Recensione “Il paese delle spose infelici” (2011)

Quello di Pippo Mezzapesa è un nome che circola ormai da molti anni nei Festival di cortometraggi di tutta Italia, dove ha inanellato un’invidiabile serie di premi e importanti attestati di stima (dal David di Donatello per il miglior cortometraggio nel 2004, ad un paio di menzioni speciali ai Nastri d’Argento, nel 2006 e nel 2009). Finalmente è riuscito a realizzare il suo primo lungometraggio, “Il paese delle spose infelici”, tratto dall’omonimo libro di Mario Desiati, dove si ritrovano in parte alcuni elementi già visti nei suoi precedenti lavori, in particolare nel bellissimo “Come a Cassano” (andatevelo a cercare su Youtube, è un gioiello): la sua Puglia, ovviamente, ma anche il campo da calcio, gli spogliatoi, i ragazzi di strada, le loro vite.

Veleno e Zazà sono due ragazzi completamente diversi: uno benestante, un po’ timido ed introverso, l’altro di origini modeste ma sicuro di sé, un talento del pallone senza una vera famiglia (vive con un fratello scapestrato), che riversa nella vita, nel pallone e negli amici tutto ciò che non ha mai avuto. Il campo da calcio è la loro palestra di vita: sbucciarsi il ginocchio è una sorta di rito di iniziazione alla vita, alla strada, dove il fango del campo sporca di realtà e allo stesso tempo è un solido collante di giovani amicizie. In un paese dove non succede mai niente, fa notizia il tentato suicidio della bella Annalisa, caduta in un limbo di tristezza dopo la morte del suo promesso sposo. I due ragazzi sono infatuati dalla sua bellezza e trovano il coraggio di avvicinarla: comincia un legame particolare, leggero, un triangolo dove ci si prende cura l’uno dell’altro (per un attimo fa pensare a “Jules e Jim”), e dove il sole della Puglia diventa gentile, caldo testimone di una vera amicizia.

Nella sua opera prima Mezzapesa mette pienamente in mostra le potenzialità del suo talento, un regista capace di raccontare la Puglia (ma è una storia che si potrebbe svolgere ovunque) e la vita quotidiana di un gruppo di ragazzi come riescono in pochi. Ed in questo paese di spose infelici, ci lasciamo facilmente trascinare dalla curiosità del giovane Veleno nella scoperta di questo gruppo di nuovi amici, guidati dal talento calcistico di Zazà: e come nell’infanzia di tutti noi, le giornate scorrono tra partite di calcio, mare, e un po’ di noia, in quegli anni 90 di transizione, quando la mancanza di Internet e cellulari veniva compensata da rapporti veri, sguardi negli occhi, incontri reali. Annalisa, che “sembra una Madonna”, sarà la chiave per scavare nuove emozioni nella loro quotidianità. Ironico, fresco, vero: Mezzapesa si propone come sorpresa del Festival e soprattutto come talento emergente del cinema italiano. Ne avevamo decisamente bisogno e, statene certi, ne sentiremo parlare parecchio.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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