Capitolo 65

“Crostata di mirtilli”. Ci eravamo lasciati un mese fa con la garanzia che sarei tornato dal mio viaggio prima che voi aveste potuto dire queste parole: beh, non così presto. Un mese a zonzo per l’Europa è significato anche un mese senza cinema: passare davanti ai vari multisala Pathè, UGC e Gaumont (all’interno di uno c’era addirittura Eric Cantona a presentare il suo film) senza entrare è stata la prova più dura da superare. Con il mio ritorno nella Città Eterna riprende la mia vita (da cinefilo), con tutto ciò che ne consegue (per voi). Auguri.

MAMMA ROMA (1962): Mi piace moltissimo il Pasolini popolare, a differenza di quello intellettuale (che poi PPP era intellettuale anche quando faceva il popolare, ma questo è un altro discorso): questo film riprende l’atmosfera di “Accattone” aggiungendo un’Anna Magnani in più, quanto basta per renderla una pellicola memorabile e commovente. Inoltre sentire un po’ di sano dialetto romanesco in un televisore di Bruxelles mi ha fatto sentire un po’ a casa.

PARIS, JE T’AIME (2006): Caldamente consigliato dopo un viaggio a Parigi. 18 cortometraggi realizzati da 18 registi differenti (tra i quali i Coen, Craven, Cuaron, Payne, Van Sant…) con tanti grandi attori (Portman, Nolte, Depardieu, Hoskins, Ardant, Buscemi, Binoche, Dafoe, Castellitto…). Ogni episodio si svolge in un differente quartiere di Parigi, e tutti hanno come tema ricorrente l’amore, visto nelle più varie sfaccettature: in poche parole, un film sull’amore nella città dell’amore. Non tutti i corti sono sullo stesso livello, ma nel complesso è un film stupendo, dove convergono stili, sensibilità ed emozioni: alcuni episodi sono dei veri gioielli (“Faubourg Saint-Denis” con Natalie Portman, “Tour Eiffel” con due mimi, “Bastille” con Castellitto, “Père-Lachaise” con la coppia Mortimer-Sewell e il bellissimo piano sequenza di Cuaron in “Parc Monceau”). Quanta voglia di tornare a Parigi…

ANTICHRIST (2009): Ero proprio a Parigi quando ho saputo della vittoria di Charlotte Gainsbourg a Cannes (il mio rispetto eterno per papà Serge). Oltre a questo premio, il titolo, il regista e gli attori erano motivi abbastanza validi per trascinarmi al cinema poche ore dopo il mio ritorno a Roma. Quello che posso dire con certezza è che si tratta di un film inquietante, che lascia un po’ disturbati anche dopo la fine dei titoli di coda, ma contiene uno dei migliori prologhi mai visti in sala: i primi cinque minuti di film, girati interamente in ralenty con le melodie di Handel in sottofondo, sono un vero capolavoro tecnico ed estetico. Il film andrebbe visto anche solo per questo. Il resto è particolare, molto, ed inquieta. Ma m’è piaciuto.

VINCERE (2009): Apprezzo molto Bellocchio, e il film ha quel suo stile elegante che gli permette di differenziarsi da una volgare fiction televisiva in due serate. Io però chiedo sempre ai film di farmi uscire dalla sala con una piccola scia che mi insegue, mentre questo non mi ha inseguito per nulla: è un tipo di film che mi ha fatto uscire dalla sala totalmente in solitaria, non lasciandomi niente. Appena fuori dal cinema avevo già dimenticato ogni cosa, e la cosa mi ha un po’ offeso.

I LOVE RADIO ROCK (2009): In tempi non sospetti avevo annunciato su queste pagine di aver deciso, dopo la visione del trailer, che questo film sarebbe stato un capolavoro: beh, è ancora meglio di quanto mi aspettassi. Ammetto di essermi quasi commosso circa 4 o 5 volte, perché questo è il tipo di film che aspettavo da anni, con la musica che ho veramente sempre amato, con i personaggi che volevo. Se prima apprezzavo il regista Richard Curtis per “Love Actually”, dopo questo film posso dire che gli voglio davvero bene. Date retta ad un cretino: correte a guardare “I Love Radio Rock”, all’uscita mettete su un bel cd di quell’epoca, cantatelo a squarciagola per tutto il tragitto di ritorno e godetevi il momento. Ora vi saluto, sento il bisogno di ascoltare ancora “Elenore” dei Turtles…

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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4 risposte a Capitolo 65

  1. AlDirektor ha detto:

    Il film di Pasolini lo devo vedere, ma in ogni caso PPP è un grande (Salò è un film sconvolgente è un capolavoro per dirne una).
    Invece, sono piuttosto d’accordo sul film di Von Trier, che rimane molto interessante.
    Ancor più d’accordo sul film di Curtis, gran bel film ricco di energia e di musica. Tutto funziona benissimo in “I love Radio Rock”. Bello bello.

  2. stevemcqueen ha detto:

    Concordo su quello che dici a proposito di Vincere.
    L’ora di religione mi lasciò una scia di 1896 km, almeno…
    Però rimane un gran bel film italiano.
    Clonarlo Bellocchio…
    Von Trier è scoppiato secondo me.
    I Love Radio Rock già sai che per me è cult!
    Byez
    Byez

  3. utente anonimo ha detto:

    Cacchio lo voglio vedere anche io I love radio rock!!!

    Valentina

  4. DellaRocca ha detto:

    Mi sono letteralmente innamorato di “I Love Radio Rock”…
    Con estrema rassegnazione mi chiedo quando noi italiani riusciremo a fare film così…

    Giulio

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