Recensione “Riunione di famiglia – Festen: il lato comico” (2008)

Nel 1998 il Festival di Cannes si ritrovò scosso dal clamoroso successo di “Festen”, un film danese indipendente, diretto da un cineasta giovanissimo, Thomas Vinterberg, premiato con il Gran Premio della Giuria. Si trattava del primo film a far parte del manifesto Dogma 95, movimento cinematografico fondato da Lars Von Trier, nato come reazione nei confronti di un cinema troppo convenzionale, impuro, che aveva bisogno di ritrovare se stesso nella semplicità della messa in scena (nessuna luce artificiale, effetti speciali, scenografie, colonna sonora). Dieci anni dopo lo stesso Vinterberg ha cercato di ritrovare le atmosfere del suo “Festen” riproponendole sotto una chiave meno drammatica e più comica, piena di luce e di vita.

Per festeggiare il compleanno di un piccolo paese della Danimarca si è deciso di richiamare un celebre cantante lirico, nativo del luogo. Uno dei giovani camerieri dell’albergo dove alloggia il cantante è in procinto di sposarsi, ma si ritroverà di fronte a qualcosa che cambierà profondamente la sua vita: il ritorno di una vecchia fiamma dal passato, che travolgerà i suoi sentimenti, e la rivelazione che il padre creduto morto è in realtà il cantante appena arrivato in città. Una valanga di sensazioni che sfoceranno in una serie di eventi a metà strada tra la commedia e il dramma.

Vinterberg è magistrale nel raccontare con leggerezza la storia di un ragazzo di fronte ad una scelta che può cambiare la sua vita e quella delle persone intorno a lui: il dubbio – tipicamente giovanile – tra una vita indirizzata sul binario della normalità (matrimonio, famiglia, lavoro) e il desiderio di abbandonarsi alla passionalità della vita, al rischio di un futuro non scritto, ma di certo più affascinante. Il regista dipinge una serie di personaggi intelligenti, costretti a tirar fuori le loro sensazioni più profonde per generare quel caos necessario a contrastare la mediocrità, la normalità di una vita senza passione. La riunione famigliare del regista danese non è un incontro tra parenti serpenti, ma un’occasione tra persone completamente differenti di trovare se stesse grazie agli altri. Quello di Vinterberg è un cinema gioioso, appassionato: un tiepido raggio di sole che filtra tra le radure più fredde.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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