GIORNO 1 – UNA VITA DA CINEFILO (SPECIALE ROME FILM FEST)

Si ricomincia. Quarta edizione del Festival di Roma, anche quest’anno siamo qui, con amici e colleghi, per raccontarvi la rassegna romana attraverso i nostri occhi di spettatore appassionato, cinefilo incallito, amante innamorato. La mia quarta edizione del Festival è cominciata già da ieri con il ritiro dell’accredito, il Santo Graal dei giornalisti, il pezzo di plastica più invidiato dai comuni mortali, o forse no. Ritirato il pass, con relativa borsa de “Il curioso caso di Benjamin Button” (trasformata con un “tocco di magia” nella ben più ricercata borsa di “Gran Torino”, e qui avrei da fare dei ringraziamenti che però mi riservo per il gran finale tra sette giorni). Tre film per il sottoscritto in questa prima giornata di Festival, oltre al fascino magnetico del grande Christopher Lee, l’incontro più memorabile della giornata. Sù il sipario, si comincia…

TRIAGE [Concorso]: Il premio Oscar (“No Man’s Land”) Denis Tanovic porta Colin Farrell, fotoreporter di guerra, nel Kurdistan, dove l’esperienza in un campo medico e la separazione dal suo migliore amico lo trasformeranno in un reduce incapace a riadattarsi e riabituarsi alla vita normale (ovvero la moglie Paz Vega, alla quale ci abitueremmo volentieri noi). Tanovic come d’abitudine denuncia la guerra mostrandola attraverso l’atroce selezione di un campo medico (le scene migliori del film sono qui), dove si svolge la triage del titolo, lo smistamento dei feriti, dove le sofferenze dei più gravi di essi vengono interrotte da un brutale colpo di pistola. Nonostante qualcuno abbia avuto da ridire, “Triage”, che ha aperto il Festival, è un ottimo inizio: al di là della prevedibilità di alcune sequenze, è la forza della sua storia e del suo messaggio vanno oltre ogni critica negativa. Piaciuto.

DAWSON ISLA 10 [Concorso]: Film cileno veramente molto interessante, tratto dal libro di uno dei reduci. L’11 settembre 1973 novantanove tra ministri e funzionari del governo Allende vengono deportati dall’esercito di Pinochet su un’isola-prigione, che ricorda da vicino Guantanamo. Gli uomini sono costretti a vivere in condizioni estreme in un campo di concentramento dove anche la speranza far fatica a sopravvivere. Un esempio bellissimo di cinema di coscienza, che in Cile amano molto (è raro vedere un film cileno che non abbia sullo sfondo la dittatura di Pinochet), girato con grande umanità dal regista Miguel Littin, lui stesso perseguitato e costretto all’esilio durante gli anni di piombo. I titoli di coda incorniciano un film bellissimo: il testo della canzone di chiusura si allinea con la voce del presidente Allende, che ha trasformato il suo ultimo discorso in un inno alla resistenza.

VIOLA DI MARE [Concorso]: Valeria Solarino e Isabella Ragonese, due donne che lottano contro i pregiudizi di un micromondo siciliano per esprimere la propria libertà, la propria passione e il proprio amore. Un film tutto al femminile, diretto dalla coraggiosa Donatella Maiorca, che in quest’Italia schiacciata dall’omofobia del Vaticano e dell’ignoranza, racconta una storia (vera?) che promette di far parlare di sé. Alcune sequenze di grande impatto (e una scena di sesso memorabile) si alternano a momenti meno ispirati. Ma il film, nonostante tutto, funziona, e questo è ciò che preferiamo sottolineare.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
Questa voce è stata pubblicata in Cinema, Festival Roma, Speciali, UVDC Rubrica. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...