Festival di Cannes (Giorno 4): Woody è sempre Woody

Ho appena interrotto il mio avatar mentre si preparava a vivere il sabato sera sulla Croisette, ma c’era un articolo da scrivere qui a Roma e non potevo lasciare che il mio alter-ego blu si godesse la mondanità del Festival alla faccia mia. Per questo motivo subito dopo la conversazione con Woody Allen ho dovuto scollegare il mio avatar e riaprire gli occhi qui nella capitale (per scoprire che stamattina Russel Crowe ha improvvisato un concertino a Piazza di Spagna con la sua chitarra acustica!).

«Io ti vedo», nel senso che controllo quello che il gigante blu combina al Festival. Ah già, l’ho appena accennato: ebbene sì, oggi il grande Woody Allen è approdato a Cannes per presentare il suo nuovo film, che ho potuto ammirare tramite il mio avatar, e vi garantisco che si tratta di un film alleniano allo stato puro: risate, applausi e anche un po’ di amarezza per un autore che vorremmo non morisse mai (e lo vorrebbe anche lui). «Sono fortemente contrario alla morte» mi ha confessato il regista newyorkese, che nel suo ultimo film, ambientato a Londra, racconta di un 70enne (Anthony Hopkins) che lascia la moglie per darsi totalmente ad una ragazza più giovane. «Non c’è nulla di positivo nell’invecchiare, l’ho sempre trovato un argomento schifoso e non c’è niente di buono», ha detto Allen, «e il mio film (dal titolo “You Will Meet a Tall Dark Stranger”) è centrato sul mio guardare con pessimismo la vita. Sono così da sempre: penso che l’unico modo per essere felici al mondo è raccontarsi bugie, se si vive onestamente tutta la vita si rischia l’infelicità». Che vi avevo detto? Woody Allen è sempre Woody Allen.

Tra gli altri protagonisti della giornata c’è stato Martin Scorsese per il party di Vanity Fair riservato a circa ottanta persone: il mio avatar stranamente non era sulla lista degli invitati. Meglio aver riaperto gli occhi a Roma dunque, se no il mio avatar sarebbe probabilmente finito ubriaco in una bettola della Provenza in dubbia compagnia, o forse ad un karaoke fuori città per cantare il repertorio di Serge Gainsbourg.

Passiamo ai film in competizione, che è la cosa che maggiormente mi interessa, non so voi. Se il film di Woody Allen è stato protagonista indiscusso della giornata ma fuori concorso, “Another Year” di Mike Leigh, il quale ha già vinto due volte il Festival di Cannes, ha riscosso parecchi consensi: il film racconta la normalità di una coppia e dei suoi amici abituali, il tutto scandito dalle quatto stagioni (non intese come le pizze, ma come i periodi dell’anno). L’altro film in concorso presentato quest’oggi è stato “Un Homme que crie” di Mahamat Salah Haroun: un uomo che grida dunque, non Haroun, ma il protagonista del suo film, proveniente dal Ciad.

Ora, se volete scusarmi, mi congederei: non posso andare al party di Cannes con Scorsese, ma c’è pur sempre un sabato sera a Roma che merita di essere vissuto.

pubblicato su SupergaCinema

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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