My French Film Festival: Cortometraggi in concorso

Si sta svolgendo sul web la prima edizione del Festival del Cinema Francese Online, un progetto originale e probabilmente un modo rivoluzionario di fruire un festival cinematografico. Dieci i lungometraggi in concorso, tutti film già usciti nelle sale francesi tra il 2009 e il 2010 (in quest’ottica il festival è soprattutto un modo per far emergere il cinema d’oltralpe fuori dai confini nazionali), altrettanti i cortometraggi in gara, tutti in corsa per i tre premi: quello del pubblico, la giuria dei blogger e quella della stampa internazionale.

Abbiamo visto per voi tutti i cortometraggi in concorso, una selezione interessante che alterna la commedia al dramma, la fiction all’animazione.

“¿Dónde está Kim Basinger?” (Edouard Deluc): Probabilmente il miglior film della categoria, nominato lo scorso anno ai prestigiosi premi César, ed assolutamente irresistibile. Due fratelli francesi in viaggio a Buenos Aires per un matrimonio: uno dei due è stato lasciato dalla sua donna e l’altro cerca in tutti i modi di distrarlo. Mezzora di impeccabile bianco e nero che scorre liscia con il sorriso sulle labbra, grazie a due personaggi “lost in translation” che riusciranno a lasciarsi alle spalle una notte particolare scivolando sulle note di “Your Name, My Game” degli Herman Dune. Senza dubbio il nostro favorito per la vittoria.

“Babel” (Hendrick Dusollier): Tecnicamente eccellente, un omaggio alla cinematografia orientale, fatta di silenzi poetici e immagini emozionanti. Due paesani lasciano il loro villaggio sulle Montagne Celesti per approdare a Shanghai, un vero e proprio salto nel futuro all’interno di una megalopoli frenetica e fredda. Un lavoro eccellente, capace di rappresentare due realtà differenti, due mondi così lontani e così vicini. Poetico e alienante.

“Cabossés” (Louise de Prémonville): Lavoro interessante ma non indimenticabile. Cinque ragazzini si riuniscono nel loro angolo di bosco per festeggiare il compleanno di uno di loro, ma il ritrovamento di un’auto abbandonata permetterà ad una verità nascosta di uscire fuori. Il fascino del mistero, il gioco, e infine la triste realtà. Una storia di ragazzi, più matura di quanto sembri. L’impressione è che però gli manchi qualcosa.

“C’est gratuit pour les filles” (Claire Burger): Una regista donna per una storia al femminile. Il sogno di Laetitia è di aprire un salone con la sua migliore amica Yeliz, prima del suo esame per ottenere il diploma da parrucchiera decide però di andare ad una festa dove c’è il ragazzo che le piace. Quello che succederà durante la notte viene registrato in video con il cellulare di uno dei ragazzi, e il giorno dopo la reputazione di Laetitia è apparentemente compromessa. Una quotidianità asfissiante appesta il sogno di due ragazze come tante, ma quando si cade, ripartire è d’obbligo. Niente male.

“Chienne d'histoire” (Serge Avédikian): Cortometraggio d’animazione, girato con tavole disegnate a mano, acquerelli, ed un realismo emozionante. La storia vera della deportazione nel 1910 di tutti i cani randagi di Costantinopoli su un’isola deserta per mano del nuovo governo in carica. I cani finirono abbandonati a se stessi. Una storia cruda, accompagnata da una musica perfettamente il linea con il racconto. Disegni bellissimi, come piccoli quadri in movimento.

“En attendant que la pluie cesse” (Charlotte Joulia): Il finale originale salva una storia piuttosto banale e piatta. Durante un temporale una donna si rifugia dentro un portone dove incontra un uomo, anche lui lì a causa della pioggia. I due parlano appena, ma tra di loro sembra nascere una chimica speciale: l’uscita dei bambini dalla scuola di fronte e soprattutto la fine del temporale interrompono il tutto. Ma c’è un colpo di scena… Non resterà tra i cortometraggi più memorabili di questo festival.

“Le Petit Dragon” (Bruno Collet): Meraviglioso lavoro d’animazione, un omaggio al cinema degli anni 70 con un tocco di “Toy Story”: lo spirito di un drago si impossessa del pupazzetto di Bruce Lee, permettendo al piccolo eroe di scoprire un mondo nuovo, tra robot impazziti e calzini puzzolenti, con tanto di grande fuga a bordo della moto di Steve McQueen. Divertente e davvero ben realizzato.

“L’Homme à la Gordini” (Jean-Christophe Lie): Tra Roy Bradbury e George Orwell, un cortometraggio d’animazione dai disegni essenziali ma dalla morale notevole: in un futuro imprecisato il governo impone il colore arancione al suo popolo, eliminando ogni altro capo e sostituendo i vestiti dei trasgressori. Un eroe, a bordo di una Gordini blu, cuce e distribuisce tute blu per opporsi al governo, mettendo su una resistenza che forse permetterà alle ali della libertà di non perdere mai le loro piume… Bellissimo e divertente, tra i migliori lavori presentati al festival.

“Mémoires d’une jeune fille dérangée” (Keren Marciano): Non particolarmente memorabile, è la storia di una ragazza venticinquenne carina e piacente, ma nonostante ciò ancora vergine. I suoi tentativi insensati alla ricerca della deflorazione finiscono sempre male. Non è divertente laddove cerca di esserlo, e la messa in scena non tiene bene il ritmo. I vicoli di Montmartre a quanto pare non bastano.

“Une pute et un poussin” (Clément Michel): Poetico ed ironico, l’incontro tra due esseri appartenenti a due realtà totalmente differenti, le cui vite si sfiorano per poche ore, prima di tornare ognuna al proprio domani. Una donna si ritrova abbandonata sul ciglio di una strada sconosciuta, nel bel mezzo del nulla: un uomo in bicicletta, con un buffo costume da pulcino, le donerà un po’ di serenità, nonostante la sua tenera ingenuità. Un racconto dolce e curioso, non ci regala risposte, ma serenità. Molto bello.

pubblicato su SupergaCinema

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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