Capitolo 166

È passato un mese dall’ultimo capitolo della rubrica, scusate per l’assenza, ma dicembre è stato un mese pieno di preparativi, di saluti, di abbracci, di partenze… In questo momento sono in Sudamerica, dopo una scappata a Buenos Aires vi scrivo dal soggiorno della mia dimora cilena, a Santiago del Chile, dove sto scoprendo giorno dopo giorno l’estate sudamericana e il cinema di questa parte del mondo. A dire la verità per il momento mi sto dedicando soprattutto al cinema argentino, seguendo i consigli cinematografici di chi ho incontrato sul cammino, e cercando di imparare sempre meglio lo spagnolo attraverso il cinema (che serve anche a questo, che cosa splendida!).

Nove regine (2000): Uno dei film più amati del cinema argentino contemporaneo, una sorta di Stangata con una splendida coppia di protagonisti (ovviamente non può mancare Ricardo Darìn, vera e propria icona del nuovo cinema argentino), una sceneggiatura ad orologeria e un tormentone musicale sorprendente: “Il ballo del mattone” di Rita Pavone! Uno di quei film che non ci si stancherebbe di vedere, il tutto immerso nell’Argentina sull’orlo del crack finanziario. Memorabili le truffe di Darìn e la sua descrizione del sottobosco criminale di Buenos Aires. Da recuperare assolutamente.

Il segreto dei suoi occhi (2009): Vabbè, se seguite questa rubrica da un po’ di tempo saprete che questo è il mio film preferito degli ultimi 3-4 anni e forse più. Una sera a casa l’ho passata a guardare film di Juan Josè Campanella, rigorosamente in spagnolo, per cercare di imparare sempre meglio la lingua. Non parlo del film perché è un capolavoro e ne ho già parlato abbastanza nei precedenti capitoli, anche perché in un paio d’anni lo avrò già visto 4 o 5 volte.

Je l’aimais (2009): Prima esperienza in un cinema cileno, il Biografo, a due passi dal quartiere Bellas Artes di Santiago. Prezzo del biglietto: 3000 pesos cileni, neanche 5 euro. Il cassiere ti fa scegliere il posto da una griglia accanto alla cassa, e tu prendi il bigliettino corrispondente al posto scelto, poi lo mostri alla maschera che ti accompagnerà fino alla poltroncina. Roba d’altri tempi. Il film, in francese con sottotitoli in spagnolo, mi ha un po’ annoiato, nonostante la bravura di Daniel Auteil e la bellezza della logopedista de “Lo scafandro e la farfalla”. Appena tornato a casa il mio coinquilino canadese mi ha domandato se mi fossi annoiato perché il film era effettivamente noioso o semplicemente perché era un film francese… Ah, povero ragazzo, non ha ancora capito con chi sta parlando!

J. Edgar (2011): Probabilmente il film di Clint Eastwood meno atteso degli ultimi dieci anni (parlo totalmente a titolo personale). Sarà che il precedente “Hereafter” mi aveva deluso molto, ma non mi aspetto più capolavori come i recenti “Gran Torino” o “Changeling”. Ma si trattava pur sempre di un film di Eastwood, e dovevo assolutamente vederlo: qui in Cile non è ancora uscito al cinema, e sono dovuto ricorrere a una pratica che non amo molto (mi riferisco esclusivamente per quel che riguarda i film contemporanei, che preferisco vedere in sala), lo streaming. Beh, il film è monotono, pieno di parole, e a tratti pure un po’ noioso, anche se Leo Di Caprio si conferma uno dei migliori attori della sua generazione. Vogliamo parlare del trucco dei personaggi da vecchi? Bah. Deludente, e non mi aspettavo neanche troppo.

El mismo amor, la misma lluvia (1999): Altro film di Juan Josè Campanella, del quale mi sto impegnando a vedere tutta la videografia, o almeno tutti i suoi film con Ricardo Darìn (credo che ora mi manchi solo “Luna de Avellaneda”). La coppia di attori la porto nel cuore (gli stessi due de “Il segreto dei suoi occhi”) ed è stato abbastanza facile entrare in sintonia con il film: buonissimo, la storia di uno scrittore e una pittrice che si inseguono, si trovano, si lasciano, si rivedono e tutto quanto attraverso una decina d’anni di storia argentina. Bello, romantico, ma non indimenticabile.

Violeta se fue a los cielos (2011): Seconda esperienza in un cinema cileno, stavolta l’antichissimo Cinema Normandie, a due passi dalla storica Moneda. Anche qui 3000 pesos, ma scelta libera dei posti. Ancora la maschera con tanto di torcia elettrica. Il film, cileno, è un biopic su Violeta Parra, cantante, poetessa, artista e quant’altro, una delle voci più amate dal popolo cileno, autrice di canzoni meravigliose e talvolta strazianti. Morì suicida all’età di cinquant’anni. Il film parte con una lentezza improponibile, ma si riprende nella seconda parte, forte dell’interpretazione della protagonista e della musica di Violeta. In mano ad un altro regista sarebbe probabilmente uscito fuori un grandissimo film, ma bisogna accontentarsi semplicemente di un film abbastanza discreto.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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4 risposte a Capitolo 166

  1. Rear Window ha detto:

    Su Hereafter non sono così d’accordo… io l’ho amato molto. Quanto poi a J.Edgar effettivamente si tratta di un film che presenta diversi difetti, in primis la troppa carne al fuoco che costringe Eastwood a trattare senza un reale approfondimento degli snodi che avrebbero meritato un’altra sottolineatura.
    Buon divertimento in Cile!!!

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Giampaolo ha detto:

    Quindi si paga poco in Cile? Oppure sei andato in giorni analoghi al lunedì o al mercoledì per quanto riguarda qui in Italia (o almeno in Sardegna)?
    Il segreto dei suoi occhi non l’ho ancora visto purtroppo…
    ma al tuo coinquilino canadese glie l’hai detto che sei il Cinerunner?
    Buona serata!

  4. Lessio ha detto:

    i prezzi si riferiscono rispettivamente a giovedì sera e sabato sera (dal lunedì al mercoledì costa anche meno…). Ma erano due cinema di nicchia, non so i prezzi dei multisala..!

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