Recensione “Quando meno te lo aspetti” (“Au bout du conte”, 2013)

Una moderna favola made in France, una storia di principi azzurri, principesse, lupi cattivi (ma non troppo), e il classico lieto fine. Ma per arrivare al lieto fine e chiudere il libro delle favole bisogna affrontare delle prove, razionali e irrazionali, che serviranno ai protagonisti per conoscere meglio se stessi e le persone che li circondano. Meglio attraversare il bosco per via di una strada sicura ma noiosa, o forse si è così sognatori da voler percorrere la via più avventurosa? Laura sembra volerle provare tutte e due, fino a capire che non tutte le favole si risolvono allo stesso modo. Ha 24 anni ed è in cerca del grande amore: ad una festa conosce Sandro, che sembra corrispondere all’uomo dei suoi sogni. Poi però conosce anche l’intrigante Maxime, e la ragazza comincia a domandarsi se esistono principi “un po’ più principi” di altri. Anche Sandro però non è quel che si dice il ragazzo perfetto e spensierato: ha un rapporto problematico con suo padre Pierre, che gestisce una scuola guida e ha ricevuto da una veggente la data esatta in cui morirà. Per questo motivo Pierre cade in un periodo di angoscia, che gli impedisce di fare progetti con la sua nuova compagna e con il povero Sandro.

Agnès Jaoui, già regista del sorprendente “Il gusto degli altri” (candidato all’Oscar nel 2000 per il miglior film straniero), torna a dirigere una pellicola cinque anni dopo il piacevole “Parlez-moi de la pluie”, passato un po’ in sordina al Festival di Roma del 2008 e mai distribuito in Italia (un peccato, perché era un film senza dubbio valido). Stavolta mette da parte la pioggia e si concentra sulla costruzione di una favola alla quale prendono parte adulti e bambini, retta sulle spalle dalla sua verve e soprattutto da quella di suo marito Jean-Pierre Bacri, perfetto nei tempi comici, migliore in campo in quanto a cinismo e volto perennemente imbronciato. Bene anche i giovani: Arthur Dupont, già apprezzato nel bellissimo “Noi insieme adesso”, incarna bene la nuova generazione di attori francesi, così come Agathe Bonitzer, ottima protagonista di “Une bouteille à la mer”, uno dei migliori film visti alla scorsa edizione del Myfrenchfilmfestival (purtroppo mai distribuito in Italia).
Un bel film corale, dove gli adulti non sono meno problematici dei figli o dei nipoti, e dove l’amore che vince sempre è una leggenda da sfatare. Perché il lieto fine va bene, ma sempre con moderazione e intelligenza.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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