My French Film Festival 2014: uno sguardo ai cortometraggi in concorso

Il 17 gennaio è partita la quarta edizione del My French Film Festival, il primo festival cinematografico online che permette a tutto il mondo di scoprire i migliori gioielli del cinema in lingua francese. Il concorso è composto da dieci lungometraggi e dieci cortometraggi: così come per la scorsa edizione, anche quest’anno facciamo parte della giuria dei blogger, motivo per cui stiamo visionando tutte le pellicole del Festival. Cominciamo a dare un’occhiata ai cortometraggi in concorso.

A la française (Morrigan Boyer): Un simpatico racconto animato, ambientato in una Versailles abitata da polli e galline antropomorfe. Idee simpatiche e momenti da slapstick comedy: piacevole da vedere, strappa più di una risatina. 6,5

Mademoiselle Kiki (Amelie Harrault): Altro cortometraggio d’animazione, realizzato in questo caso con dei meravigliosi acquerelli, perfetti nel raccontare la nostalgica Parigi degli anni 20. Un rapido riassunto sulla vita di Alice Prin, meglio nota come Kiki di Montparnasse, regina delle nottate francesi dell’età d’oro. Musa, modella, infine scrittrice: uno dei simboli dell’effervescenza parigina di un tempo indimenticabile. Bellissimo. 7,5

Les Lezards (Vincent Mariette): Il mio preferito, che già avevo avuto il piacere di vedere al Festival Arcipelago a Roma. Un uomo ha appuntamento in un bagno turco con una donna conosciuta in chat: insieme ad un suo amico aspettano la ragazza, nel frattempo i due fanno incontri particolari e si raccontano. Bellissima la fotografia in bianco e nero, splendida l’atmosfera, divertenti i dialoghi, strepitosi gli attori, perfetta la musica. La dimostrazione che basta un’idea carina per girare un corto bellissimo. 8

Avant que de tout perdre (Xavier Legrand): Ha fatto subito notizia la presenza di questo cortometraggio nella cinquina dei candidati per il premio Oscar al miglior corto. Un bel colpo per il My French Film Festival, ma forse è anche il motivo per cui è uno dei più deludenti: le aspettative erano troppo alte? Una donna decide di mollare tutto per scappare con i due figli lontano dal marito violento. La fuga non sarà delle più semplici. La tensione è alta per tutta la durata del film, ma proprio nel momento clou arrivano i titoli di coda. Un bel racconto, che però poteva essere sfruttato meglio. 6

Argile (Michael Guerraz): Il rapporto tra una scultrice cieca e un modello. Lei ha bisogno delle mani per conoscere, “guardare” e poi scolpire. Lui è inizialmente diffidente, poi sembra affascinato da questa penombra, da quest’artista misteriosa. Un modello diverso ogni volta, ci sarà un perché… Giochi di seduzione, piani molto stretti, dettagli. Dalla regia le idee migliori, che però non bastano a salvare una sceneggiatura flebile. 5,5

Le premier pas (Jonathan Comnène): Sacha ha dodici anni ed è un talento nel pattinaggio artistico singolo. Suo padre lo allena con grande passione, ma Sacha ha in testa un solo obiettivo: duettare sul ghiaccio insieme a Rebecca, di cui è innamorato. Comunque vada, sarà un successo. Una tenera ventata di freschezza per un bel racconto di cotte adolescenziali e voglia di condividere anche solo un piccolo momento con qualcuno che si ama. Dolcissimo ma mai smielato. Tra i migliori. 7

Solitudes (Liova Jedilicki): Una prostituta romena viene violentata da alcuni connazionali e deve passare la notte tra ospedali e interrogatori della polizia, aiutata da un traduttore che fa da tramite tra lei e l’amministrazione. Basterà questa complicità per lasciarsi alle spalle le loro solitudini? L’idea non dispiace, la messa in scena fa il suo. Manca lo spunto decisivo che serve a staccarsi dalla mediocrità. Senza infamia e senza lode. 6

Septieme Ciel (Guillaume Foirest): Quasi un mediometraggio (dura circa 40 minuti), ambientato nella periferia di una Parigi lontana dai cliché e dalle immagini da cartolina. Un ragazzo passa le sue serate con la sua banda di amici: finge di essere come loro, finge con la sua ragazza, in realtà fatica ad accettare di essere attratto dai ragazzi. Intenso, raccontato con gusto per l’immagine e molta sensibilità. Tra i migliori del concorso. 7,5

Le cri du homard (Nicolas Guiot): Miglior cortometraggio ai premi Cesar 2013, il film racconta la storia di una famiglia russa trasferitasi da poco in Francia: il figlio maggiore sta finalmente tornando dopo aver fatto la guerra in Cecenia. Il reinserimento però non sarà facile, a tal punto che la sorellina fatica a riconoscerlo. Mezzora di cliché sul tema dei reduci di guerra. Sopravvalutato. 5,5

La fugue (Jean-Bernard Marlin): Marsiglia. L’educatore di un centro minorile deve portare la sua protetta in tribunale, dove verrà giudicata per una ragazzata commessa tempo prima. Parte fiducioso, ma la vicenda ben presto precipita. Corto interessante, ben interpretato. 6,5

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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