Viaggio nel cinema argentino

Buenos Aires. Una passeggiata per il mercato di San Telmo, il barrio più antico della città. Entro nel Bar di Plaza Dorrego e sembra di entrare in un’altra epoca, tra la musica degli altoparlanti (rigorosamente tango, come in gran parte di Buenos Aires) e il legno dei tavolini che profuma di antico. Non molto lontano da qui, in calle Esmeralda, il 18 luglio del 1896 venne effettuata la prima proiezione cinematografica nella storia del Sudamerica (anche qui furono proiettati i primi lavori dei Lumière). Il cinema argentino di fatto è stato uno dei primi di sempre, e oggi si sta proponendo come una delle migliori cinematografie del mondo, grazie ai nuovi talenti esplosi nell’ultimo decennio, su tutti il regista Juan Josè Campanella e l’attore Ricardo Darìn.

Proprio nel proficuo connubio tra i due il cinema argentino ha trovato la sua consacrazione nel 2010, con il premio Oscar per il miglior film straniero assegnato al meraviglioso “El secreto de sus ojos” (“Il segreto dei suoi occhi”, distribuito in Italia dalla Lucky Red), la storia di un agente del tribunale federale di Buenos Aires il quale, una volta in pensione, si dedica alla stesura di un romanzo a proposito del caso di omicidio che gli cambiò la vita trent’anni prima. “El secreto de sus ojos” rappresenta la quarta collaborazione tra Campanella e Darìn, che hanno lavorato insieme anche nei più o meno fortunati “El mismo amor, la misma lluvia” (1999), “El hijo de la novia” (2001, anch’esso candidato all’Oscar) e “Luna de Avellaneda” (2004). Lo stesso Ricardo Darìn, con un’altra splendida interpretazione, ha avuto il suo peso nel trionfo del cinema argentino all’ultima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, dove “Un cuento chino” di Sebastiàn Borensztein ha conquistato sia il Marc’Aurelio come miglior film sia il premio del pubblico.

Proprio al Festival di Roma, nel 2008, si presentò la coppia di registi Mariano Cohn e Gaston Duprat con il bellissimo “El artista” (“L’artista”), distribuito in Italia l’anno seguente. I due, già registi del documentario “Yo presidente”, vincitore in un paio di Festival in Messico e in Spagna, confermano il loro talento nel 2009 con il fortunato “El hombre de al lado”, non distribuito in Italia, ma che fortunatamente sono riuscito a vedere a Roma in una piccola rassegna cinematografica dedicata al cinema in lingua spagnola.

Se domandate ad un porteño (così si chiamano gli abitanti di Buenos Aires) quali sono i titoli fondamentali del nuovo cinema argentino, sicuramente sentirete parlare di “Esperando la carroza” (1985) di Alejandro Doria, una commedia amara che ricorda da vicino alcune commedie all’italiana degli anni 60 (soprattutto i film di Dino Risi e di Mario Monicelli). Altro titolo di cui il cinema argentino va fiero è l’ottimo “Nueve Reinas” (2000), una sorta di stangata sudamericana diretta da Fabiàn Bielinsky, ancora una volta interpretatata da Ricardo Darìn, vero e proprio simbolo della nuova cinematografia argentina. Per avere un panorama più o meno completo sull’argomento non si possono infine omettere titoli importanti come “El abrazo partido” (“L’abbraccio perduto”, 2004), vincitore dell’Orso d’argento al Festival di Berlino, “Lugares comunes” (2002) di Adolfo Aristarain, e per gli amanti della musica l’interessante documentario “Luca”, dedicato a Luca Prodan, leader della band Sumo (da ascoltare): un italiano trasferitosi in Argentina dopo la morte del suo miglior amico (Ian Curtis dei Joy Division), e anche lui morto giovane tra musica ed eccessi. Ovviamente non può mancare alla lista l’amatissimo “I diari della motocicletta”, frutto di una coproduzione sudamericana ed europea, che per questo motivo non possiamo definire un film argentino, anche se racconta il meraviglioso viaggio di due indimenticabili argentini, Ernesto Guevara e Alberto Granado.

Il tempo in Argentina si sta ormai consumando, è tempo di prendere l’autobus per Santiago de Chile, dove proseguiremo il nostro viaggio all’interno del cinema sudamericano, con la prossima puntata dedicata al cinema cileno.

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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3 risposte a Viaggio nel cinema argentino

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Lessio ha detto:

    per chi volesse scoprire o approfondire il cinema argentino, è imperdibile l’appuntamento offerto dal Kino (via Perugia, Roma): https://www.facebook.com/events/345223642194405/

    Il Kino vuelve al sur.

    Un cammino di dieci anni nella nuova produzione cinematografica argentina (sette film, cinque inediti) film di genere, film grandi, ovvero film di quel realismo minimalista che ha tanto di Francia, dʼEuropa, ma tutta vissuta e raccontata con il latinoamerica nelle vene e la tecnica degli Stati Uniti.

    Dieci anni della nueva ola che ha portato la cinematografia argentina nelle liste dei film più premiati a livello internazionale; film che arrivano a vincere Berlino, essere premiati a Cannes, al Sundance, fino a vincere lʼOscar.
    Film di autori che nel giro di qualche anno sono diventati punti di riferimento a livello internazionale, come Carlos Sorin, Lucrecia Martel, Fabiàn Bielinsky, Daniel Burman, Juan José Campanella, Pablo Trapero, Alejandro Agresti. Quasi tutti trenta-quarantenni, cineasti cresciuti nella Nuova Argentina, quella che dimentica, ricorda, ricostruisce, supera o piange i deliri della dittatura, la nostalgia dellʼesilio, affronta il tracollo economico, rinasce. E racconta.
    LʼArgentina, nata sulle navi, respira aria buona e torna in Europa, insegnandoci un nuovo modo di fare cinema: con un sistema produttivo ed organizzativo forte, che porta la produzione nazionale a crescere in continuazione, fino ad arrivare alla soglia dei 250 film allʼanno. Con una fame di narrazione che porta ad esplorare e a sperimentare nuove forme, di scrittura, di produzione, di tecnologia, tanto che il “cinema indipendente argentino” diventa modello di riferimento, modo di dire. Esempio.

    Di questi autori, abbiamo intenzionalmente lasciato fuori i film più conosciuti, riconosciuti, perché ampiamente distribuiti in Italia, e di facile reperibilità, preferendo grandi film sconosciuti, o quasi, al pubblico italiano.

    E siccome nel corso di un viaggio non è solo quello che si vede che conta, ma quello che si tocca, che si sente, che si mangia, che si odora, il Kino si trasforma per una settimana in una piccola isola argentina, in una milonga, un puerto, un cafetìn, como los aires del bandoneon, dove si ascolterà musica popolare, si ballerà tango, si leggeranno classici e nuovi autori, si mangeranno empanadas y dulce de leche, si berrà Fernando, vino di Mendoza e Quilmes .

    Si parlerà spagnolo. Per tornare a casa e chiamarlo “volver”.

  3. Alissa ha detto:

    Il mio preferito è il film argentino “Sin hijos” http://www.altadefinizione.vip/4299-sin-hijos-2015.html🙂

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