Recensione “Nemico pubblico N°1 – L’istinto di morte” (“Mesrine: l’instinct de mort”, 2009)

Realizzare un film in due parti separate è un progetto ambizioso quanto rischioso: di certo può rivelarsi un successo se a firmare l’opera c’è un certo Quentin Tarantino (vedi “Kill Bill” o il recente “Grindhouse”), e può sicuramente far presa sul pubblico se il personaggio in questione è un’icona mondiale (ad esempio il Che Guevara di Soderbergh con Benicio Del Toro). Al centro del progetto di Richet, regista praticamente sconosciuto all’estero, c’è invece un leggendario criminale francese, Jacques Mesrine, un nome che solo al di là delle Alpi sembra riuscire a dire qualcosa. Eppure l’ambiziosa e, come detto, rischiosa intenzione di Richet potrebbe consegnare alla storia della cinematografia francese un personaggio unico e dal fascino ipnotico.

Il film è tratto dal romanzo autobiografico che Mesrine ha scritto in carcere prima di una storica e incredibile evasione: Pichet resta fedele alla descrizione del gangster, realizzando un biopic che alterna con astuzia atmosfere noir con scene da prison-movie all’americana. Dopo un’esperienza in Algeria, tra le fila dell’esercito francese, dove per Mesrine avviene il classico “battesimo del fuoco”, la vicenda si sposta tra le vie di Parigi. L’ex-soldato si ritrova senza lavoro ma con tante ambizioni: il modo più facile per ottenere soldi e potere è la via della criminalità. Una volta introdotto nell’organizzazione del boss Guido, la vita di Mesrine è trascinata dal vento della criminalità, che lo porterà all’esilio forzato in Canada, in compagnia della sua amata Jeanne, con cui forma una nuova coppia in stile Bonny e Clyde.

Mesrine, impersonato dal sempre convincente Vincent Cassel, è raccontato con sensibilità e intelligenza: le due facce di una medaglia da un lato macchiata dal sangue delle sue vittime, dall’altra capace di far brillare l’indissolubile lealtà di un criminale innamorato della sua donna e in grado di onorare ogni volta la parola data. Funziona (e bene) la parte francese del film, arricchita dalla presenza di Gerard Depardieu, e permeata di quelle atmosfere buie che la scuola francese ha esportato in tutto il mondo; meno convincente la metà canadese, fatta di prigioni e un direttore spietato dal vago sentore di dejà-vu. Per un giudizio più completo sarà doveroso attendere la seconda metà dell’opera, intitolata “L’ora della fuga”, che arriverà da noi in aprile, nel frattempo la leggenda dell’uomo dai mille volti sembra avere le carte in regola per affascinare anche il pubblico italiano. Staremo a vedere.

pubblicato su Superga CineMagazine

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Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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2 risposte a Recensione “Nemico pubblico N°1 – L’istinto di morte” (“Mesrine: l’instinct de mort”, 2009)

  1. cinescopio ha detto:

    Ho sentito parlare di questo film, diciamo che vado a vederlo più per l’attore..
    ely

  2. Ale55andra ha detto:

    Dove c’è Cassel ci sono io, indubbiamente. Domani o dopodomani ci vado.

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