BERLINALE: UN MESE DOPO

Ad un mese dal termine della 60° edizione del Festival di Berlino, ripercorriamo brevemente le sensazioni vissute durante il viaggio nella capitale tedesca.

Nel cielo sopra Berlino
Prima di partire per Berlino si sono tutti prodigati in raccomandazioni. Le più gettonate? «Divertiti», «fatti sentire», «rimorchia», «copriti bene che farà freddissimo». Io pensavo che in undici giorni a Berlino avrei dovuto soprattutto guardare tanti bei film e lavorare con professionalità: che bugiardo! Quello che cercavo davvero era scoprire ogni sfumatura di questa (per me) nuova capitale e conoscere a fondo il suo festival, «il più metropolitano del mondo», dicevano. Verso l’aeroporto ho pensato molto ai giorni che mi aspettavano in questa città sinora conosciuta solo attraverso qualche film, alcune foto e mille racconti entusiastici. La valigia l’ho riempita alla rinfusa, tutto ciò di cui avevo bisogno era il taccuino, la penna e la mia fedele macchina fotografica. Il badge della Berlinale era lì, in attesa del mio arrivo per cingermi il collo, come farebbe un vecchio amico che non vedi da tanti anni. Il festival aspettava la mia penna per essere raccontato. Iniziò tutto da qui.

Superga C. – Noi, i ragazzi dell’Orso di Berlino
Neve. Bianco ovunque: sulle strade, sui tetti delle case, sui binari, sugli alberi spogli. Ora ho capito cos’è l’inverno, quello vero. Mi piace la neve, è educata, di sera riflette le luci della città trasformandole in un firmamento di stelle su un cielo bianco, capovolto, sul quale posso camminare. Il palazzo della Berlinale sembra un tempio dove omaggiare continuamente la Dea Cinema, le poltroncine della sala una babele linguistica che ci rende tutti speciali nella nostra diversità culturale. Immagini in movimento si raccontano attraverso un linguaggio universale che non ha mai avuto bisogno di sottotitoli: le emozioni. All’uscita, il grande Orso sembra voglia proteggere noi e i nostri imminenti articoli con la sua rassicurante ispirazione. E poi, la sera, respiri di vita berlinese, che può offrire tanto a chi sa aprire la mano per coglierla: decine di vite accarezzate, sfiorate, tanti piccoli incroci prima di tornare ognuno al proprio domani. Film dopo film, i giorni passavano in fretta.

Goodbye Berlin!
La Berlinale è finita. Si torna a casa, anche se in fondo viaggiando se ne scoprono continuamente di nuove. Pensavo che i bei viaggi somigliano tanto a quelle storie d’amore appassionate e un po’ tragiche, perché come esse sono destinati a finire. Appena arrivati si è ancora se stessi, in qualche modo legati alla routine e alla vita del giorno prima. Presto si scopre però una nuova città come se fosse una persona, ci adagiamo alle sue abitudini, ai suoi ritmi. Cominciamo a pensare a lei prima di addormentarci e a quando la rivedremo il giorno seguente. Giorno dopo giorno capiamo cosa ci piace di lei e, senza neanche sapere bene il perché, siamo innamorati. Sul più bello però arriva l’addio, con la sua scia di belle fotografie e dolci ricordi alle spalle. Viaggiare rende migliori, ci trasferisce in una dimensione diversa, dove siamo noi stessi in ogni cosa. Mentre l’aereo decolla, riportandomi verso Roma, scorgo per l’ultima volta l’antenna di Alexander Platz e penso: cara Berlino, è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati.

pubblicato su SupergaCinema

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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