Recensione “Holy Motors” (2012)

Osannato al Festival di Cannes dello scorso anno, arriva finalmente in Italia il nuovo film di Leos Carax: un’opera magnifica e pazzesca, destinata ad essere studiata, compresa, ricordata ed inevitabilmente imitata. Spiazzante dalla prima all’ultima inquadratura, Carax, così come il suo protagonista, insegue la bellezza: dell’immagine uno, del gesto l’altro, facendo leva ognuno sulla propria creatività. Un’odissea folle e audace, messa in scena della messa in scena della vita, una sorta di effetto Droste della vita stessa, continuamente interpretata da fantomatici attori che rincorrono gli appuntamenti di giornata all’inseguimento di se stessi, della bellezza, del puro e semplice bisogno di essere. In un mondo divorato dal virtuale, i personaggi impersonati dal protagonista acquisiscono una vita propria, come le limousine di questa assurda agenzia di “esperienze”, intese come “un viaggio all’estremo possibile dell’uomo”.

Dal mattino alla notte, una giornata nella vita del signor Oscar, un uomo perennemente in viaggio tra vite differenti, di volta in volta uomo d’affari, mendicante, freak, assassino, operaio di motion capture, padre di famiglia, anziano in punto di morte, uomo di casa… Il signor Oscar è completamente immerso in ognuno dei suoi personaggi, li interpreta e li arrangia a modo suo, ma se è vero che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, cosa succede se non c’è nessuno a guardare? Dove sono le macchine da presa? Chi muove i fili di questo teatro mostruoso e surreale? Oscar, pervaso dalle domande, si muove solitario per le strade di Parigi, accompagnato dalla limousine di Celine, guida e segretaria di ogni sua missione.

Il protagonista si muove tra le vie della capitale francese alla ricerca della bellezza del gesto, come lui stesso afferma. È lui stesso il motore dell’azione, vagabondo in missione da un appuntamento all’altro, tra le cui strade sfrecciano i fantasmi della sua vita. Una sorta di racconto di fantascienza in cui uomini, bestie e macchine, nessuno escluso, sembrano trovarsi sulla via della morte, dell’estinzione: i “motori sacri” del titolo sembrano destinati ad essere schiavi di un mondo sempre più virtuale, effimero, un mondo dal quale lentamente vedremo scomparire le esperienze vissute, le azioni, i gesti. In poche parole un mondo virtuale che sembra pronto a risucchiare la vita reale delle sue pedine, tutte legate da un destino comune. Tra i migliori film dell’anno, verrà ricordato a lungo.

pubblicato su Cinema Invisibile

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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2 risposte a Recensione “Holy Motors” (2012)

  1. nuvole sparse ha detto:

    Provengo dalla visione di ‘deserto rosso’ …. allora sta ‘roba’ qua, holy motors mi da l’impressione come quando uno vuota tutto dalla tasca e butta lì sul tavolo per liberarsi! forzato nella ricerca dell’assurdo. L’assurdo ,lo straniamento si nutre di rigore ,controllo, arte ( vedi deserto rosso) non buttato lì… fra dieci anni ma che dico un anno questo film non se lo ricorderà nessuno

  2. Lessio ha detto:

    Non sono assolutamente d’accordo. Ne riparleremo tra un anno..!😉

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