Capitolo 168

Cari affezionati, eccomi di ritorno in Italia dopo la trasferta latinoamericana, dove tra deserti, vulcani, cinema di nicchia, autobus, biciclette, carne alla brace e tanta allegria ho constatato un’altra piccola parte della straordinaria bellezza di questo mondo. Al mio ritorno, subito gli Oscar, che han visto il trionfo del sopravvalutato “The artist”. Tornato in patria ho ritrovato il cinema, e ho così tanto da recuperare che sarò costretto a chiudermi in sala molto più del solito. Ben ritrovati dunque, è tempo di sospendere la vita da viaggiatore e riprendere a pieno regime la vita da cinefilo…

La revolucion no serà transmitida (2003): Ultimi giorni a Buenos Aires. Un paio di amici mi hanno portato ad un cineforum per assistere ad un documentario su Chavez e il potere mediatico del canale televisivo presidenziale in Venezuela. Il film è sì interessante, ma un po’ troppo di parte. Si insiste ripetutamente nel sottolineare la grandezza di Chavez e la sua popolarità, senza offrire un punto di vista alternativo. Serata ad ogni modo interessante, soprattutto per quel che riguarda il potere dei media, che è un argomento che dalle nostre parti conosciamo abbastanza bene…

Crazy, stupid, love (2011): Aereo per Roma, uno dei film gentilmente proiettati dalla compagnia (io vorrei però sapere chi si occupa della scelta e della programmazione cinematografica degli aerei…). Dopo il piuttosto inutile “Il gatto con gli stivali”, che mi ha portato al sonno dopo circa 20 minuti di pellicola, mi sono svegliato in tempo per i titoli di testa di questa commedia con Steve Carell, che non sarà il film più divertente del mondo, ma che però due risate me l’ha strappate. Un ottimo cast (Ryan Gosling, Julianne Moore, Kevin Bacon, Marisa Tomei) e qualche trovata divertente hanno reso queste due ore le migliori delle 14 che ho passato sull’aereo fino a Roma.

Hugo Cabret (2011): Neanche 24 ore dopo il mio ritorno a Roma mi sono fiondato al cinema per vedere l’ultimo film di Scorsese. Parigi, Melies, il cinema e il buon Martin alla regia: mi aspettavo un capolavoro totale, e forse è per questo che ho trovato il film un po’ al di sotto delle aspettative. Va detto che ho commesso l’errore di vederlo in un cinema 2D, e non nel famigerato 3D che a quanto pare era assolutamente funzionale e coerente con l’idea della pellicola. Il punto è che i momenti più emozionanti sono quelli in cui ci sono le immagini dei film muti, e sono questi ad emozionare molto più di tutto il resto (la proiezione di “Voyage dans la lune” mi ha messo i brividi).

Drive (2011): Prima della Notte degli Oscar alla faccia dell’Accademy mi sono rivisto in dvd il grande assente della serata. Miglior regia al Festival di Cannes, il film di Refn si conferma una pellicola di grande livello: come hanno potuto tener fuori dalle nomination la regia, l’interpretazione di Ryan Gosling, la colonna sonora, la splendida fotografia? La conferma, se mai ne sentivamo il bisogno, che i premi Oscar sono uno degli eventi più sopravvalutati dell’anno, buona solo per passare la notte a mangiare pop corn e patatine con gli amici e farsi due risate commentando ciò che passa sullo schermo. La scena dell’ascensore si conferma di una bellezza unica, così come lo sguardo di Carey Mulligan. Film da vedere e rivedere.

Quasi amici (2012): Il campione di incassi del cinema francese. Variazione sul tema della strana coppia, incentrato stavolta sull’amicizia tra un riccone tetraplegico e un badante grezzo proveniente dalla banlieue parigina: il contrasto tra i modi eleganti e la schiettezza della vita da strada è la trovata migliore di questo bellissimo film. Inoltre la somiglianza imbarazzante tra François Cluzet con Dustin Hoffman rende la pellicola ancora più piacevole. Uno dei migliori film dell’ultimo periodo, il cinema vi aspetta.

hugo cabret

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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3 risposte a Capitolo 168

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Rear Window ha detto:

    Bentornato in patria! 🙂

    Concordo sul giudizio di The Artist ed anche su quello di Crazy Stupid Love. Quanto ad Hugo Cabret a me è piaciuto. Mi è parso un lavoro molto sincero e pieno di amore per la Settima Arte.
    Incollo quello che ho scritto da me, in relazione al fatto che sia Hugo che The Artist rendono omaggio al Cinema degli albori:

    …ma mentre il lavoro del francese Hazanavicius si mantiene in superficie, in un modo – se vogliamo – anche un pò “furbo” e ruffiano, il regista newyorchese si spinge a riflettere sui meccanismi stessi dell’immaginario collettivo. Il Cinema in questo senso è come uno di quei congegni che Hugo Cabret ama riparare, che ha bisogno di una chiave a forma di “cuore” per prender vita. Quello stesso cuore che – partendo dai fotogrammi dipinti a mano di Méliès – ci ha condotti oggi, 100 anni dopo, alle potenzialità espressive della tecnologia digitale del film di Scorsese.

  3. Lessio ha detto:

    Sono d’accordo, senza dubbio The Artist è un film molto furbo, mentre Hugo ha molto più cuore. Il punto è che mi è sembrato più un film di Spielberg che un film di Scorsese, troppo buono e troppi bei sentimenti. E come dicevo mi ha emozionato molto più l’omaggio al cinema piuttosto che il film in sé (da buon ex-studente Dams rivedere tutte quelle immagini di Melies, Griffith e compagnia bella mi ha quasi commosso): quando i due ragazzi sfogliano il libro di storia del cinema, quando vanno al cinema di nascosto e quando proiettano il film di Melies sono i tre momenti più belli del film (insieme al disegno del robot, aggiungerei). Mi è piaciuto, certo, ma speravo che fosse il film dell’anno, forse del decennio! E sicuramente la visione in 2D questa volta mi ha penalizzato.. ma come resistere ad un biglietto a 5 euro? Colpa della crisi 😉

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