Capitolo 145

Rieccomi, scommetto che vi stavate giusto domandando dove fossi finito stavolta, e probabilmente perderò la scommessa, ma tant’è. Dopo le fatiche quotidiane in non-collegamento da Cannes, una partenza improvvisa(ta) per Firenze, il compleanno di Bob Dylan (non che mi abbia invitato, ma piuttosto che vedere film ho preferito andare in un locale dove una decina di musicisti hanno omaggiato il buon vecchio Bob), e altre piccole cosette del genere, posso riprendere la rubrica che tutti amate, con parecchie sostanziose novità.

SCRIVIMI UNA CANZONE (2007): L’avevo visto una volta al cinema e l’avevo trovato così divertente che con gli amici volevamo fare il remake del videoclip di apertura, con la canzone “Pop goes my heart” (per fortuna non l’abbiamo più fatto). Non so, trovo sempre divertente Hugh Grant, e anche se le storie sono sempliciotte l’attore inglese vale sempre il film.

ULTIMATUM ALLA TERRA (1951): L’unica pecca di questo film è il remake che ne hanno fatto qualche anno fa, ma a parte questo è un film dal valore eccezionale. Quando la fantascienza era d’autore, e si faceva molto più spesso di oggi, dove sembra diventata il pretesto per sperimentare effetti superspeciali e scene d’azione senza senso (a parte in Duncan Jones, che ringrazio per quel gioiello di “Moon”). Klaatu, Barada, Nikto!

20 SIGARETTE (2010): Il cinema italiano è ancora vivo, arranca, ma finché ci saranno film come questo ci sarà ancora speranza. È raro, forse unico, vedere un film in cui il personaggio principale è il regista stesso, qualche anno fa: la storia di Aureliano Amadei e il suo punto di vista sull’attentato di Nassiriya. Film bellissimo.

IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA (2011): A Cannes è andato molto bene, e anche a me tutto sommato è piaciuto abbastanza, ma senza esagerare. L’incipit andava alla grande, e questo ragazzino che fa i 400 colpi (cioè ne combina di tutti i tipi), il modo in cui i Dardenne ne seguono le gesta, un po’ ricordando il piccolo Antoine Doinel di Truffaut, insomma, mi stava piacendo molto. Però alcune cose finiscono per essere un po’ forzate e questo mi ha un po’ deluso. Indimenticabile un commento in sala durante l’anteprima stampa, con una voce che si è alzata dalle prime file, nel momento dell’ennesima marachella del protagonista: “ma questo è proprio un fijo de na mignotta!”. Un genio.

THE TREE OF LIFE (2011): Vincitore della Palma d’Oro, il film del momento. Come ho scritto nei giorni precedenti, non è un film che si racconta, è un film che si vive. Ma già definire quest’opera semplicemente con la parola “film” è un po’ come dire che la Divina Commedia è un “libro”. Quella di Malick è un’esperienza visiva, emotiva, sussurrata, che nasce dai dettagli, dai sentimenti, dalle piccole cose, raccontando il senso della vita e dell’universo attraverso il microcosmo di una famiglia americana degli anni 50. Lo devo andare a rivedere, diamine.

LA RABBIA GIOVANE (1973): Primo film di Malick, che mi sono visto in seguito all’onda alzata da “The Tree of Life”. Decisamente particolare, Martin Sheen è giovane e gioca a fare il James Dean, spara a chi gli capita, scappa con una Sissy Spacek minorenne, e fa il criminale gentiluomo. Malick anche qui esalta con le immagini l’imponenza della natura e allo stesso tempo la facilità e la semplicità della violenza. Film davvero molto strano e insolito, ma funziona.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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Una risposta a Capitolo 145

  1. GustaveGuMinda ha detto:

    W Badlands!!!!

    GGM

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