Capitolo 164

Lo so, non ho aggiornato la rubrica da un po’ di tempo, ma dopo le fatiche del Festival di Roma (dove anche quest’anno ho quasi sfiorato quota 30 film visti in poco più di una settimana) ho sentito il bisogno fisiologico di un piccolo periodo senza film. Eccomi nuovamente qua però per raccontarvi i film visti in questo periodo, che comunque non sono pochi: si sa, al cinema non si rinuncia facilmente.

Warrior (2011): Tipico esempio di film spinto dal passaparola, che ha finito per spingere anche me: non mi sarei infatti mai spinto fino al Madison a San Paolo, soprattutto dopo una serata di lavoro, se non fosse stato per i commenti entusiastici di amici e conoscenti. Ed in effetti è un gran bel film, c’è tanta roba, anche se mi ha fatto un po’ pensare al meraviglioso “The Fighter”, uscito quest’anno (e che secondo me è superiore sia come film che come storia). Ad ogni modo davvero molto bello: grandi problemi famigliari sparsi qua e là e una bella dose di sane mazzate.

One Day (2011): Solitamente evito commedie romantiche e cose di questo tipo, ma a portarmi alla proiezione stampa nonostante una bella pioggia è stata l’idea di base, che ho trovato piuttosto originale. L’evoluzione del rapporto tra Anne Hathaway e il suo migliore amico Jim Sturgess attraverso lo stesso giorno anno dopo anno, per ben vent’anni. E così ci sono scazzi, coccole, baci e abbracci, sfuriate e carezze: non male, ma neanche da correre al cinema.

I fiumi di porpora (2000): A suo tempo andai al cinema a vedere il film di Kassovitz per ben due volte, e mi ero talmente fissato con questo film da leggermi pure il libro di Grangé. Non lo vedevo da qualche anno e qualche notte fa, mentre mi rigiravo nel letto in preda all’insonnia, ho deciso improvvisamente di alzarmi, tirare fuori il dvd, e rivedermelo. Funziona ancora alla grande, e mi mette ancora i brividi esattamente nello stesso punto, ogni volta che lo rivedo. Mi piace ancora tanto, è coinvolgente e a tratti ironico, Vincent Cassell e Jean Reno si completano perfettamente. E poi questo fatto delle indagini parallele che si incontrano mi ha sempre preso alla grande. Da ripescare.

TMNT (2008): Chi mi conosce dall’infanzia ogni volta che sente parlare di Tartarughe Ninja pensa a me. Ebbene sì, i Ninja Turtles sono stati una delle mio ossessioni da bambino (io alle scuole elementari facevo sempre il Leonardo della situazione) e sono cresciuto con il cartone animato e le versioni cinematografiche (il primo film lo adoro, il secondo così così, il terzo era da dimenticare): ho pescato casualmente sul digitale terrestre questo quarto episodio (stavolta d’animazione) che non avevo mai visto e un po’ per noia, un po’ per curiosità, me lo sono alla fine guardato con grande piacere. È stato un po’ come tornare indietro di due decenni, che meraviglia!

I primi della lista (2011): Bellissimo esordio per Roan Johnson, leggero, divertente, un po’ malinconico ma anche eccitante. Si sa, sono un amante dei film on the road, soprattutto quando sono fatti bene, ancora di più quando si tratta di una storia realmente accaduta. La fuga verso l’Austria di tre ragazzi pisani, spaventati dalla voce di un imminente ritorno del fascismo in Italia attraverso un colpo di stato previsto per il giorno seguente. Una fuga che diventa un viaggio, un’avventura che cambierà per sempre il loro modo di affrontare il mondo. Chiusura perfetta con “Quello che non ho” del Faber. Da vedere.

Il buono il matto il cattivo (2010): 140 minuti di coreani che si sparano in un western pop, che non cala il ritmo neanche per cinque minuti, che osa movimenti di macchina arditissimi e si gonfia il petto con una serie di scene madri di grande livello: su tutte l’inseguimento-fiume nel bel mezzo del deserto della Manciuria, dove il Matto del titolo viene inseguito dalla gang del cattivo, dal buono, dall’esercito giapponese, da un gruppo di predoni del deserto e da una banda di ribelli coreani. Il tutto a ritmo di pallottole e di “Don’t let me be misanderstood” nella versione tarantiniana (quella di Santa Esmeralda utilizzata in “Kill Bill” insomma). Una lunga cavalcata fatta di sparatorie, tesori, sidecar, coltelli e grandi avventure, dove il mondo continua ad essere diviso in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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2 risposte a Capitolo 164

  1. utente anonimo ha detto:

    I fiumi di porpora è sempre piaciuto un mucchio anche a me, fin dalla prima volta che lo avevo visto.
    Quanto agli altri, purtroppo, mi mancano tutti!
    P.S. Sono riuscita a trasferirmi da splinder a blogger, se ti va fai un salto e fammi sapere dove (e se) si trasferirà il tuo blog!
    Erica/Babol81

  2. Lessio ha detto:

    ok ora che la chiusura di splinder è ufficiale (31 gennaio 2012, hai letto?) dovrò cominciare a pensare ad un'alternativa anche io… ti farò sapere presto.

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