Festival di Roma 2012 (Giorno 3): Pioggia all’Auditorium

Giornata piuttosto anonima per il Festival di Roma: questa domenica di pioggia, fulmini e tempesta è cominciata sotto il segno di Stanley Kubrick, una sorta di angelo custode che sta contribuendo a tenere in piedi la kermesse romana, grazie alla presentazione della mostra fotografica, gli incontri con Emilio D’Alessandro e Matthew Modine, il documentario sull’attore e soprattutto con la proiezione di “Full Metal Jacket” di questa mattina, un evento ospitato da Roma per il 25° anniversario del film. «C’è chi la domenica mattina va a messa, chi va al Festival di Roma a vedere “Full Metal Jacket”. Ognuno sceglie la sua religione», come scrivono gli utenti di Twitter, e noi oggi abbiamo scelto Kubrick.

Dopo il film abbiamo assistito a “Full Metal Joker”, un documentario-intervista che racconta Matthew Modine (che, una volta per tutte, si pronuncia “Modìn” e non “Modain”) sotto un aspetto inedito, analizzando il film di Kubrick da un punto di vista piuttosto originale (il Vietnam come il sistema dei media dentro il quale siamo tutti vittime). Un lavoro interessante che sarà replicato mercoledì mattina prima dell’incontro con l’attore.

In contemporanea questa mattina è stato presentato alla stampa il primo film a sorpresa del concorso: “1942” di Feng Xiaogang, con Adrien Brody, il film più costoso della storia del cinema cinese. «Un polpettone alla “Via col Vento”», si sente dire tra i corridoi del Festival, anche se il commento più eloquente ci è sembrato il seguente: «Non è un film, è un sequestro di persona». Non sorprende il fatto che il film a sorpresa (il gioco di parole è voluto) sia una pellicola cinese, visto che c’è Muller alla direzione. E sorprende ancora meno l’annuncio del secondo film a sorpresa, “Drug War” di Johnnie To, un altro film cinese, ma di un autore che porta sicuramente a Roma il suo nome e la sua maestria artistica (ricordate il bellissimo “Vendicami” del 2009?): almeno questa è una buona notizia. Già, ci affidiamo a queste piccole speranze per salvare un Festival che forse possiamo definire il più povero mai visto a Roma. Povero di grande qualità (escludendo Miike e la Donzelli, si è visto davvero ben poco), povero di pubblico e povero anche a livello di programma: gli altri anni ricordiamo che non si riusciva a respirare un momento, tanta era la mole di film in programmazione. Quest’anno invece ci ritroviamo con intere ore libere, soprattutto nella fascia pomeridiana (a meno di non volersi appisolare sulle poltrone durante le scadenti proiezioni di Panorama Italia). Il punto è che il livello del concorso in linea di massima si è mantenuto sulla mediocrità delle altre edizioni, mentre le categorie di contorno si sono indebolite vistosamente. Cinemaxxi non è riuscito minimamente a supplire a quella fonte di inesauribile meraviglia che era la celebre e compianta sezione Extra, Alice nella Città è diventata una categoria totalmente indipendente e quest’anno ha subìto anch’essa un vistoso calo di qualità, mentre su Panorama Italia abbiamo già accennato (basterebbe descrivervi la montagna di fischi che ha accolto i titoli di coda del film di Lucarelli per dare un’idea del livello di questa sezione).

Torniamo ai film. Tra le pellicole in concorso abbiamo assistito in serata alla proiezione stampa di “Marfa girl”, di Larry Clark, discusso regista di “Ken Park”. Tanto (tantissimo) sesso, tanta violenza, ma anche tanto squallore, che trasuda dalle atmosfere di questa piccola città del Texas, Marfa appunto, al confine con il Messico. Se si guarda oltre le continue scene di sesso (in fin dei conti funzionali alla storia) ci si può perdere nella noia e nella folle e angosciante tristezza di questo piccolo centro abitato. Non sarà un film indimenticabile, ma almeno è uno dei pochi film in concorso (finora) capace di raccontare qualcosa in maniera differente, e con questi chiari di luna ce lo teniamo stretto.

In serata chiusura con “Jeunesse” (Alice nella Città), film autobiografico diretto da Justine Malle, figlia di Louis. Juliette ha 20 anni ed è innamorata di Benjamin. Suo padre sta morendo a causa di una malattia degenerativa. Il dolore per il distacco e la perdita da un lato, la scoperta della sessualità e dell’amore dall’altra. Carino nella costruzione e nel soggetto, perde un po’ sulla qualità (soprattutto la fotografia da fiction televisiva). Sempre bello però ascoltare “I Want You” di Bob Dylan, talmente straordinaria che funzionerebbe in qualunque scena di qualunque film.

Domani arriva il primo film francese di Michele Placido (“Il cecchino”, fuori concorso), la seconda opera di Pappi Corsicato (“Il volto di un’altra”, in concorso) e il messicano “Mai morire” (in concorso), mentre Sylvester Stallone è arrivato a Roma e domani pomeriggio terrà un incontro con il pubblico nel Teatro di Tor Bella Monaca. E speriamo che esca un po’ di sole.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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