Festival di Roma 2012 (Giorno 8): Ultimo giorno di proiezioni, domani i verdetti

Non sembra vero, il Festival di Roma sta per finire. I segni di questi nove giorni (compreso il giorno 0, che per la stampa è stato il vero e proprio inizio) sono ben visibili sui volti di colleghi e appassionati che hanno frequentato l’Auditorium in questo periodo, e ovviamente anche sul mio. Le palpebre ormai sono pesanti come macigni, nella mente le immagini dei film si accavallano e si mischiano, rendendo complicata un’analisi più approfondita. Ma proviamoci.

Innanzitutto occupiamoci prima di ciò che è successo oggi. In mattinata abbiamo visto l’ultimo film in concorso, “The Motel Life” dei fratelli Polsky, in cui gli sfortunati fratelli Emile Hirsch e Stephen Dorff fuggono da Reno in seguito ad un incidente in cui ha perso la vita un bambino. Una storia piena di neve e disperazione, intermezzata da alcuni bellissimi inserti animati (interpretazione visiva delle storie che il personaggio di Hirsch racconta al fratello), conclusa dalla splendida “Girl from North Country” duettata da Bob Dylan e Johnny Cash, talmente meravigliosa da rendere bello anche un film poco più che discreto.

La sezione Alice nella Città si conferma invece una delle poche sezioni ad uscire a testa alta da questo Festival: oggi ha strappato lacrime ed applausi il bellissimo “My sweet orange tree”, un film brasiliano sul rapporto tra un bambino vivace e incompreso e un misterioso e gentile signore del suo villaggio. Non è mancato chi l’ha definito il miglior film visto in questo Festival.
C’era molta curiosità anche per “La bande des jotas” di Marjane Satrapi, un simpatico divertissement on the road, in cui le strade della Spagna si trasformano nel terreno di un’improbabile caccia all’uomo effettuata da una donna misteriosa (accompagnata da due sconosciuti che per pietà si trasformeranno nei suoi sicari personali). Carino, passato piuttosto in sordina nonostante il nome della regista di “Persepolis” e “Pollo alle prugne”.
A chiudere il Festival ci ha pensato la pellicola fuori concorso di Cesc Gay, “Una pistola en cada mano”, un film a episodi basato su incontri casuali e sulle difficoltà degli uomini, con divorzi e tradimenti di fondo. Su tutti spiccano per bravura il grande Ricardo Darìn e il sempre impeccabile Luis Tosar, protagonisti del terzo episodio. Un film divertente, in cui il botta e risposta dei suoi duetti è il punto di forza di ogni storia.

Una nota di biasimo per il Festival è rappresentata dai pessimi sottotitoli delle pellicole straniere: refusi, errori ed orrori praticamente in ogni pellicola, una vergogna che ha trovato l’apice nella proiezione di “Eterno ritorno: provini”, dove gli errori erano praticamente ovunque. In questi giorni abbiamo ripetutamente incontrato “un’uomo” scritto con l’apostrofo, “kidnappers” (“rapitori”) tradotto in “rapinatori”, “don’t worry” tradotto “scialla”, “con la” trasformato più volte in “colla”, oltre a vari errori di battitura (lettere ripetute o invertite all’interno della stessa parola). Segno evidente di una sciatteria che non andrebbe sottovalutata.

Aspetteremo i verdetti di domani per tirare le somme, ma quella di Marco Muller non è stata di certo una delle edizioni più indimenticabili del Festival. I film di un certo livello si contano sulle dita di una mano, così come i momenti davvero memorabili (a nostro parere rappresentati dalla presenza di Stallone e dalla eccellente celebrazione dei 25 anni di “Full Metal Jacket”, tra cui la mostra fotografica di Modine). Ad ogni modo, come già detto, aspettiamo domani per tirare le somme.
Nel frattempo il letto ci aspetta, dopo quasi dieci giorni senza sonno. Domani mattina finalmente si dorme, non sembra vero!

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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