Recensione “The Messenger – Oltre le regole” (“The Messenger”, 2009)

Nel vasto panorama del filone filmico a sfondo bellico arriva l’opera prima di Oren Moverman, originale nell’idea e soprattutto intenso per ciò che è in grado di raccontare. Due ufficiali dell’esercito americano incaricati di notificare le vittime di guerra alle famiglie coinvolte: ambasciator non porta pena, dice il proverbio, ma come reagire di fronte all’arrivo di due messaggeri di morte, che sono incaricati di bussare alla porta di casa con freddezza e apparente distacco, per comunicare il messaggio più temuto? E da parte loro, come fare ad entrare nella vita quotidiana di un padre o una moglie per comunicare improvvisamente la morte del loro parente?

Will è un sergente ferito durante la guerra in Iraq e rimpatriato anzitempo: gli viene così assegnato il delicatissimo incarico di notificare le vittime di guerra alle famiglie. Si affianca così al Capitano Tony Stone, che svolge ormai da tempo questo lavoro, introducendo a Will tutte le regole da seguire nell’azione di notifica (come ad esempio non toccare i parenti delle vittime e non dar loro alcun supporto psicologico). Tra i due ufficiali nasce una forte amicizia, legata anche alla priorità del loro incarico, per il quale devono mantenersi disponibili a tutte le ore. Attratto da una donna alla quale ha notificato il decesso del marito, Will comincerà ad occuparsi di lei, a supportare il suo lutto e a starle vicino, andando oltre le regole imposte dai suoi ordini.

Miglior sceneggiatura al Festival di Berlino 2009 e due nomination agli Oscar (miglior sceneggiatura e Woody Harrelson miglior attore non protagonista): questo il ruolino riscosso da Moverman alla sua prima esperienza con un lungometraggio. Harrelson, rude e ironico alla perfezione, regge ampiamente il film sulle sue spalle, gareggiando in quanto a intensità con i pur bravi Ben Foster e Samantha Morton (da segnalare anche una piccola parte per Steve Buscemi). La colonna sonora è quasi ossessiva, le sue canzoni commentano e accompagnano gli stati d’animo dei protagonisti (si passa dai Beach Boys e David Bowie al metal). Umorismo, compassione, amicizia, voglia di ricominciare a vivere: un film sensibile e mai pesante, una delle proposte più interessanti di questo mese cinematografico.

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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