Festival di Roma 2012 (Giorno 4): Arrivano gli italiani

Michele Placido e Pappi Corsicato aprono la nuova settimana del Festival con le loro due pellicole. Il primo con un film di genere ambientato in Francia (con Daniel Auteuil e Matthew Kassowitz), che non sarà il film più memorabile dell’anno, ma che almeno si lascia guardare con piacere. Se Placido è fuori concorso, nella selezione ufficiale è invece Pappi Corsicato con il suo “Il volto di un’altra”: una pellicola esteticamente impeccabile, divertente nel ritmo e nelle assurdità delle sue trovate (la tazza del gabinetto schiantata sul parabrezza della protagonista, un asteroide in arrivo sulla Terra, il coro dei ventriloqui).

Un film italiano diverso, che osa, tentando di andare un po’ oltre, anche a costo di affondare nel kitsch, o nel nonsense (durante una scena in bianco e nero uno dei personaggi si domanda il perché della mancanza della mancanza di colori nella stanza). In fin dei conti c’è piaciuto, Laura Chiatti e Alessandro Preziosi sono sembrati essere completamente in parte, e tutto ciò è rallegrante. In conferenza stampa il regista ha confessato un aneddoto incredibile quanto divertente: i fratelli Coen gli hanno scritto per dirgli che nel loro prossimo film ci sarà un personaggio che si chiamerà Pappi Corsicato. Storie da Festival.

In mattinata abbiamo assistito alla proiezione del francese “Comme un lion”, nella sezione Alice nella Città. La presenza di decine di scolaresche in sala, pronte ad applaudire ogni gesto del protagonista, ha acceso in me pulsioni omicide, e per un attimo ho rimpianto la mancanza del protagonista del film di Miike (un professore che fa strage di studenti). A parte ciò, il film era piuttosto valido, peccato si perda con un erroraccio di sceneggiatura proprio nei minuti finali: usare due volte lo stesso stratagemma per permettere al protagonista di farsi conoscere dall’allenatore di una squadra di calcio c’è sembrato una sorta di suicidio artistico. La storia è quella di un giovane calciatore senegalese che viene mandato dal suo villaggio fino in Francia da un selezionatore, in cambio di un’ingente quantità di denaro (che doveva essere recuperata in breve grazie al contratto da calciatore). In realtà dietro le promesse del selezionatore camerunense c’era una truffa. Il ragazzo si trova così da solo, in Francia, senza nessuno, senza soldi, senza un posto dove dormire. Talento e caparbietà, oltre all’aiuto di un allenatore duro ma buono, gli permetteranno di trovare la sua strada, oltre al gol.

“Populaire” invece, altro film francese (fuori concorso), ricalca in tutto e per tutto lo stile delle commedie romantiche americane degli anni 50 (non a caso il periodo in cui è ambientata la storia), quelle alla Billy Wilder, con un’attrice protagonista ricalcata in stile e carattere sull’immagine di Audrey Hepburn. È proprio per questo che il film c’è piaciuto: diverte, non cala mai di ritmo, si coccola i suoi personaggi e fa esattamente il suo dovere, facendoci sentire per un po’ appartenenti ad un’altra epoca. Romain Duris e Berenice Bejo poi mettono i loro nomi e i loro volti a garanzia di successo. Sfonderà i botteghini, ne siamo certi.

Altro giro, altra corsa: stavolta sezione Cinemaxxi, definita la “presuntuosa” (per via del suo tentativo, per il momento fallito, di voler sostituire e addirittura migliorare la compianta sezione Extra delle scorse edizioni). Il film è “Suspension of disbelief” di Mike Figgis, celebre per “Via da Las Vegas”, per cui fu candidato all’Oscar come miglior regista nel 1996. Si tratta di una pellicola indefinibile, che alla fine però affascina. Un thriller torbido, che mescola il cinema con il cinema. Il protagonista è uno sceneggiatore e la storia alla quale assistiamo è la stesura della sceneggiatura del film stesso, oltre ad un altro film girato all’interno della stessa pellicola: lo so, non ci avete capito niente, ma è esattamente così. Si sprecano gli echi di David Lynch, in una maniera un po’ più comprensibile se vogliamo, ma molto meno inquietante. Ad ogni modo, per quanto particolare, il film si salva, permettendoci di affermare di aver visto soltanto film decenti quest’oggi, cosa che personalmente ci mancava di cuore.

Tra gli altri film presentati quest’oggi, per il Concorso c’era anche il messicano “Mai morire”, apprezzabile esteticamente ma troppo lontano dalla nostra cultura, e soprattutto faticoso da portare a termine (così ci dicono, purtroppo non potendo assistere ad ogni singola proiezione dobbiamo anche tenere conto delle voci di corridoio, almeno quelle da noi ritenute più affidabili). E domani che succede? In mattinata il tanto chiacchierato film d’animazione “Le cinque leggende”, prodotto da Guillermo Del Toro, che sarà presente al Festival a quanto pare con Jude Law (che sabato scorso era certamente a Roma, ma domani sembra incerta la sua presenza al Festival). In serata, oltre ad un film polacco in concorso (“Ixjana”), è prevista la proiezione dell’ultimo capitolo di “Twilight”, che temiamo possa nuovamente riportare all’Auditorium orde barbariche di ragazzine in cerca di autografi e attori, armate di vocette stridule e schiamazzi di vario genere.
Si salvi chi può.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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