Recensione “L’arbitro” (2013)

Uno dei film d’esordio più memorabili degli ultimi anni, soprattutto per quel che riguarda l’Italia. Paolo Zucca, già vincitore del David di Donatello per il miglior cortometraggio (l’omonimo “L’arbitro”, di cui questo film è lo sviluppo), irrompe sulla scena cinematografica nazionale con una commedia grottesca, ma al tempo stesso raffinata, elegante, girata con uno straordinario gusto per le immagini (e con l’eccellente fotografia in bianco e nero firmata da Patrizio Patrizi). Un film sì leggero, a tratti comico, ma anche epico, solenne. Si potrebbe parlare di una sorta di parabola del gioco del calcio, dalle ambizioni di un arbitro internazionale (Stefano Accorsi) fino alla sgangherata rivalità di due squadre della terza categoria sarda, il livello calcistico più infimo in Italia. In realtà Zucca racconta sogni e desideri di uomini diversi tra loro, la passione di un piccolo paese di provincia, il bisogno di riscattare una vita d’umiliazioni attraverso il senso dello sport, la gioia del pallone, il bisogno di qualcosa a cui attaccarsi per uscire dalla bassezza della vita di provincia. E infine racconta, inevitabilmente, l’amore.

L’Atletico Pabarile, ultima in classifica nel campionato di terza categoria sarda, subisce di continuo le prepotenze dei giocatori del Montecrastu, squadra rivale capitanata dal padrone delle campagne dove giocano alcuni calciatori del Pabarile, vessati in continuazione dal loro capo. Un giorno però ritorna in paese il giovane emigrato Matzutzi, un inaspettato goleador che risolleva le sorti della squadra (anche grazie all’amore che prova per la fioraia Miranda, figlia dell’allenatore), portando il Pabarile rapidamente in vetta al campionato. La competizione tra le due squadre è alternata alle vicende dell’arbitro internazionale Cruciani, che sogna di dirigere una finale di coppa europea, e alla storia di due cugini calciatori, coinvolti in uno scontro legato ai codici della terra.

La bellezza del film di Zucca è il segno di una ricerca estetica approfondita, mai banale (vedi la scena in cui i giocatori del Pabarile discutono di tattica a tavola seduti come nel quadro dell’ultima cena), dove toni e generi cinemotografici si mescolano creando spunti originali e divertenti: Cruciani in una scena esprime la sua gioia cantando e ballando come in un musical, mentre alcune sequenze ambientate a Pabarile fanno pensare immediatamente allo spaghetti-western (ad esempio quando Brai, capitano del Montecrastu, entra a cavallo all’interno di un bar per sfidare i presenti). Infine si toccano punte di grottesco nel geniale cameo di Francesco Pannofino, nei panni del corrotto arbitro Mureno (che fa subito pensare al maledetto Byron Moreno di Italia-Corea del Sud del 2002). Il film di Paolo Zucca, che apre le Giornate degli Autori del Festival di Venezia, arriva sugli schermi il 12 settembre. Uno di quei film che danno fiducia al cinema italiano: tanti applausi dunque, i fischi stavolta li lasciamo fare solo all’arbitro…

pubblicato su Cinema Invisibile

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Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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3 risposte a Recensione “L’arbitro” (2013)

  1. Death ha detto:

    Sembra interessante! Ho visto il trailer al cinema e sulle prime ho pensato “bah, la solita cagata italiana”, ma mi son ricreduto man mano che il trailer procedeva! Temo sarà difficile vederlo nei multisala, però…

  2. Lessio ha detto:

    Spero che sarà distribuito degnamente, è stato una gran sorpresa per me.

  3. Silvia Piccone ha detto:

    Spero di vederlo, tutti voi che lo avete visto mi state convincendo, ne parlate troppo bene e io amo essere sorpresa🙂

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