Capitolo 139

Rieccoci qui, poco prima della partenza del sottoscritto per la città che non dorme mai, motivo per cui dovrete fare a meno dei miei consigli per un paio di settimane buone. Ultimamente non ho visto tantissimi film, me ne faccio una colpa, ma i preparativi per la partenza e l’avvicinamento alla primavera hanno contribuito a questa fase. Ci rifaremo in tempi migliori/peggiori.

127 ORE (2010): Danny Boyle è il regista più eclettico e al tempo stesso di massa che ci sia. I suoi film sono sempre diversi, sembra quasi che giri ogni volta la sua opera prima, saltando da un genere all’altro, lavorando sulle immagini e su tante altre cosine del genere. I suoi film sono quasi sempre belli, non c’è niente da fare, è proprio così. Anche questo è un film interessante, una storia vera, bella movimentata nonostante la staticità della situazione (nel Gran Canyon un uomo resta per le ore del titolo con un braccio intrappolato da una roccia). Bello, non al livello dello splendido “The Millionaire”, ma senz’altro un lavoro interessante, in attesa del prossimo.

THE FIGHTER (2010): Strepitoso. La boxe forse è lo sport più cinematografico che ci sia, e questo film lo conferma. Un’altra storia vera, cruda e potente, con personaggi magnifici. Probabilmente il film migliore del mese di marzo, che ci porta a tifare per il protagonista come se ci trovassimo là, fuori dal ring, con l’asciugamano sulla spalla. Bellissimo.

THE NEXT THREE DAYS (2010): Remake di un film francese di tre anni fa, mai distribuito in Italia. Non amo molto questa idea di rifare in salsa americana film recenti della cinematografia europea, ma a volte fanno bei lavori: su questo c’è addirittura la mano di Paul Haggis, e il faccione rassicurante del nostro amatissimo Russell Crowe. Il film non è molto credibile, ma il livello di tensione è assolutamente alto, c’è un bel ritmo, e insomma è piuttosto godibile. In sala da aprile.

HOSTEL (2006): L’avevo visto al cinema ai tempi in cui lo spacciavano per il film evento dell’anno, distribuendo sacchetti per il vomito all’entrata della sala. Una bella operazione di marketing per un film che se no non avrebbe filato nessuno: la prima parte sembra “American Pie”, la seconda punta ad amputazioni e cose disgustose per creare una risposta “emotiva” nello spettatore. Una porcata senza senso.

IL GIOIELLINO (2011): Onestamente mi aspettavo di più, e sono rimasto un po’ deluso, anche perché il film precedente di Molaioli mi era piaciuto molto (“La ragazza del lago”). Servillo è sempre bravo, è quasi banale ribadirlo, ma il film mi è un po’ sfuggito di mano: a tratti è troppo tecnico, e non capivo di cosa si stesse parlando (colpa mia, probabilmente), a tratti troppo forzato, e la cosa mi ha dato fastidio (vedi il personaggio un po’ inutile di Sarah Felberbaum). La cosa che ho apprezzato di più è sentire una telecronaca di Bruno Pizzul, fate un po’ voi!

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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Una risposta a Capitolo 139

  1. paveloescobar ha detto:

    A me Hostel è piaciuto…….
    è un genere che piace o non piace……almeno credo….
    gli altri film non li ho ancora visti…..
    Ciao!

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