Recensione “Main dans la main” (2012)

Valerie Donzelli ha un grande talento: la semplicità. È per questo che i suoi film sanno emozionare, perché non fanno tanti giri di parole. Sono diretti, genuini, spontanei, proprio come la regista. Proprio come questo film, che arriva alla settima edizione del Festival di Roma sulla scia del meraviglioso “La guerra è dichiarata”, sul quale tutti abbiamo già speso fiumi di parole, oltre alle lacrime. La leggerezza di Valerie Donzelli richiama alla memoria la Nouvelle Vague francese degli anni 60, il cinema di François Truffaut, credibile anche laddove può sembrare assurdo, gioioso e soffice come una carezza sulla mano, come quando si tiene qualcuno mano nella mano, “main dans la main”.

Joaquin vive nella periferia di Parigi, va sullo skate e lavora per una società di specchi. Helene insegna danza all’Opera de Paris. Un giorno si incontrano, si rubano un bacio e fanno scattare l’incantesimo: non possono più separarsi (fisicamente). Dove va uno deve anche andare l’altra, dove cerca di fuggire lei, è volente o nolente costretto a seguirla lui. Il legame magico diventa così inevitabile, Joaquin ed Helene cominciano così a conoscersi meglio, a scoprire i pregi e le debolezze delle loro anime e del loro casto rapporto, che li scherma e isola dal mondo circostante.

Valerie Donzelli affida a Jeremie Elkaim e a Valerie Lemercier il compito di ritrovarsi in questa coppia improbabile, in cui i due sono totalmente differenti per età, carattere, stato sociale: una commedia romantica che strappa risate e qualche riflessione, applausi e anche un po’ di magone. L’arte della semplicità immersa nell’assurdità di un incantesimo che impedisce di separarsi a due persone che (forse) non si amano. È il cinema, amici miei, niente di più, niente di meno, che permette all’uscita della sala di pensare: «Valerie Donzelli ti voglio bene».

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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