Recensione “Un Matrimonio all’inglese” (“Easy virtue”, 2008)

Elegantissima e deliziosa commedia di Stephan Elliott, già regista di “Priscilla la regina del deserto”, il quale torna dietro la macchina da presa a dieci anni di distanza dal suo ultimo film per mettere in scena un testo teatrale di Noel Coward, già proposto al cinema da Alfred Hitchcock nei suoi primi anni di carriera. Elliott di suo ci mette ironia e buongusto, un cast di attori affiatati e perfettamente calati nella parte, rafforzando il tutto nelle algide atmosfere della campagna inglese.

L’emancipata e disinvolta americana Larita (Jessica Biel) si sposa con l’inglese John (Ben Barnes, il principe Caspian di Narnia) durante una parentesi in Francia. John decide di portare immediatamente la sua splendida moglie nella casa della sua famiglia, per presentare la ragazza ai genitori e alle sorelle. Larita incontra subito l’ostilità e la freddezza della signora Whittaker (Kristin Scott Thomas), nonché l’invidia e la perfidia delle due cognate. Gli unici ad apprezzare davvero Larita sembrano essere la servitù (dove spicca lo straordinario maggiordomo Kris Marshall, già apprezzato in “Love Actually” e “Funeral Party”) e il suocero (Colin Firth), un reduce di guerra che parla poco ma dall’ironia impeccabile. Per la ragazza la vita all’interno della grande casa diventa giorno dopo giorno sempre più impossibile, a causa delle continue e implacabili critiche della suocera, manipolatrice, tutta d’un pezzo e colpevolmente “old style”. Quando le sorelle di John scoprono lo scheletro nell’armadio nel passato di Larita, la situazione si fa ancora più difficile.

Atmosfere alla “Gosford Park”, un pizzico di “Ti presento i miei”, oltre ad un senso dell’ironia ed una raffinatezza totalmente “british”, gli ingredienti principali di una commedia che non lascia mai da parte il buon gusto e l’intelligenza, per regalare novanta minuti di semplice ma squisito divertimento. Kristin Scott Thomas è impeccabile, Colin Firth è capace di strappare la risata con una semplice smorfia, Jessica Biel sorprende per bravura e capacità di adattamento (in particolar modo resta impresso il tango ballato con Colin Firth nell’ultima parte del film). Una commedia tipicamente britannica dove le differenze culturali tra la integrità morale dell’Inghilterra e l’emancipazione e la modernità degli Stati Uniti vanno al di là di ogni prevedibile cliché.

Pubblicato su SupergaCineMagazine

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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2 risposte a Recensione “Un Matrimonio all’inglese” (“Easy virtue”, 2008)

  1. cinescopio ha detto:

    spero di riuscire a vederlo, questa settimana ci sono ottime uscite e il mio tempo è poco, uff..
    ely

  2. Ale55andra ha detto:

    A me quel tango è rimasto impresso negativamente però! Per il resto è piaciuto anche a me!

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