Duman: nel 2013 il nuovo album dei Pearl Jam del Bosforo

Idoli dei ragazzi in Turchia, semisconosciuti nel resto del mondo, ma bravissimi. Ad ostacolare l’ascesa al successo di questi ragazzi di Istanbul è stata probabilmente la scelta del turco come idioma delle loro canzoni: ciononostante la bellezza della loro musica riesce ugualmente a comunicare il loro messaggio malinconico, romantico, a tratti disperato, ma potente. I Duman si sono formati alla fine degli anni 90 in seguito ad un viaggio “spirituale” del frontman Kaan Tangöze in quel di Seattle, dove all’inizio del decennio aveva avuto modo di ascoltare e conoscere alcune band emergenti della scena grunge della città statunitense. Gente come i Pearl Jam, o come i Nirvana. Ed è proprio la band di Eddie Vedder ad aver influenzato maggiormente lo spirito dei Duman, che nella loro musica riescono a combinare elementi della musica tradizionale turca con il grunge tipico di Seattle, per l’appunto.

Quattro album in studio e uno dal vivo, in attesa del prossimo che dovrebbe uscire tra sei mesi. Il primo lavoro, “Eski Köprünün Altında” (“Sotto il vecchio ponte”, del 1999) e il successivo “Belki Alışman Lazım” (“Forse dovresti abituartici”, del 2002) hanno riscosso un successo senza precedenti in Turchia, confermato poi dal live album “Koncer” del 2004 e dal terzo lavoro in studio, “Seni Kendime Sakladım” (“Ti tengo per me”, del 2005). Interrotta provvisoriamente la carriera musicale a causa del servizio di leva, Kaan Tangöze si è rimesso al lavoro con i Duman, che nel 2009 hanno rilasciato il loro quarto album “Duman I & II”. Canzoni come “Bebek” (“Bambino”), “Bu Akşam” (“Stanotte”), “Oje” (“Smalto”), “En Güzel Günüm Gecem” (“Il mio miglior giorno e notte”, nome tra l’altro del Greatest Hits uscito nel 2007), “Bu aşk beni yorar” (“Questo amore mi rende stanco”), “Herşeyi yak” (“Da’ fuoco a tutto”) o “Belki Alışman Lazım” (“Forse dovresti abituartici”, riferita alla solitudine) sono solo alcune delle perle scoperte ascoltando i cd dei Duman.

Quel che esce fuori dalle canzoni della band turca è dunque un rock ibrido e perfettamente funzionale, che insieme alla qualità dei testi (per i fortunati che hanno modo di comprenderli o di farseli tradurre) riesce ad imporsi alle orecchie degli appassionati del genere con i suoi riff di chitarra e la voce sofferta del cantante. Il problema è che adesso che li abbiamo scoperti, non riusciamo più a togliere il cd dalla macchina.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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