Recensione “Guerre stellari” (“Star Wars”, 1977)

Il 1977 è una data importante per il cinema: nelle sale arriva “Guerre Stellari” e comincia l’era del postmoderno cinematografico. Non è facile parlare di un film che tutti hanno visto e sul quale si è detto già tutto, ma l’universo creato dalla mente di George Lucas è talmente vasto di sfumature, sfaccettature, personaggi e situazioni, da stimolare ulteriori riflessioni e analisi. Rivedere “Guerre Stellari”, ribattezzato “Episodio IV – A New Hope” in seguito alla nuova versione della saga, è come sfogliare un album di ricordi; la lotta tra il bene e il male, tra i buoni e i cattivi, una sorta di western fantascientifico dove Lucas ha cercato di proporre gli archetipi della letteratura classica generando uno dei più grandi successi della storia del cinema: Luke Skywalker è il cavaliere senza macchia, Obi-Wan Kenobi il saggio mentore, Han Solo l’eroe cinico ma buono, Leila è la principessa da salvare, Darth Vader l’antagonista (uno dei “cattivi” più riusciti di sempre).

Un particolare cattura immediatamente l’attenzione: fino all’arrivo di “Guerre Stellari” la fantascienza aveva abituato il pubblico ad una tecnologia impeccabile, dove l’uomo era asservito alla sua potenza e infallibilità (ad esempio l’astronave Enterprise della serie “Star Trek”) e dove una falla nel sistema rappresentava una pericolosa eccezione (come in “2001 Odissea nello Spazio”). Al contrario, il film di Lucas esalta una sorta di “poetica dell’usato”, una tecnologia tutt’altro che perfetta, un concetto rappresentato esemplarmente dal mezzo di trasporto di Han Solo, il Millennium Falcon. A prima vista Luke lo definisce “un pezzo di ferraglia”, e, sebbene il Millennium sia capace di viaggiare alla velocità della luce, ha un bisogno costante di riparazioni, di piccole sistemate (ogni volta che la navetta non è in volo c’è qualcuno intorno a lavorarci), metafora ideale di una tecnologia che non ha più un ruolo principale nell’universo dei suoi personaggi, come nella tradizione sci-fi, ma dove è l’uomo con i suoi sentimenti ad avere il ruolo preponderante. Lucas ci mostra che anche in “una galassia lontana lontana” e sicuramente più avanzata rispetto a noi, i mezzi di trasporto e la tecnologia hanno bisogno della manutenzione dell’uomo, così come le nostre automobili, i nostri motorini, che senza il cambio dell’olio o la pulizia della candela non fanno molta strada.

Addirittura l’antagonista (che col senno di poi si è rivelato il vero protagonista dell’intera saga) Darth Vader sottolinea questo concetto, asserendo come ogni tecnologia non vale l’uomo e ciò in cui egli crede (in questo caso la Forza, un’antica religione). Infatti, in seguito alle parole di un ufficiale intento ad esaltare la potenza e la perfezione della Morte Nera, una stazione spaziale in grado di ridurre in polvere un pianeta, Lord Vader replica seccamente: “Non essere troppo fiero di questo terrore tecnologico che hai costruito: l’abilità di distruggere un pianeta è insignificante in confronto alla potenza della Forza”. Sarà proprio la fede nella Forza a dare a Luke (che spegne il computer di bordo per affidarsi al suo istinto, altro esempio di fiducia nell’uomo piuttosto che nella tecnologia) la capacità di colpire la Morte Nera nel suo unico punto debole: una falla grande due metri che salverà i ribelli dalla distruzione, e permetterà al film di diventare la splendida trilogia amata dal grande pubblico.

star-wars

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
Questa voce è stata pubblicata in Cinema, Recensioni Film e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Recensione “Guerre stellari” (“Star Wars”, 1977)

  1. utente anonimo ha detto:

    Un pomeriggio di mille anni fa, m'ero presa un'influenza mostruosa e il mio allora cognato mi prestò tre videocassette (ebbene sì, videocassette). Vidi la trilogia da piccina e rimasi estasiata dalla magnificenza di ciò che stavo guardando. Da allora, la mia vita è cambiata. Cinefila per sempre, con il mio curriculum di migliaia di film visti e rivisti, con un elenco di preferiti che non finisce più. L'ho visto 14 volte in una settimana e il mio piccolo e usurato videoregistratore tirò le cuoia per colpa mia. Termino dicendo che misi nome a tre gatti con i titoli della trilogia e un'ultimo micetto che ora non c'è più, se ne va in giro per il Paradiso con il nome di Obi-Wan Kenobi.witchxxx

  2. Lessio ha detto:

    ma questa storia è bellissima! sei una grande!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...