Recensione “Amour” (2012)

Dopo la vittoria a Cannes con il magnifico “Il nastro bianco”, Michael Haneke bissa con “Amour”, molto sottotono rispetto al film precedente, ma poggiato interamente sulle spalle di due mostri sacri, capaci di un’interpretazione fuori dell’ordinario: Jean-Luis Trintignant ed Emmanuelle Riva. Chi si accontenta di loro due, godrà, anche perché il film in sé è certamente un lavoro di buona fattura, ma troppo prevedibile, dall’incedere inevitabile, e alla lunga risulta tedioso. Certo, il titolo dice tutto: ciò che Haneke vuole raccontare è innanzitutto una storia d’amore, ma gli splendidi sentimenti di questa coppia di anziani non bastano ad evitare qualche sbadiglio.

Georges e Anne sono due anziani professori di musica ormai da tempo in pensione. Loro figlia, Eva, è anch’essa musicista, ma vive in Inghilterra con la famiglia e non sempre riesce a passare del tempo con i genitori. Un giorno Anne resta vittima di un incidente e il rapporto della coppia cambia inevitabilmente, con Georges costretto ad una durissima prova d’amore per proteggere e curare Anne.

Pensare che questo film è dello stesso regista di “Niente da nascondere”, “Funny Games” o il già citato “Il nastro bianco” è sorprendente: sottolinea l’incredibile versatilità di Haneke e la sua sensibilità nei confronti di opere dalle sfaccettature più disparate, ma in questo caso siamo rimasti delusi. Non bastano due attori meravigliosi, accompagnati da una perfetta Isabelle Huppert (la figlia Eva). Più che provare amore ed emozionarsi per il grande sentimento del protagonista, si prova pena, pietà, oltre ad un quantitativo decisamente elevato di noia. Due ore che scorrono a fatica, in attesa di un finale inevitabile, peraltro già anticipato dalla scena d’apertura.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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Una risposta a Recensione “Amour” (2012)

  1. Marina saccheri ha detto:

    E se la noia fosse un altromodo di comunicare la totale mancanza di speranza?

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