RECENSIONE “MOSTRI CONTRO ALIENI” (2009)

Il cinema d’animazione, si sa, negli anni ha trasformato le sue caratteristiche peculiari, smentendo radicalmente quei vecchi cliché ormai lontani che lo definivano “cinema per bambini”. Il genere in questione è divenuto terreno fertile per commedie adatte ad un pubblico senza età, che diverte i cinefili per le sue citazioni colte, che esalta i più piccoli per la simpatia dei personaggi, che gratifica i genitori per i messaggi istruttivi insiti nei film. Non fa eccezione il nuovo miracolo della Dreamworks, “Mostri contro Alieni”, che sfrutta tutte le potenzialità della tecnologia di ultima generazione (sperimentando una nuova versione in 3D, esperienza imperdibile) per raccontare un’avventura ricca di spunti divertenti e buone vibrazioni.

Susan (nella versione originale doppiata da Reese Whiterspoon) sta per sposarsi: un attimo prima delle nozze entra in contatto con una meteora che ne modifica il codice genetico, rendendola una gigantesca ragazza di 15 metri. L’esercito la cattura e la segrega insieme ad una poco invidiabile collezione di esseri mostruosi: uno scienziato pazzo dalla testa di scarafaggio, un ibrido tra una scimmia e un pesce, una massa di gel indistruttibile e una larva gigante. Susan si ritrova catapultata in un mondo incredibile, e ben presto si ritroverà costretta a tirar fuori qualità che mai aveva sospettato di avere per far fronte, insieme ai suoi nuovi amici, ad un attacco alieno in piena San Francisco: la mostruosa accozzaglia infatti è l’ultima risorsa dell’esercito americano contro la minaccia extraterrestre (sulla falsariga dell’indimenticabile “Quella Sporca Dozzina” di Robert Aldrich, dove mostri e alieni erano sostituiti da ergastolani e nazisti).

Se i mostri, nonostante la diffidenza, risultano i più adatti alla situazione, non fanno di certo bella figura i cosiddetti “umani”, arrivisti ed egoisti come il fidanzato di Susan, impacciati e inetti come lo spassosissimo presidente degli Stati Uniti (eccezionale la sua performance musicale in pieno stile “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo”), guerrafondai ambiziosi come il generale dell’esercito (un limpido omaggio al kubrickiano generale Turgidson de “Il Dottor Stranamore”).
Rispetto nei confronti dei “freaks”, un corso di autostima e unità d’intenti tra individui diversissimi tra loro: l’inno della “United Colours of Dreamworks” funziona e diverte, senza lasciare da parte lo spettacolo.

pubblicato su Superga CineMagazine

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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