Recensione “The orphanage” (“El orfanato”, 2007)

La casa infestata sembra fortunatamente non passare mai di moda, soprattutto quando oltre ai fantasmi del passato ospita un cinema ben curato nei particolari come quello del regista esordiente Juan Antonio Bayona, pupillo di Guillermo Del Toro (che ha prodotto la pellicola), e cineasta emergente della cinematografia spagnola, una scuola di cinema che si sta specializzando sempre più nel genere fantasy-horror, attirando su di sé l’attenzione degli appassionati di cinema di tutto il mondo (per non parlare dei soldi di Hollywood). “The Orphanage” arriva in Italia forte di 7 premi Goya vinti e di ben 4 candidature agli European Film Awards, tra cui quella per il miglior film.

Laura, dopo un’infanzia felicissima trascorsa in un orfanotrofio in riva al mare, torna con marito e figlio adottivo in quella stessa casa con l’intento di realizzare un centro per bambini disabili. Il piccolo Simon, affascinato dalla nuova casa, comincia a fare amicizia con dei bambini (apparentemente) immaginari: il padre non sembra dar peso a queste fantomatiche amicizie, giustificando il tutto con la solitudine che è costretto ad affrontare il bambino, Laura invece sembra avvertire un leggero turbamento, il suo legame con il passato e con quella casa sembra comunicarle qualcosa. Quando Simon sparisce misteriosamente nel nulla, Laura sarà costretta ad indagare nel passato del suo orfanotrofio, scoprendo scheletri negli armadi e i segreti inconfessabili di quella che era la sua “isola che non c’è”.

Un horror che sembra attingere dai classici recenti del genere, pur offrendo spunti totalmente originali: se da un lato la casa e i fantasmi di Bayona sembrano essere in debito con il maniero di Amenabar (“The Others”) e la grande villa di Del Toro (“Il labirinto del Fauno”), dall’altro riesce a differenziarsi dai capisaldi fanta-horror della cinematografia spagnola inserendo la favola di Peter Pan riarrangiata e citata in chiave del tutto diversa. Una pellicola dove la paura non emerge da effetti sonori e visivi sparati a tutto spiano come in molti horror americani, ma dove il senso di smarrimento dei suoi personaggi e l’atmosfera malsana del luogo sono i principali motivi di turbamento. In Spagna si vive bene, il governo funziona, la nazionale di calcio è campione d’Europa, e ora si cominciano a produrre anche film di grande qualità: l’Europa è ai suoi piedi.

Pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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5 risposte a Recensione “The orphanage” (“El orfanato”, 2007)

  1. Ale55andra ha detto:

    Na figata! Verrò sicuramente più spesso.

  2. LifeIsAFlag ha detto:

    per me invece è orribile

  3. Lessio ha detto:

    su, motiva il tuo commento però!

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