Capitolo 187 (Speciale Festival di Roma 2012)

E anche questo Festival è andato, per la settima volta abbiamo messo le tende all’Auditorium e aperto gli occhi alle pellicole selezionate, non sempre tutte all’altezza delle aspettative. Alcune sorprendenti, alcune deludenti, alcune appassionanti, alcune soporifere: ecco per voi una piccola e breve guida alla settima edizione del Festival di Roma. Tutti i film visti dal sottoscritto dalla A alla Z, o meglio, da “Alì ha gli occhi azzurri” fino a “il Volto di un’altra”. E stavolta diamo anche i numeri, o meglio, i voti.

Alì ha gli occhi azzurri (Concorso) voto 6,5: C’è chi lo definisce una “Haine” all’amatriciana. Fatto sta che si sta sviluppando un nuovo filone di cinema di periferia (vedi il bellissimo “Et in terra pax”), che a modo suo, nonostante il pericoloso sentore di deja-vu, affascina. Bravo Giovannesi.

Animals (Alice nella Città) voto 5: Il “Donnie Darko” spagnolo? Gli piacerebbe. Una scuola, un ragazzo turbato che parla con un orsacchiotto di peluche (che però non è divertente come Ted), e il costante tentativo di voler sorprendere il pubblico, senza riuscirci fino in fondo.

la Bande de jotas (Fuori concorso) voto 6: Marjane Satrapi, dopo “Persepolis” e “Pollo alle prugne”, mette in piedi un film realizzato tanto per divertirsi, basato sull’espediente dello scambio delle valigie, dal quale nasce poi tutta la pellicola. Due innocui giocatori di badminton trasformati in killer. Diverte, ma non troppo.

Blackbird (Alice nella Città) voto 8: Uno dei migliori film visti al Festival. Completo, emozionante, a tratti kafkiano (“Il processo” è un punto di riferimento): un ragazzo viene arrestato con l’accusa di voler programmare una strage nella sua scuola, stile Columbine. Il protagonista si ritrova catapultato ingiustamente in un mondo non suo, in cui dovrà dimostrare la sua innocenza di fronte alla comunità e soprattutto di fronte alla ragazza che ama. Bellissimo

Bullet to the head (Fuori concorso) voto 6,5: Walter Hill rispolvera l’action movie anni 80 e chiama uno dei volti simbolo di quel decennio, l’intramontabile Sylvester Stallone. Un’ora e mezza di ironia, botte, spari, caccia all’uomo, ma soprattutto di intrattenimento. Non si prende mai troppo sul serio, e questa è la sua forza.

il Canone del male (Concorso) voto 7,5: Takashi Miike è un maestro, e qui mette in piedi una giostra di follia dove il mattatore è un professore di liceo, popolarissimo tra gli studenti, insospettabile autore di una strage folle e calcolata. Un film che parte lentamente e aumenta di ritmo con il passare dei minuti, fino allo spettacolare bagno di sangue finale, sulle note di “Mack the Knife” cantata da Ella Fitzgerald.

il Cecchino (Fuori concorso) voto 6,5: Placido espatria e con il suo film francese realizza il classico polar d’oltralpe, con il vecchio poliziotto alla ricerca della verità che cambierà la sua vita. Un bel poliziesco, fa il suo dovere senza infamia, avendo dalla sua un paio di ottimi attori come Daniel Auteuil e Matthew Kassowitz.

le 5 leggende (Fuori concorso) voto 6,5: Il film di Natale della Dreamworks, con i personaggi amati e creduti dai bambini che qui si trasformano in eroi per impedire all’Uomo nero di conquistare le paure dei piccoli e distruggere il mito di Babbo Natale, della fata dei denti, del coniglio pasquale, dell’omino dei sogni e dell’ultimo arrivato, Jack Frost. Tanti buoni sentimenti e qualche bella trovata.

Comme un lion (Alice nella città) voto 6,5: Un ragazzo senegalese viene mandato (dopo un lauto pagamento) in Francia per partecipare a dei provini calcistici. L’ingaggio però si rivela una truffa e il protagonista si ritrova solo, senza soldi, senza amici, in un Paese sconosciuto. Con il suo talento conquisterà la fiducia di un allenatore di periferia, che lo aiuterà come un figlio. Bello, anche se nel finale perde qualcosa.

Drug war (Concorso) voto 6: Talpe, infiltrati, gangster, droga, mafia cinese. Johnnie To è sempre lui, anche se mi aspettavo decisamente di più. Nonostante alcune trovate eccellenti, il film appare poco ispirato, un po’ debole, e alla lunga annoia un po’. Ma lo stile di To riesce sempre a portare i suoi film almeno alla sufficienza, come in questo caso.

E la chiamano estate (Concorso) voto 4: Il peggior film del Festival, presuntuoso, banale, con dialoghi bruttissimi, tempi morti a ripetizione e una fotografia inguardabile. Il regista Paolo Franchi lo ha definito un film coraggioso, non a torto: c’è voluto coraggio a produrre una cosa del genere. Sono stato costretto a lasciare la sala dopo neanche un’ora, non è qualcosa che mi capita spesso. Un insulto per lo spettatore.

un Enfant de toi (Concorso) voto 7: Non capisco perché sia piaciuto soltanto a me e a pochi altri, è un film bellissimo, troppo lungo sicuramente (2 ore e 20), ma bellissimo. Un triangolo amoroso mai banale, dialogato in modo brillante e mai noioso, con una protagonista capace di reggere il film sulle sue spalle, ago della bilancia di una storia simile ad una partita a scacchi: può annoiare, a me ha appassionato.

Eterno ritorno: provini (Concorso) voto 5,5: Film ucraino originalissimo quanto faticoso. Un uomo, innamorato di due donne, ritrova un’amica che non vede da anni e le chiede un consiglio su quale delle due scegliere: la stessa scena è ripetuta praticamente per tutto il film, alternando gli attori, le ambientazioni, il tono. Queneau e i suoi esercizi di stile sono dietro l’angolo. Un film capace di raccontare le infinite possibilità del cinema, ma bisogna avere pazienza. Bellissimo il bianco e nero.

Full Metal Jacket (Evento speciale): Niente voto in questo caso, per manifesta superiorità. Il Festival ha celebrato i 25 anni del capolavoro di Kubrick riproponendo il film su grande schermo. Alle 9 del mattino la sala era gremita di appassionati, e rivedere una pellicola così bella su schermo cinematografico è stata una delle esperienze più memorabili di questa edizione del Festival.

Full Metal Joker (Evento speciale) voto 6,5: Documentario-intervista incentrato su Matthew Modine, protagonista di “Full Metal Jacket”. Oltre ad un curioso quanto affascinante parallelo tra il Marcello de “La dolce vita” e il Joker di Kubrick, quel che ne esce fuori è un bellissimo ritratto di una persona speciale, impegnata nel sociale, che parla di pace nel mondo con una delicatezza ed una passione degna del miglior Gandhi. Lavoro molto interessante.

Gegenwart (Cinemaxxi) voto 5,5: Documentario tedesco incentrato su un forno crematorio. Praticamente senza dialoghi, a parlare sono le immagini fisse (costruite meravigliosamente). Esteticamente impeccabile, ma un po’ troppo freddo, e alla lunga stancante.

a Glimpse inside the mind of Chales Swan III (Concorso) voto 8: Il mio film preferito di questo Festival. Folle, curioso, assurdo, divertente, dolce, con un protagonista eccezionale e quell’allegra pazzia che fa pensare un po’ a Wes Anderson, un po’ ai Coen. E poi quei tre grandi: Charlie Sheen, Bill Murray, Jason Schwarzman. Grandioso.

Ixjana (Concorso) voto 5: Thriller esoterico, onirico, un po’ alla Polanski, un po’ alla Pawlikowski. Sembra che i polacchi facciano solo film strani, e alla lunga quasi incomprensibili. Bella la fotografia, l’atmosfera, e le schitarrate elettriche della sua colonna sonora. Non basta.

Jeunesse (Alice nella Città) voto 6,5: Trasposizione cinematografica della vicenda autobiografica della regista Justine Malle, figlia di Louis, che nel film racconta la storia di una ragazza di vent’anni alle prese con la malattia degenerativa del padre e i palpiti d’amore. “I want you” di Bob Dylan illumina la colonna sonora. Bellino, leggero, come i film francesi sanno essere.

Main dans la main (Concorso) voto 7: Valerie Donzelli torna dopo il bellissimo “La guerra è dichiarata” e stavolta cambia registro, affidandosi ad una commedia romantica e assurda, in cui la sua coppia di personaggi è costretta a stare sempre insieme a causa di un curioso incantesimo. Leggero e dolce, ironico, da amare.

Marfa Girl (Concorso) voto 6,5: Larry Clark racconta lo squallore della provincia americana, ridotta al sesso e alla violenza. Bellissima l’ambientazione texana al confine tra USA e Messico, bellissima la fotografia. Funziona, checché se ne dica.

Mental (Fuori concorso) voto 5,5: Al Festival è stato molto amato, in realtà è una commedia australiana che finge di essere divertente, cerca di essere scorretta a tutti i costi, e mi ha annoiato terribilmente. Toni Collette è bravissima, ma il suo personaggio (una sorta di Mary Poppins scorretta) è insopportabile.

the Motel life (Concorso) voto 6,5: Bello, ma lo stanno osannando un po’ troppo. Classico film americano, si tratta di una storia d’amore fraterno, innevata dalle atmosfere di Reno, povero centro abitato del Nevada. Molto belli gli inserti animati all’interno della pellicola, ottima la colonna sonora (Bob Dylan e Johnny Cash duettano la meravigliosa “Girl from North Country”), bravissimi gli attori.

My sweet orange tree (Alice nella città) voto 7,5: Film brasiliano sorprendente, emozionante. In un piccolo paesino un bambino le combina di tutti i colori. L’amicizia con un uomo solitario gli permetterà di aprire le porte dell’immaginazione e di rendere speciali le loro esistenze, nonostante la mediocrità che li circonda. Film bellissimo.

una Pistola en cada mano (Fuori concorso) voto 6,5: Commedia spagnola ad episodi, in cui al centro delle storie ci sono le difficoltà degli uomini, in un sottofondo di divorzi, tradimenti, problemi di coppia. Da applausi l’incontro cinematografico tra il miglior attore argentino (il grande Ricardo Darin) e uno dei più bravi attori spagnoli (il sempre impeccabile Luis Tosar), protagonisti del terzo episodio, il migliore del film. Diverte e chiude bene il Festival.

Populaire (Fuori concorso) voto 7: Sembra un film statunitense degli anni 50 (guarda caso proprio il periodo in cui è ambientata la pellicola), con una protagonista femminile acconciata e ricalcata sull’immagine di Audrey Hepburn. Diverte, fa sorridere, ma lascia anche grande spazio all’amore, che non manca mai. Anche quando imita quello americano il cinema francese ha un altro passo, c’è poco da fare. Si chiude sulla frase cult “L’America per il business, la Francia per l’amore!”. Con Romain Duris e Berenice Bejo (bellissima quando suona al pianoforte il “Clair de lune” di Debussy…).

Ralph Spaccatutto (Alice nella Città) voto 7: Il film Disney-Pixar di Natale. L’antagonista di un videogioco di trent’anni fa è stufo di essere sempre il cattivo, e invade un altro game della salagiochi nel tentativo di essere eroe. Nasceranno un sacco di guai. Idea geniale, una sorta di “Toy Story” o di “Una notte al museo” in tema di videogames, con comparsate d’eccezione (Ken e Ryu di Street Fighter, il barista Tapper, Sonic, Pacman…) e idee geniali. Sbancherà i botteghini.

Steekspel (Cinemaxxi) voto 7: L’esperimento di Verhoeven è uno dei film più apprezzati a questo Festival, una giostra di amori, tradimenti, truffe, sotterfugi e risate. Film realizzato con una sceneggiatura praticamente scritta dagli utenti del web, che il regista aveva invitato a partecipare dopo aver messo in rete soltanto i primi quattro minuti di film. Da recuperare.

Suspension of disbelief (Cinemaxxi) voto 6: Quando si cerca di fare David Lynch senza essere David Lynch è un po’ un problema. Un film che indaga sulla morte di una ragazza dopo una festa movimentata: l’arrivo di sua sorella gemella nella casa del protagonista, uno sceneggiatore che sta scrivendo la storia del film stesso. All’interno del film, un altro film ancora, che sta interpretando la figlia del protagonista. Arzigogolato, ma a tratti funziona. Pecca un po’ di presunzione, ma ad ogni modo risulta un lavoro interessante.

il Volto di un’altra (Concorso) voto 6,5: Un film italiano diverso dagli standard tradizionali, volutamente sopra le righe, dove piovono tazze del cesso, cacca e un inspiegabile meteorite. Una critica kitsch alla società dell’apparenza, ai meccanismi contorti della televisione, che non smette mai di intrattenere. Non è piaciuto a tutti, ma secondo noi Pappi Corsicato funziona alla grande.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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