Recensione “Looking for me in America” (2011)

Girare un documentario significa strizzare l’occhio alla realtà, nutrirsi di essa per raccontare una storia che non è l’unica realtà, ma una versione della realtà. Quando però un regista decide di raccontare la propria realtà, quella versione si trasforma nell’unica verità esistente: è questo che fa il giovane Marco Vitale, documentarista italiano impiantato negli States, che nel suo film parte alla ricerca di se stesso in un coast to coast pieno di emozioni, dove lontani echi della beat generation si distillano in un profumo da respirare on the road, tra mappe, autobus, binari e sale d’attesa.

Un anno lontano dall’Italia per consacrarsi alla New York Film Accademy: il sogno americano però comporta sacrifici, lentamente si impossessa di coloro che lo vivono, rendendoli diversi, indurendoli, conducendo infine ad un’inevitabile perdita di personalità: «Non voglio diventare questo tipo di persona», afferma Vitale nel suo documentario. Il regista decide così di partire per ritrovare qualcosa che ha perso, se stesso, perché a volte soltanto perdendosi ci si può ritrovare. La sua avventura per gli States lo aiuterà a capire cosa fare del futuro, decidere come affrontare il domani, un viaggio quindi che assume il ruolo di mentore e al tempo stesso di turning point per una carriera, una persona, una vita.

New York, Washington, Savannah, Miami, New Orleans, Grand Canyon, Los Angeles, San Francisco: luoghi, avventure, incontri, persone. Città dopo città Vitale impara a conoscere il punto di vista di altri statunitensi acquisiti, provenienti da tutto il mondo, riuscendo in qualche modo a trovare sempre più qualcosa di sé riflessa nelle parole di coloro che lo circondano, ma anche nelle parole di amici e famigliari, con cui il protagonista comunica durante i suoi spostamenti. Un’opera emozionante che sa rendere nostre le inquietudini dell’autore, capace di farci avvicinare empaticamente alle sensazioni da lui stesso provate lungo la strada (che trova nella conversazione via skype con i suoi genitori il momento più intenso). Alla fine però la risposta arriverà da sola, marchiata a pelle da un tatuaggio che renderà indelebile questo tragitto, «perché solo quando realizzi chi sei, puoi cominciare a vivere».

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Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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2 risposte a Recensione “Looking for me in America” (2011)

  1. Rosaria Dello Iacovo ha detto:

    Bellissima recensione!

  2. Karla Soto ha detto:

    mi piace!! Auguri Marco!!

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