Recensione “Romanzo criminale” (2005)

Tre grandi sequenze temporali dividono questa splendida epopea tutta italica: il Libanese, il Freddo, il Dandi. Il buono, il brutto, il cattivo? No, semplicemente il cattivo, il cattivo, il cattivo; perchè in questa storia non ci sono eroi. Michele Placido riunisce alcune tra le migliori facce del cinema nostrano per ricreare i volti della banda della Magliana, l’organizzazione criminale che dagli anni ’70 ha cercato di tenere in pugno prima Roma, quindi l’Italia, allargando il suo giro alla Mafia e ai servizi segreti.

La “peggio gioventù” proposta dal regista ripercorre in più di due ore e mezza trent’anni di sangue, crimini e misteri made in Italy: dagli anni di piombo al caso Moro, dalla strage di Bologna all’attentato al Papa, concentrando i suoi sforzi sulla caratterizzazione dei personaggi, che premia il film di una (dis)umanità palpabile e facendo insinuare la tensione anche tra le poltrone del cinema: le manie di grandezza di Libano (un ottimo Favino) evidenziano il suo cinismo ma allo stesso tempo esaltano i suoi valori come l’amicizia. Il Freddo (l’ipnotico Kim Rossi Stuart), capace di mantenere il controllo in ogni situazione grazie alla sua razionalità, ma incapace di mantenerlo di fronte alla perdita dei suoi affetti, che lo trasformano in uno spietato killer. E ancora il Dandi (Santamaria), viziato, amante del lusso e del potere, uno che non ama sporcarsi le mani di persona ma che non esita a ordinare la morte di chi lo infastidisce. Ma il cast d’eccezione non si ferma qui, il contorno è tutto un programma: la dark-lady Anna Mouglalis, l’innocenza di Jasmine Trinca, il commissario Stefano Accorsi, la carica di Riccardo Scamarcio, i traffici di Gianmarco Tognazzi, e ancora Antonello Fassari, Elio Germano, Francesco Venditti e tanti altri. Il gergo romanesco di questi ragazzi di strada investe prima le borgate della Capitale, per poi spostarsi nelle suggestive scenografie del centro di Roma, dalla scalinata di Trinità dei Monti a Trastevere e ai Fori Imperiali, il tutto accompagnato da una colonna sonora bellissima, che si avvale delle canzoni del periodo, tra successi italiani e hit straniere (“Another One Bites The Dust” dei Queen ad esempio). Un “Romanzo Criminale” (questo il titolo del libro di De Cataldo, dal quale è stato tratto il film) che Placido ha trasformato magistralmente in una storia che a nostro parere avrebbe potuto anche chiamarsi “C’era una volta in Italia”, perchè i punti in comune con il capolavoro di Sergio Leone sono tanti (con le dovute proporzioni, ovviamente). Un film tutto italiano, così lontano e così vicino ai grandi gangster movie hollywoodiani di una volta, “Quei bravi ragazzi” in primis.

Un cast di tutto rispetto, una storia intessuta di mistero e di sangue, dove non ci possono essere vincitori ma solo vinti. Finalmente una pellicola che concede al cinema italiano di questi anni una ventata d’aria fresca; il nostro applauso va al coraggio di Placido di cimentarsi con un genere che qui da noi non ha mai goduto di grande tradizione. Complimenti.

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Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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8 risposte a Recensione “Romanzo criminale” (2005)

  1. AlDirektor ha detto:

    Film splendido. Uno dei migliori film italiani degli ultimi anni (e per fortuna ultimamente ne abbiamo parecchi da citare).

  2. cinescopio ha detto:

    E allora complimenti a Placido per questo film che verrà ricordato!
    ely

  3. Ale55andra ha detto:

    Il mio preferito? Il Freddo (Kim Rossi Stuart) ovviamente.

  4. raystorm ha detto:

    Bel film. Nonostante non mi piaccia Placido, c’è poco di lui e molto buon gusto, il che ha dato vita ad una pellicola italiana che non ha nulla da invidiare a produzioni estere, per qualità non solo contenutistiche.

  5. paveloescobar ha detto:

    Stanotte lo guardo…
    ma che vuoi dire con “il nostro applauso va al coraggio di Placido di cimentarsi con un genere che qui da noi non ha mai goduto di grande tradizione.”?
    Se questo film appartiene al genere poliziesco, negli anni 70 son stati fatti dei filmoni e quindi la tradizione era buona……..
    Notte!

  6. paveloescobar ha detto:

    @ Lessio
    rispondi alla mia question……..please!
    il film l’ho visto e mi è piaciuto……
    Placido credo conosca abbastanza bene il cinema italiano anni 70 e credo che sia li la fonte di questo buon film!
    Buon weekend!

  7. Lessio ha detto:

    Ah, hai ragione, mi era sfuggito il tuo primo commento. Non credo che Romanzo Criminale si possa paragonare ai film di Umberto Lenzi & co degli anni 70. Penso che mi riferissi ad un filone di cinema capace di ripercorrere un pezzo di storia d’Italia attraverso una storia di gangster, perché di fatto è di questo che si tratta. Tra l’altro adoro i polizieschi italiani di quarant’anni fa ma, a parte le alfette e i pantaloni a zampa, non vedo molto di quei film in Romanzo Criminale (anche perché, a parte La Banda del Gobbo credo, in quei film i protagonisti erano i poliziotti e non i criminali). Buon weekend anche a te

    • paveloescobar ha detto:

      Bè in “Milano Calibro 9” i protagonisti erano i criminali….
      mentre direi in “Milano odia: la polizia non può sparare” li sia i poliziotti che i criminali (un grande Tomas Milian) sono protagonisti.
      E in Romanzo Criminale c’è Stefano Accorsi che fa il commissario che fa da contraltare ai protagonisti…..
      No, i legami con il poliziesco anni 70 ci sono.
      Anche se ovviamente il film è relativamente originale. Se si esagera con la derivatività, il film rischia di essere mediocre.
      Buonanotte!

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