Recensione “Vendicami” (“Fuk sau”, 2009)

Un gangster movie all’americana, tinto di noir alla francese e infine immerso nelle frenetiche e sordide atmosfere di Hong Kong: questo il mix di Johnnie To, maestro per eccellenza del cinema noir asiatico, che ci propone una splendida variazione su quel tema della vendetta tanto caro da quelle parti, basti pensare alla trilogia del coreano Park Chan-Wook, per fare un esempio. A cercare giustizia in questo caso è uno “straniero”, il francese dagli occhi di ghiaccio Johnny Hallyday, idolo musicale delle masse (in Francia ha venduto oltre 100 milioni di dischi) e attore carismatico.

Una donna è in fin di vita a causa di una strage nel suo appartamento: tre sicari hanno ucciso senza pietà il marito e i suoi due bambini. Arriva ad Hong Kong il padre di lei, Francis Costello, un enigmatico cuoco francese dal passato losco: vent’anni prima era un killer, ora è costretto a impugnare nuovamente la pistola per vendicare sua figlia. Costello si avvale dell’aiuto di altri tre killer per rintracciare gli esecutori della strage e soprattutto il mandante, servendo le strade di Hong Kong come un piatto dove assaporare il freddo gusto della vendetta.

Johnnie To esalta il film con una serie di scene madri, e non molla lo spettatore neanche per un momento: dalla piovosa sparatoria sotto i neon della città, alla resa dei conti nella discarica, il suo film salta da un’atmosfera ad un’altra senza mai perdere di vista l’intensità. Quella stessa intensità racchiusa nello sguardo sofferto del protagonista, al quale il “monsieur vendetta” Hallyday regala i suoi occhi glaciali e allo stesso tempo pieni di un’umanità che commuove, gli occhi di un padre che cerca giustizia per una famiglia spazzata via da magnum e da fucili a canne mozze. E se una figlia esanime indica con il suo dito la parola «vendicami», cos’altro può fare un padre?

pubblicato su SupergaCinema

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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