Capitolo 159

Finalmente settembre! La Mostra di Venezia (alla quale non sto partecipando per una serie di motivi che non vi sto ad elencare) sta riaprendo ufficialmente la stagione cinematografica, inoltre tra una settimana riprende la stagione calcistica, e tutto finalmente tornerà alla normalità. Se solo facesse un po’ meno caldo, sentirei il mio adorato autunno bussare alla porta. Ma non dovrebbe essere poi così lontano. Questa settimana quattro film, avanti così.

THIS IS ENGLAND (2006): Presentato al primo Festival di Roma, quando ero ancora un bambino (…), è probabilmente uno dei film migliori usciti al cinema negli ultimi due-tre mesi. Un tuffo negli anni 80, girato con una onestà incredibile: i personaggi stanno là, e sembra si muovano da soli, senza una sceneggiatura dietro. Stephen Graham (lo scemotto di “The Snatch”) è perfetto, e poi nel finale c’è un bell’omaggio ai 400 colpi di Truffaut (con tanto di sguardo in macchina) con in sottofondo la meravigliosa “Please, Please, Please Let Me Get What I Want”, nella versione di Clayhill però. Bellissimo.

RUGGINE (2011): La prima ora l’ho trovata noiosissima, non riuscivo a capire di cosa parlasse questo film, e quindi mi sono sentito pure un po’ stupido. Poi, una volta giunti al sodo, il film comincia a farsi così interessante da non voler più smettere di guardarlo. Le verità nascoste dal passato in qualche modo arrugginiscono le nostre vite future? Assolutamente sì, ed è così che Mastandrea, Accorsi e Solarino (ce l’avessi avuta io una professoressa così…) sono soltanto il risultato di una storia di bambini con un bravissimo Filippo Timi che strizza l’occhio al Mostro di Dusseldorf, senza però far risultare troppo invadente il paragone. Bel film, anche se quella prima ora, per quanto funzionale, non si regge.

I DUE SUPERPIEDI QUASI PIATTI (1977): A volte ritornano. Parlo di Bud Spencer e Terence Hill: sono probabilmente loro il mio cosiddetto “guilty pleasure”, per quanto non conosco praticamente nessuno che non ami i loro film. Questo è uno dei miei preferiti, probabilmente nella Top3 della coppia, insieme ad “Altrimenti ci arrabbiamo” e “Lo chiamavano Trinità”. Due tipacci senza arte né parte che per fare una rapina si ritrovano per sbaglio nell’ufficio reclutamento della polizia, e per non destare sospetti diventano agenti. Immenso.

ORWELL 1984 (1984): Nel lontano 2002 nella mia tesina per la maturità, in cui parlavo di cinema e letteratura nel secondo dopoguerra, per inglese avevo portato il libro “1984” di Orwell, e nella discussione avevo accennato anche a questo film di Michael Radford, uscito proprio nell’anno fatidico, senza in realtà averlo mai visto (a quei tempi era praticamente impossibile procurarselo). Mi è capitato nei giorni scorsi di pescarlo nel meraviglioso marasma cinematografico offerto da Internet, e così sono finalmente riuscito a vederlo. Sapevo che non si trattava di un film memorabile, e infatti non lo è, però alcune atmosfere sono piuttosto interessanti. Niente di che, il merito è praticamente tutto del soggetto di Orwell, che salva il film dal disastro. Con una storia del genere si poteva fare un capolavoro, ma così non è.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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3 risposte a Capitolo 159

  1. utente anonimo ha detto:

    dire che il 1984 film "si salva dal disatro" dimostra quanto tu non capisca una sega e sia un mediocre scribacchino, pieno di se e piccolo piccolo

  2. Lessio ha detto:

    addirittura hai dedotto tutto questo da una frase? sei un fenomeno: se hai tempo da perdere con uno scribacchino piccolo piccolo illuminami e dimmi il tuo punto di vista sul film, sono curioso, sinceramente (però firmati, non è da grandi uomini sputare veleno in anonimo).

  3. Cinemasema ha detto:

    This is England è un film che spero di vedere: sembra di ottima qualità e ffino ad  ora ne sentito parlare benissimo. 1984 l'ho visto una volta molti anni fa in TV e confesso che non me lo ricordo bene. In effetti è molto difficile e compllicato confrontarsi con un capolavoro qual è il romanzo di Orwell.

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