Capitolo 184

Bei tempi quando questa rubrica era settimanale: il carico di lavoro era meno pesante e raramente si trovavano più di quattro film nello stesso capitolo. Ora invece, da quando ho deciso di renderla bisettimanale, ecco che mi costringo alla sintesi per non annoiarvi con il mio modesto commento sugli ultimi film che ho visto, che questa volta sono ben otto (esattamente il doppio di quanto scritto sopra, non fa una piega). Mentre cominciano ad uscire le prime indiscrezioni sul prossimo Festival di Roma, eccoci a parlare di ottobre, mese notoriamente saturo di bei film, bei colori autunnali, bella vita.

Carrie lo sguardo di Satana (1976): De Palma è sempre stato uno dei registi più bravi e sottovalutati della New Hollywood, anche se i suoi film di fatto sono amatissimi (“Scarface”, “Gli intoccabili” e “Carlito’s Way” su tutti). Carrie è uno di quei film che non sente gli anni che passano, intatto e puro in tutta la sua atroce potenza: una sorta di rivincita dei nerd in versione horror. Memorabile la scena del ballo della scuola, il giovane John Travolta, la madre inquietante, la timida Sissy Spacek imbrattata di rosso (quanto le donava!). Film meraviglioso.

Amami se hai coraggio (2002): Esordio alla regia di Yann Samuell. Una persona a me cara mi ha costretto a guardare questo film, e credo di aver capito perché: mi è sembrato un chiaro suggerimento a mollare tutto e correre a sposare Marion Cotillard! Il film è stato girato sulla scia del successo di Amelie, verso il quale Samuell strizza l’occhio in qualche occasione, confezionando e impacchettando il film che tutti vorrebbero vedere ma che in fondo sappiamo bene di aver già capito dopo cinque minuti. Comunque carino, suggerimento apprezzato. Guardatevelo se vi sentite un po’ romantici e sognatori, oppure vedetelo e smontatelo ogni 10 secondi se vi sentite cinici e disillusi. È questo il vantaggio delle commedie romantiche: c’è sempre un motivo per vederle.

Monsieur Lazhar (2011): Dovevo andare a vedere “Pietà” di Kim Ki Duk (che continua a sfuggirmi ogni giorno..!) ma grazie all’insostituibile contributo dei mezzi pubblici romani ho previsto che sarei arrivato tardi al cinema. Così ho ripiegato su quest’altra pellicola, che si è rivelata piuttosto piacevole. Provo sempre un piacere particolare nel vedere film ambientati nelle scuole, mi viene quasi voglia di diventare professore, salvo poi ricredermi al pensiero di cosa potrei insegnare ai miei alunni (tifare Roma, bere birra e guardare film tutto il giorno). Bel film, passato un po’ inosservato in sala, ma non ai Festival ai quali ha partecipato, dove ha riscosso premi e applausi (premio del pubblico a Locarno, tanto per citarne uno piuttosto prestigioso).

Shining (1980): Se passi la serata a casa e in televisione è appena cominciato “Shining”, come fai a resistere alla tentazione di mettere alla prova la tua memoria nel tentativo di doppiare ogni singola battuta del film? C’è bisogno di dire qualcosa su questo film? C’è ancora qualcuno di voi che non l’ha visto? Che non l’ha rivisto? Che non l’ha amato? Se c’è che si faccia avanti. Riceverà una visita notturna dal mio amico Jack Torrance (ma forse basterebbe anche una comparsata di Stanley Kubrick in sogno, una delle sue occhiatacce può bastare come trauma). Vabbè non volevo dirlo perché mi sembrava ovvio, però non posso resistere: capolavoro!

Mio fratello è figlio unico (2007): Questo è un film che ho amato molto, tanto da comprarlo anche in dvd (anche se ai tempi in cui compravo dvd con una frequenza maniacale). Daniele Luchetti è uno dei migliori registi italiani, è bene che lo sappiate, così come Elio Germano è uno dei nostri migliori attori (se non IL migliore). Due fratelli, uno fascista, l’altro comunista. L’Italia degli anni 70, i sogni, la lotta operaia, i pestaggi, il piombo. Ma anche l’amore, una bella francese (Diane Fleri è una delle 243 donne di cui sono stato innamorato in vita mia), tanta ironia. C’è leggerezza e c’è la musica di Nada. Bellissimo.

Reality (2012): Matteo Garrone è uno che zitto zitto ha vinto due Grand Prix a Cannes, uno con “Gomorra”, l’altro proprio con “Reality”. Questo è uno di quei casi in cui il cinema italiano è CINEMA, non solo con la C maiuscola, ma con tutte le lettere maiuscole. Il sogno di successo di un pescivendolo napoletano (Aniello Arena, un ergastolano dal talento recitativo incredibile) si trasforma in paranoia, e l’Italia è questa qua. A colpire nel film sono soprattutto le facce scelte da Garrone, in uno dei migliori casting mai visti nel cinema italiano: ogni singolo personaggio è particolare, perfetto, assolutamente credibile in ogni sua minima sfaccettatura. Napoli è un universo a parte, e Garrone riesce a ricordarcelo in ogni fotogramma. Da vedere e applaudire.

About a boy (2002): Beh Nick Hornby è il mio scrittore preferito, e dovreste prendervela con lui se da ormai cinque anni vi costringo a leggere queste righe, visto che proprio uno dei suoi libri le ha ispirate. “About a boy” è un gran libro, dal quale è uscito fuori un film molto godibile: Hugh Grant ha una di quelle facce capaci di rendere divertente anche un funerale, figuratevi se non era in grado di farcela con un ragazzino sfigato e la sua mamma hippy depressa. La scena in cui Grant sale sul palco per suonare “Killing me softly” alla chitarra elettrica vale quasi da sola tutto il film.

Ted (2012): Avevo smesso di vedere film di questo genere, lo sapete! Addirittura Laura, la cassiera del cinema che in passato ha visto la mia faccia in quel cinema quasi ogni sera per circa due o tre anni, è rimasta talmente sorpresa dalla mia scelta da esclamare: “Tu che vedi questo film? Dalla Mostra di Venezia a Ted?!”. In realtà ho deciso di vederlo per il nome di Seth McFarlane dietro la macchina da presa: il creatore dei Griffin era abbastanza da spingermi al cinema per un film di questo genere, e devo dire che ne è valsa decisamente la pena. Ted è irriverente, assurdo, insensato, scorretto e spassoso. La trovata di Flash Gordon poi è qualcosa di geniale. Mi sono divertito come un ragazzino, degna chiusura di una bellissima domenica.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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Una risposta a Capitolo 184

  1. Sonia ha detto:

    Elio Germano è il miglior attore italiano. Decisamente sì. E pensare che canta pure in un gruppo rap!

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