Recensione “Il grande match” (“Grudge Match”, 2013)

Nonostante la furbata di riportare sul ring gli interpreti dei due più grandi pugili mai apparsi sullo schermo, l’operazione simpatia/nostalgia realizzata da Peter Segal riesce pienamente, senza esclusione di colpi: a volte il cinema si diverte ad omaggiare se stesso, a burlarsi dei grandi classici e trasformare due mostri sacri in macchiette, motivo per cui De Niro e Stallone non ci sono mai apparsi così umani (e, il primo in particolare, così divertito). Ovviamente a salire su questo ring non sono gli immortali Jake LaMotta e Rocky Balboa, ma i due attori, guantoni alle mani, non fanno che pensare a loro (così come Alan Arkin altri non è se non la parodia di Burgess Meredith nei panni di Mickey, l’allenatore di Rocky). Per completare il quadro aggiungete alcune immagini di repertorio dei due attori ai tempi di “Rocky” e “Toro Scatenato”, oltre a qualche gustoso riferimento ai film del passato (ad esempio in una scena Stallone si accinge a prendere a pugni un quarto di manzo, come faceva Rocky Balboa, ma viene subito bloccato dal suo allenatore che gli dice “non è igienico, mica devi prendere a pugni tutto ciò che trovi”).

Henry “Razor” Sharp e Billy “Kid” McDonnen sono stati i pugili più famosi di Pittsburgh: trent’anni fa la loro accesa rivalità era diventata leggenda, entrambi avevano battuto l’altro una volta soltanto, e non ci fu mai rivincita. L’occasione di risolvere le questioni di un tempo arriva oggi, quando i due sono invecchiati e si sono appesantiti. Razor ha bisogno di soldi e Kid non vede l’ora di sentirsi nuovamente vivo: quella di una rivincita è un’offerta troppo ghiotta per essere rifiutata. Mentre il mondo circostante sembra apparire scettico e disinteressato alla vicenda, i due cominceranno ad impegnarsi a fondo per ritrovare la forma e per regolare finalmente i conti, con se stessi, con l’avversario, con l’invadenza del passato.

C’è tanta ironia in questa commedia nostalgica, ma anche tanti spunti più profondi: il riscatto di una generazione perfettamente conscia che i giorni migliori sono passati già da tanti anni, la resa dei conti con un passato mai chiarito (il figlio di Kid, la relazione stroncata e mai dimenticata tra Razor e Sally), il bisogno di sentirsi vivi, ancora una volta. Segal trova dunque il giusto connubio tra commedia e sentimento, al tempo stesso si affida a due protagonisti senza i quali non ci sarebbe stato questo film: una pellicola del genere avrebbe senza dubbio funzionato anche con altri volti, ma a renderla più efficace è proprio la presenza di Stallone e De Niro, i migliori rappresentanti della boxe al cinema. Chi era il migliore tra Rocky e Jake LaMotta? Ora finalmente lo sappiamo.

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Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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