Recensione “Io non ci casco” (2008)

Trovarsi di fronte a questo film è un’esperienza diversa dalla normale fruizione cinematografica: i difetti probabilmente non mancano, ma ad ogni modo si riesce a passare oltre grazie alla grande umanità che trabocca da ogni inquadratura: dietro allo schermo si sente un cuore che batte forte, un cuore che pulsa grazie all’entusiasmo dei suoi giovani protagonisti e dall’impegno profuso in ogni direzione dal cast, dal regista, dallo staff tecnico e dalla produzione. L’impressione è quella di una piccola grande famiglia che si è stretta intorno ad un sogno, sforzandosi e dando il massimo per realizzarlo, nonostante le difficoltà e i pochi fondi a disposizione.

Un gruppo di amici si ritrova di fronte alla prova più dura: la lotta tra la vita e la morte di uno di loro. Marco, uno dei punti di riferimento della compagnia, viene investito da un pirata della strada proprio all’uscita della scuola. È l’età in cui ci si sente invulnerabili, immortali, ma basta una piccola distrazione e la vita quotidiana non sarà più la stessa per nessuno: non aver allacciato il casco procura a Marco un trauma cranico, e la prognosi sarà agghiacciante, coma irreversibile. Il dolore dei genitori, divorziati, è grande quanto la speranza; per i ragazzi è l’occasione di stringersi intorno al letto del loro amico per trasmettere il loro affetto, la loro amicizia, la loro fondamentale presenza. Prima dell’incidente Marco stava organizzando una grande festa per la fine dell’anno scolastico, con la presenza del suo Dj preferito, Claudio Coccoluto. Gli amici capiscono che non possono fermare il grande progetto di Marco, e decidono di portare avanti l’organizzazione della festa in suo nome, perché anche se disteso su un letto d’ospedale, Marco è sempre con loro, ovunque, in ogni situazione. La vita va avanti, i ragazzi affrontano il dolore con un grande senso di maturità e voglia di vivere, nel tentativo di realizzare il progetto del loro amico. Allo stesso tempo il letto di Marco diventa un luogo di riflessione e di confessione: a turno, i suoi compagni si ritrovano a passare giorno e notte per parlare con lui, per raccontare e raccontarsi, finendo in qualche modo per capire meglio se stessi e tutto ciò che li circonda.

Si potrebbe accusare Pasquale Falcone, regista e sceneggiatore, di aver messo troppa carne al fuoco: il coma di Marco sembra essere solo un pretesto per raccontare segreti e paure di tutti gli altri personaggi, dando a tratti l’impressione di esagerare (l’intenzione di suicidarsi di uno di essi è sembrata una forzatura veramente evitabile), allo stesso tempo però l’entusiasmo e la voglia che traspare dalla pellicola permette di chiudere un occhio davanti ad ogni forzatura, lasciando allo spettatore la possibilità di sentirsi parte del dolore e della voglia di andare avanti di ognuno dei suoi giovani protagonisti. Un cast di professionisti esemplari (il già citato Pasquale Falcone, Maurizio Casagrande, Rosaria De Cicco, Antonio Stornaiolo, Ornella Muti e Maria Grazia Cucinotta, anche nelle vesti di produttrice), circondati da un gruppo di vogliosi e affiatati esordienti, dodici ragazzi che meritano di essere citati: Paolo Albano, Elena Baldi, Vincenzo Falcone, Federica Ferro, Marco Foscari, Antonino Tomigi, Simona Fasano, Fabio Massa, Fabiano Pagliara, Maurizio Ambroselli, Irene Maiorino, Nunzio Paolo Russo.

“Io non ci casco” rappresenta un sogno di gruppo realizzato con impegno e abnegazione, con cuore ed entusiasmo: merita di essere visto soprattutto per questo, è il sogno di un cinema che si realizza non per soldi, ma per passione. Ammirevole.

pubblicato su Livecity

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Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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4 risposte a Recensione “Io non ci casco” (2008)

  1. Ale55andra ha detto:

    Antonio Stornauiolo è un mito. Ma soprattutto…Claudio Coccoluto??? Vabè, comunque da me sto film non arriverà mai…

  2. Lessio ha detto:

    antonio stornaiuolo è un mito! ieri ce l’avevo a fianco, volevo dirgli che i tempi di toti e tata erano meravigliosi, ma poi ho lasciato perdere. ero tentato da farmi la foto con lui solo per mandarla ai miei amici pugliesi, ma poi ho lasciato perdere anche questo.

  3. Ale55andra ha detto:

    Noooooooooo! L’altro giorno a Bari ho incontrato il miticissimo Emilio Solfrizzi, però stava parlando al cellulare e non ho voluto disturbarlo. Una foto con lui per me vale molto di più di una foto chessò con Mark Whalberg! 😛

  4. Lessio ha detto:

    emilio solfrizzi è il mito

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