Recensione “L’homme qui voulait vivre sa vie” (2010)

L’uomo che voleva vivere la sua vita: da un titolo così accattivante non poteva che uscire un film intenso, dove ogni azione genera una reazione radicale, a tal punto da cambiare continuamente le carte in gioco. Il film di Eric Lartigau ha la capacità di regalare allo spettatore una visione della vita piuttosto spiazzante, una reazione alla nostra società, la quale obbliga ogni individuo a lavorare, produrre, figliare e infine morire senza aver dato respiro al proprio talento, e alle proprie passioni. Chi vorrebbe fare una vita così? Gran parte di noi lo fa, non rendendosi conto di quanto è speciale la propria esistenza, unica, e in quanto tale da vivere seguendo (e talvolta inseguendo) l’urlo della passione che in adolescenza pulsa dentro ognuno di noi, ma che con il tempo si addormenta nella frenesia di una quotidianità che chiede risultati, soldi, profitto. Ma come trovare il coraggio di abbandonare il passato e cambiare il futuro?

Paul, il protagonista del film, è il pezzo grosso di un importante studio legale, ha due figli e abbastanza denaro per condurre una vita piena di agi. Dedicandosi completamente al suo lavoro ha messo da parte la grande passione della sua vita, la fotografia: piuttosto che lottare per inseguire un sogno ha preferito dedicarsi ad una vita più sicura, ordinaria. Quando sua moglie chiede il divorzio, un gesto accidentale quanto irrecuperabile costringe Paul a cambiare totalmente vita. Per l’avvocato parigino è l’occasione di costruirsi la vita che non ha mai avuto il coraggio di fare: cambia nome, identità, e parte per il Montenegro, dove comincia a immortalare la quotidianità del luogo con la sua macchina fotografica. Ma il passato, indelebile, continua a inseguirlo, e Paul sarà costretto a confrontarsi continuamente con nuove scelte.

Assaporare la libertà, sentirne i sussurri, i bisbigli, ma allo stesso tempo sentirsi costipato dentro un’identità non sua, una nuova gabbia non più psicologica, come la sua vita parigina, ma fisica, e infine esistenziale. Il film di Lartigau, seppur facendolo in modo estremo, pone lo spettatore di fronte ad una riflessione, o quanto meno lo invita a seguirne l’insegnamento: non è mai troppo tardi per assecondare ciò che amiamo fare. Noi già da tempo abbiamo scolpito questo messaggio nel marmo, avrete il coraggio di farlo anche voi?

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
Questa voce è stata pubblicata in Cinema, Festival Roma, Recensioni Film e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...