito del film

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