FESTIVAL DI CANNES (GIORNO 5): LA LETTERA DI PANAHI

Niente ore piccole ieri sera per il mio avatar, l’alter-ego blu che mi sta permettendo di seguire il Festival di Cannes dalla mia stanza a Roma. Dicevamo, niente ore piccole, perché c’è un festival da seguire. La domenica di Cannes ha regalato la prima giornata di sole, con qualche temerario che ha addirittura affrontato le onde della Costa Azzurra per farsi il primo bagno stagionale (nonostante l’acqua ghiacciata: oggi c’erano circa 12°!). Il mio avatar non ha il costume da bagno motivo per cui l’ho diretto verso il Palais du Festival, anche perché non mi andava a genio l’idea di stare a Roma sotto la pioggia e di usare la mia copia blu per andare al mare.

La domenica di Cannes è stata all’insegna dell’emozione, grazie ad una splendida lettera giunta lì sulla Croisette dal carcere di Evin. A scriverla è stato il regista iraniano Jafar Panahi, arrestato il 1° marzo a Teheran con l’accusa di girare un film sulle proteste di piazza: «Fare cinema in Iran è piuttosto difficile, soprattutto per chi vuole essere indipendente. Io ho provato a farlo e ne ho pagato le conseguenze, ma spero di poter continuare a pagarle». Così parlò Panahi in un’intervista del 2003. Il regista iraniano avrebbe dovuto far parte della giuria del festival, ma il suo incredibile arresto l’ha costretto a rinunciare all’incarico, e il suo posto in giuria è rimasto simbolicamente vuoto. Panahi ha così scritto ai suoi colleghi una lettera toccante, direttamente dal carcere; la missiva è stata letta davanti al palazzo del Festival alla presenza del ministro della cultura francese, Frederic Mitterrand, impegnatosi in prima persona per la scarcerazione del regista: «Ho appreso la notizia del vostro sostegno da parte dei miei familiari, vorrei ringraziare tutti gli organizzatori di questo Festival per questo importantissimo gesto simbolico, per il sostegno e la solidarietà che mi dimostrate. Sappiate che in questo momento riesco ad andare avanti pensando a tutti voi».

Per quanto riguarda i film, oggi è stato presentato il terzo film francese in gara, “La Princesse de Montpensier”, di Bertrand Tavernier. Il film è ambientato nella Francia del 1562, quando papisti e ugonotti erano in guerra tra loro: una ricca ereditiera, Maria de Mezieres, ama ricambiata il duca di Guisa, ma viene data in sposa al principe di Montpensier, che neppure conosce, in procinto di partire in guerra contro i protestanti: «Si tratta di una storia d’amore ambientata in un’epoca dove le donne venivano trattate diversamente rispetto ad oggi. Ma è anche una love-story che ci permette di scoprire come si facevano le guerre di religione, cosa che accade esattamente anche oggi, motivo per cui il mio è un film senza tempo», ha detto il regista Tavernier, che non ha rinunciato a lanciare una frecciatina al governo francese: «Capisco che è difficile fare paragoni con il 1600, però l’intolleranza dilaga anche oggi, i giornali ne sono pieni, e il mio Paese, la Francia, e il suo governo lo sono».

Altra notizia di giornata è il forfait annunciato da Sean Penn e Sharon Stone, che sarebbero dovuti approdare a Cannes tra qualche giorno. Il primo è impegnato a seguire un’audizione del Senato a Washington riguardante l’isola di Haiti, ancora in ginocchio dopo il terremoto, teme la nube islandese (qualcuno comincia a sospettare che si tratti del fumo nero di “Lost”, ma questo è un altro discorso…). Il mio avatar ha concluso la giornata con una bella cena in Rue d’Antibes e dopo cinque giorni sulla Croisette una cosa appare chiara: questa città è veramente cara.

Ora tutti a dormire, c’è grande attesa domani per i film di Inarritu e Kitano. E magari anche per un paio d’ore sulla spiaggia…

pubblicato su SupergaCinema

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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