Capitolo 183

L’autunno è la mia stagione preferita, su questo non ci sono dubbi. Ad alimentare il fascino per questa magnifica malinconia di fine estate c’è anche l’arrivo al cinema di tanti nuovi film, tanta carne per lo scoppiettante fuoco di questa rubrica, che con questo capitolo (numero 183!) inaugura la sua quinta stagione insieme a voi. Questa volta abbiamo qualche film arrivato direttamente dal Festival di Venezia: occhio perché in questa lista si cela un capolavoro.

Eva (2011): Che sorpresa questo film spagnolo di Kike Maillo. Fantascienza d’autore, con lontani echi di “A.I.” (ma per fortuna meno buonista), citazioni kubrickiane (il labiale rivelatore è un chiaro omaggio a “2001”) e antichi sentimenti che danzano sulle note di “Space Oddity” di Bowie, il lento più originale mai ballato sul grande schermo. Un futuro che in qualche modo ci somiglia, ci sembra familiare, e forse è per questo che le sensazioni che suscita sono così reali. Una delle sorprese più belle della stagione cinematografica.

Bella addormentata (2012): C’era tanta attesa per il film di Marco Bellocchio, un regista che personalmente stimo, o forse stimavo, prima delle sciocche polemiche post-Venezia. Il suo ultimo film fa entrare talmente tanto nell’atmosfera del titolo che per poco non ci si addormenta davvero. Una serie di personaggi e scene differenti si muovono sullo sfondo della vicenda di Eluana Englaro. Film noioso, senza ritmo, senza pathos, con alcune scene forzatissime. Delusione veneziana.

È stato il figlio (2012): Il film di Ciprì è un vero gioiello, capace di raccontare drammi e tragedie con un’ironia di fondo piena di quei colori e di quella vitalità che forse solo il Sud Italia, e in particolare la Sicilia, riesce ad esprimere. La storia di “uno che, per un graffio alla macchina, ammazzò suo padre”, come recita l’incipit della pellicola: una storia così folle, drammatica, ironica, si può raccontare solo in Italia. È in film come questo, in cui il nostro Paese viene raccontato con gli ingredienti di cui sopra, che il cinema italiano riesce a trovare vitalità, originalità, carattere.

La cinquième saison (2012): Girato con un meraviglioso gusto per l’immagine, con un senso dell’inquadratura mai banale, sempre disponibile ad aggiungere qualcosa al racconto: è nel connubio tra la cruda assurdità della storia e la magnifica estetica stilistica che il film trova il motivo per cui al Festival di Venezia in molti hanno gridato al capolavoro, perché in fondo è di questo che stiamo parlando. Un film che si lascia ammirare come il più bello dei dipinti: mentre l’inverno dell’essere umano continua imperterrito, è dalle parole di uno dei personaggi (che a sua volta cita Nietzsche) che emerge un barlume di speranza: “Bisogna avere il caos dentro per generare una stella danzante”. Meglio ripetersi: è un capolavoro.

Apres-mai (2012): Venezia a Roma. Il film di Assayas comincia in modo piuttosto banale, cercando di riprendere le atmosfere del 68 francese. Purtroppo la proiezione del cinema Greenwich ha subito numerose interruzioni per un problema alla macchina dei sottotitoli, motivo per cui ogni tentativo di gustarsi la pellicola è caduto come la pioggia che imperversava fuori dalla sala. Dopo mezzora di film, interrotto due volte, ho abbandonato la sala e ripreso i soldi del biglietto. Anche se penalizzato dalla situazione, il film non mi è sembrato un granché, per quello che ho visto.

Sogni d’oro (1981): Film di Nanni Moretti, che sono stato praticamente costretto a vedere da un amico: “non puoi non averlo mai visto! Tieni, guardalo!”, mi ha detto, passandomi il suo hard disk esterno. Un regista intellettuale cerca di riaffermare la propria visione di cinema in una società qualunquista, in cui Moretti mostra un’Italia quasi surreale, fatta di isterie e complessi. Alcune scene sono diventate un cult, dal tormentone sulla casalinga di Treviso, il bracciante lucano e il pastore abruzzese, all’indimenticabile arringa su chi parla di cinema senza conoscerlo: “Tutti si sentono in diritto, in dovere di parlare di cinema. Tutti parlate di cinema, tutti parlate di cinema, tutti! Parlo mai di astrofisica, io? Parlo mai di biologia, io? Parlo mai di neuropsichiatria? Parlo mai di botanica? Parlo mai di algebra? Io non parlo di cose che non conosco! Parlo mai di epigrafia greca? Parlo mai di elettronica? Parlo mai delle dighe, dei ponti, delle autostrade? Io non parlo di cardiologia! Io non parlo di radiologia! Non parlo delle cose che non conosco!”. Dulcis in fundo, c’è Remo Remotti che intepreta Freud (!!!).

Woody (2012): Documentario dedicato alla carriera di Woody Allen, presentato a maggio al Festival di Cannes. Come si fa a raccontare un genio? Lasciando a lui stesso il compito di raccontarsi, attraverso una bella intervista e le immagini tratte dai suoi film e dalle sue comparsate televisive. Si ride, quasi ci si commuove nel sentire Allen raccontare la semplicità con la quale ha regalato al mondo le più belle commedie romantiche della storia del cinema, come “Annie Hall” e “Manhattan”. Quasi due ore di morbide risate e l’atmosfera sempre piacevole di passare un po’ di tempo con un vecchio amico al quale si vuole davvero un gran bene. Correte al cinema a vederlo.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
Questa voce è stata pubblicata in Cinema, UVDC Rubrica e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...