Recensione “L’estate d’inverno” (2007)

Di questi tempi vedere un’opera prima italiana uscire in sala è sempre un mezzo miracolo, ancor di più se si tratta di un film indipendente e particolare come questo. Una trafila di Festival in giro per il mondo prima di approdare nei cinema italiani: è questo il percorso effettuato da “L’estate d’inverno” di Davide Sibaldi, che dopo aver riscosso premi sia in patria (Firenze, Trieste, Vicenza) che all’estero (Francia, Stati Uniti), è finalmente pronto per il grande salto, ovvero l’uscita in sala. Con l’ossimoro del titolo si intende la meta finale del viaggio del protagonista (un paese della Norvegia dove c’è la neve anche ad agosto), ma si può intendere anche come la dimensione in cui si svolge tutto il film, un luogo quasi astratto, sopraffatto dai colori caldi, che contrasta violentemente con la pioggia e il freddo al di là della porta, al di fuori della stanza.

In una stanza di un motel di Copenaghen, il giovane Christian ha appena avuto un rapporto sessuale con una prostituta molto più grande di lui, Lulù, anch’essa italiana. Lei sta per lasciare la stanza ma Christian insiste per farla restare ancora un’ora: niente sesso, solo parole. Lulù si rifiuta, ma i soldi del ragazzo ed un forte temporale la convincono a rimanere. Tra i due comincia un incontro/scontro verbale, intimo e a tratti ostile, personale e talvolta tenero: la diffidenza iniziale viene faticosamente abbattuta e la fatidica ora nella stanza del motel si trasforma in una terapia d’urto che spingerà i suoi personaggi all’estremo delle loro emozioni.

Interamente girata in tempo reale (70 minuti è la durata del film, e anche il lasso di tempo in cui si svolge la storia), Davide Sibaldi realizza un’opera prima coraggiosa, ambientata dentro una stanza e poggiata sulle spalle dei suoi due protagonisti (soprattutto su quelle di Pia Lanciotti, bravissima). La forza dei dialoghi sono anche la spada di Damocle che minaccia il film, alternando fasi senza dubbio interessanti ad alcune colpevolmente monotone. La forza e il fascino della prima metà della pellicola si lasciano un po’ sopraffare dallo scontro emotivo scagliato energicamente nell’ultimo tratto, e invece di affezionarsi ai personaggi il pubblico finisce un po’ con il volerli abbandonare al proprio destino. Ma Sibaldi è un esordiente bravo e coraggioso, e ci regala un film italiano finalmente differente da ciò che siamo abituati a vedere: continui così.

pubblicato su MP News

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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