Recensione “Catching hell” (2011)

Alex Gibney, premio Oscar nel 2008 per “Taxi to the dark side” (anch’esso presentato nella santa sezione Extra di Mario Sesti), torna al Festival di Roma con un nuovo, bellissimo, documentario. “Catching Hell” racconta cosa significa essere tifosi, adepti di una squadra, e attraverso uno di essi in particolare, lo sfortunato Steve Bartman, riesce a delineare come lo sport non sia mai soltanto uno sport, ma un insieme di riti, di scaramanzie, di sfoghi, di paure, di sofferenze e, in rari ma indimenticabili casi, di gioie.

Nick Hornby diceva di essersi innamorato del calcio come si sarebbe innamorato poi delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, senza pensare al dolore e allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé. E deve aver provato lo stesso Steve Bartman, tifoso dei Chicago Cubs (squadra di baseball che non vince il campionato da oltre cent’anni), che si è macchiato di uno dei gesti più clamorosi e discussi della storia della Major League statunitense: durante la finale decisiva per l’accesso dei Cubs alle World Series ha allungato una mano togliendo di fatto la palla al ricevitore della sua squadra, che si era allungato fino alla tribuna per afferrarla. Da quel momento i Cubs hanno subìto una clamorosa rimonta che li ha estromessi dalla finalissima, e Bartman è stato additato come capro espiatorio di tutte le sfortune della squadra. Da allora una vita infernale, da reietto, oltre alla sofferenza per aver contribuito alla disfatta della sua squadra del cuore: “Tifare Cubs è come aver divorziato 6 volte e credere ancora nell’amore” afferma uno dei personaggi intervistati.

Gibney indaga sul ruolo dei media e della gente, e di come sia terapeutico sfogare le cause di un problema su un capro espiatorio (prendendo ad esempio anche uno storico quanto sfortunato giocatore dei Boston Red Sox). La storia di Bartman è una storia dal sapore quasi biblico, dove il destino (o mano divina, come preferite) diventa ineluttabile, abbattendosi su un uomo comune scaraventato suo malgrado in una situazione fuori dall’ordinario (se ci pensate la fortuna dei film di Hitchcock è basata su questo espediente). Uno sguardo su cosa significa essere tifosi, con le scaramanzie, le speranze, le sofferenze: è stato come sentirsi a casa.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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