Daniel Brühl, da “Goodbye Lenin” fino all’Oscar?

Nato a Barcellona e cresciuto in Germania, Daniel César Martìn Brühl Gonzàlez Domingo (meglio conosciuto semplicemente come Daniel Brühl) dopo la sua ultima interpretazione nel magnifico “Rush” di Ron Howard, ha lanciato la sua carriera verso soglie fino a qualche anno fa impensabili. È diventato in poco tempo uno degli attori più richiesti dalle produzioni europee e statunitensi, in un crescendo di popolarità giunto attraverso i set di Julie Delpy, Paul Greengrass, Quentin Tarantino e appunto Ron Howard. Sarà il suo straordinario Niki Lauda a portarlo alla Notte degli Oscar? Decisamente sì, il trentacinquenne Brühl dopo tanta gavetta è pronto per il palco più ambito dagli attori cinematografici.

Il mondo si è accorto di lui nel gioiello di Wolfgang Becker, quel “Goodbye Lenin!” ormai divenuto un cult (anche grazie alla colonna sonora di Yann Tiersen): nel 2003 vince così due importanti European Film Awards come migliore attore (premiato sia dal pubblico che dall’Academy). Daniel Brühl, di madre spagnola e padre tedesco, oltre alle due lingue imparate dai genitori, parla anche inglese e francese, motivo per cui viene scelto da produzioni di nazionalità diverse: dopo il già citato “Goodbye Lenin!” prende parte ai francesi “Joyeux Noel” e “2 giorni a Parigi”, allo spagnolo “Salvador – 26 anni contro” e soprattutto ai blockbuster statunitensi “The Bourne Ultimatum” e “Bastardi senza gloria”. La carriera di Brühl va avanti tra produzioni sparse per il mondo: è il protagonista del bellissimo “Eva” di Kike Maillo, torna a lavorare con Julie Delpy in “2 giorni a New York” (da noi in uscita nei prossimi mesi), quindi lo troviamo nel francese “E se vivessimo tutti insieme?” e nel film collettivo dedicato a Cuba “7 days in Havana” (entrambi distribuiti lo scorso anno in Italia), oltre che in “Intruders” di Juan Carlos Fresnadillo. Il 2013 è il suo anno: “Rush” lo consacra come uno degli attori più apprezzati della nuova stagione cinematografica, considerando che il film di Ron Howard gli varrà anche la prima (praticamente certa) nomination agli Oscar. Prossimamente lo troveremo ancora in sala con il nuovo film di Bill Condon, “Il Quinto Potere”, dedicato alla vicenda Wikileaks. Nel 2014 invece vedremo Brühl in “A most wanted man”, al fianco di Philip Seymour Hoffman, Willem Dafoe e Rachel McAdams. Dai tempi della Germania Est di “Goodbye Lenin!” fino al palco degli Oscar, il passo sembra esser stato davvero breve.

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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